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Ben progettato e installato a dovere
il mio impianto SAT e DTT
Ben progettato e installato a dovere
Quale periodo migliore della bella stagione per decidere di installare ex-novo un impianto di ricezione Tv? L’estate è il momento migliore per cimentarsi in questa avventura. Dal progetto alla scelta dei componenti giusti e senza compromessi, ecco come fare
Fulvio Lesca

Europarlamento24 EPeople

Con il supporto del Parlamento europeo
Il progetto è stato cofinanziato dall'Unione Europea nel contesto del programma di sovvenzione del Parlamento Europeo per