Antichi ruoli e prospettive incerte

Gennaio 2011. “Liberate i pesci”, urlava il protagonista morente di un bel film di Cristina Comencini innescando azioni e reazioni che fino a qualche momento prima sembravano impensabili. Qualcosa di simile, e non solo televisivamente parlando, sta succedendo in questo periodo. E non è facile per nessuno fare previsioni di lunga o media scadenza.
In Italia il rapporto tra televisione e politica è strettissimo e influisce non solo sulle vicende della Tv pubblica; così a chi adesso volesse fare un’analisi seria su come nel 2011 andranno le cose per la RAI, ma anche per Mediaset, SKY, Telecom e perfino per le Tv locali, viene a mancare qualche elemento fondamentale per elaborare l’ipotesi.

L’Italia non è ancora un Paese ‘normale’ e la RAI rimane un’azienda ancora un po’ anomala da decifrare. La stagione televisiva autunnale si è chiusa offrendo alcune indicazioni molto chiare. I programmi più visti, quelli che mostrano di non temere gli effetti della multicanalità sempre più spinta, sono stati i Grand Prix di Formula Uno (che la Tv pubblica ora gestisce in esclusiva) e il programma manifesto della buone intenzioni di Fazio e Saviano. Tra le trasmissioni che ancora attirano quote rilevanti di spettatori c’è quella di Santoro, e poi il Ballarò di Floris, Striscia la Notizia, De Filippi, Scotti e pochi altri per Canale 5. Non va bene come una volta la fiction, se non in alcuni, spesso imprevedibili, casi eccezionali (Terra Ribelle).

Cosa si evince da questi dati? Innanzi tutto, una chiara indicazione su quale dovrebbe essere il ruolo di servizio pubblico della RAI: basta aggiungere Report alle trasmissioni “made in RAI” appena citate e il quadro è chiaro. La bella sorpresa, oltretutto, da questo punto di vista, è che lo svolgere questo ruolo in maniera corretta e appassionata non condanna affatto la Tv di Stato ad ascolti risibili. Così sorprende che il responsabile della struttura che ha curato Vieni via con me, Loris Mazzetti, sia stato sanzionato dai suoi capi. Chiunque si sarebbe aspettato un premio speciale, una gratifica, e invece qui da noi le cose vanno in modo quasi incomprensibile alla logica dei comuni mortali.

Caos calmo
C’è aria di tregenda, di rese dei conti di ogni tipo, e quelle globali paiono ancora più preoccupanti di quelle locali, chiamando in causa i massimi sistemi. Internet, come il caso Wikileaks pare mostrare controluce, prova a “disintermediare” perfino la diplomazia, denudata del proprio ruolo di cerniera tra Stati e potentati, e ai giornali e alle televisioni tocca corrergli dietro con un ruolo che sembra sempre di più diventare ancillare.
I media più classici rimangono decisivi per parlare alle masse e non solo alle avanguardie, ma sono meno centrali e strategici di quanto non fossero fino a poco tempo fa. L’agorà della politica è oramai lo spazio virtuale della Rete e non più il salotto di Bruno Vespa.

Le uniche cose che si possono provare ad anticipare sono gli andamenti e gli sviluppi di questa o quella tecnologia, di questa o quella piattaforma. E per giunta con valutazioni prudenti e all’ingrosso. Gli osservatori non sono concordi, ad esempio, sul potenziale che ha la tv a pagamento in Italia. Se fossero davvero dieci i milioni di nuclei familiari raggiungibili in capo ai prossimi due anni dalla pay-tv, visto che adesso non si raggiungono gli otto, per Sky, Mediaset, Dalhia, Europa7 e gli altri pesci piccoli del nostro mercato, ci sarebbe spazio per dividersene almeno un milioncino nei prossimi dodici mesi.
Non c’è dubbio che chi volesse partecipare aggressivamente a questa gara debba puntare anche sul piatto forte dell’Alta Definizione e su una spruzzatina di Tv in 3D (SKY dopo il canale sportivo e i lanci cinematografici è partita anche con il canale porno).
Da questo punto di vista non è stata affatto sbagliata la scelta di Europa 7 di cavalcare il nuovo standard DVB-T2 per il Digitale terrestre anche se fino a questo momento la sfida di Francesco Di Stefano ai grandi colossi della Tv continua ad apparire velleitaria.

Le Tv locali hanno rotto con DGTVi
Così più che cimentarsi in avventurose previsioni sull’anno che si dispiega davanti, vale la pena innanzi tutto fare un bilancio delle cose più importanti che sono successe nel corso del 2010.
Prima di Natale, tra il 26 novembre e il 15 dicembre, altri 20 milioni di italiani si sono aggiunti a quelli già passati al Digitale terrestre. Il cambio ha riguardato tra qualche problema forse inevitabile, la Lombardia, il Piemonte orientale, l’Emilia Romagna, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Si vanno ad aggiungere ai 17 milioni di Sardegna, Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Lazio e Campania. Due italiani su tre, in sostanza, sono entrati nella nuova era. L’ipotesi di un’accelerazione del cammino, mirata a un completamento del trasloco già entro il 2011 – un anno prima del previsto, come ad un certo punto si era ventilato - pare al momento non percorribile.

Anche perché, nel clima di tregenda di cui si parlava all’inizio, è andata a carte quarantotto l’alleanza che aveva funzionato da motore di tutto il processo. Le emittenti locali hanno rotto con le grandi Tv nazionali e sono uscite da DGTVi. Ed è quasi incredibile, ora, sentire le dichiarazioni di chi prima, a nome delle televisioni locali, criticava SKY come principale, potente nemico da combattere, e adesso indica nel fronte capeggiato da Mediaset l’ostacolo a uno sviluppo equilibrato dello scenario competitivo.

Consolazioni per tutti
In effetti, tornando agli ascolti e ai risultati economici, il 2010 si conclude con qualche dato rassicurante da spendere per ciascuno dei principali grandi player e con molte incognite che invece gravano sul futuro degli outsider e della piccola emittenza.
Tra i big, ad esempio, per la RAI è certamente consolante verificare che la quota di share andata perduta dalle tre generaliste causa l’avanzare della Tv multicanale viene quasi per intero riguadagnata se si calcolano gli apporti delle varie proposte tematiche della Tv pubblica, da Rai 4 a Rai Sport, passando per Rai Gulp, Rai Storia e Rai News 24.
Se lo stesso tipo di esercizio prova a farlo Mediaset i conti stavolta non tornano. Gli ascolti di Mediaset Premium e quelli dei canali free del Biscione non bastano a colmare le perdite nel frattempo generatesi per Canale 5, Italia 1 e Rete 4, ma nel conto va certamente aggiunto il risultato sia tattico sia strategico raggiunto acquisendo circa 3,2 milioni di tesserati alla pay sul Digitale terrestre. Così facendo Mediaset ha innanzi tutto bloccato la crescita di SKY (che altrimenti avrebbe potuto toccare ben altri livelli, costituendo tutt’altro rischio) e poi si è comunque posizionata su un fronte, quello della televisione a pagamento, l’unico che viene immaginato in crescita nei prossimi anni. Quanto agli ascolti, è chiara la sensazione che al Biscione potrebbero spingere molto di più sia sull’offerta free sia sull’immagine e la forza dei canali a pagamento e che un po’ di questa potenzialità “in canna” venga sacrificata alla logica di non farsi del male da soli, di non attentare, cioè, senza motivo eclatante alla durata nel tempo e alla redditività del core business originario (Canale 5, Italia 1, Rete 4).

Non farsi del male da soli
Fare stare assieme pay-tv e tv free in un unico modello di business è un esercizio difficile, su cui il Biscione sta per misurarsi anche in Spagna, avendo acquisito oltre a Cuatro anche il 22% di Digital +. Un ‘ibrido’ fino a pochi anni fa senza precedenti su cui si dovrà mettere alla prova anche SKY quando, una volta vinto il proprio mux nella gara che mette in palio una fetta del dividendo Digitale terrestre, dovrà usarlo per veicolare canali free.

L’idea che ciascuno dei due principali competitor tenderà, comunque, ad usare il nuovo ramo d’iniziativa – SKY la Tv free e Mediaset la pay - in senso tendenzialmente più tattico è quella più ovvia e probabile. Il vero nuovo fronte di scontro tra Piersilvio Berlusconi e Tom Mockridge, dopo la rinuncia (apparente) di RAI ai diritti in chiaro, sono i diritti della Champions League e della altre competizioni gestite da UEFA dal 2012 in poi, ed è logico attendersi su questo versante veri e propri fuochi pirotecnici. Ammesso e non concesso che SKY e il Biscione tornino ad accordarsi sul Calcio italiano, l’esclusiva ‘vera’ sulle competizioni UEFA potrebbe fare la differenza.
In casa Telecom, dove il problema vero, in chiave Italia, è di mantenere il controllo dell’infrastruttura di rete anche nell’era sempre più vicina dello sviluppo della banda superveloce, l’andamento della televisione finisce per essere meno importante e decisivo. Giovanni Stella, il presidente del ramo Tv, ha lavorato bene per tamponare le situazioni che prima generavano un’emorragia di spese preoccupante e nel 2010 ha portato a casa anche i positivi effetti sugli ascolti del La7 prodotti dall’arruolamento di un fuoriclasse come Enrico Mentana alla guida delle news. Rimane qualche legittima preoccupazione per l’andamento della partecipata Dahlia TV, che non riesce a decollare come si vorrebbe.

Tornando a SKY, gli uomini di Tom Mockridge possono essere soddisfatti perché sono riusciti ad invertire un trend pericoloso. Per la prima volta l’anno passato il tasso di disdette aveva superato quello dei nuovi abbonati e così l’avere aggiunto oltre 50 mila nuovi sottoscrittori ai “soliti” 4,8 milioni finisce per essere un segnale che la strada intrapresa sia quella giusta e che l’obiettivo 5 milioni di abbonati non sia una chimera.

A SKY la fetta più grossa di diritti Champions, Mediaset protesta
La gara è iniziata a novembre e si è conclusa con il botto l’8 dicembre. La UEFA aveva diviso in cinque pacchetti i diritti Tv relativi le edizioni dal 2012 al 2015 della Champions League, mettendo in gioco alla stessa maniera anche la Europa League e la Supercoppa europea. Anticipando e sorprendendo la concorrenza SKY si è aggiudicata quattro pacchetti della Champions League. Le vendite, sottolinea la UEFA da suo sito, sono state condotte in modo coerente con le procedure normalmente adottate per i diritti televisivi di UEFA Champions League in tutta Europa.
SKY si è assicurata la fetta più grossa della torta: il diritto di trasmettere due dei tre pacchetti per le dirette televisive disponibili, compreso il migliore incontro del martedì e gli incontri di categoria 3-16 (ovvero, le scelte rimanenti del martedì e del mercoledì dopo gli incontri di prima scelta), così come i diritti non esclusivi per i programmi di sintesi di martedì e mercoledì. I diritti verranno anche sfruttati su Internet mediante il sito www.skytv.it e sul portale mobile di Sky Italia, Sky Sport 24. E’ rimasto ancora invenduto il pacchetto che comprende la copertura in diretta di 16 incontri di prima scelta del mercoledì, la finale del sabato (trasmessa anche da SKY) e la Supercoppa UEFA; deve essere ancora assegnato insieme ai programmi di sintesi non esclusivi del martedì e mercoledì. Inoltre, non sono ancora stati assegnati i diritti per la UEFA Europa League in Italia. In entrambi i casi, le proposte ricevute non hanno soddisfatto le aspettative della UEFA. Mediaset ha annunciato che farà ricorso all’antitrust, alla stessa stregua di come ha già fatto per i diritti dei Mondiali di Calcio in Sudafrica. Il Biscione ritiene che “il valore offerto è al di fuori di ogni logica economica e motivato esclusivamente dalla volontà di eliminare qualunque tipo di concorrenza”. Secondo Mediaset, a quanto si deduce dal documento, la posizione dominante di SKY nel mercato della pay-tv implicherebbe un vincolo a rivendere i diritti a chi può trasmetterli sul digitale terrestre “a condizioni eque e non discriminatorie”.

Pubblica i tuoi commenti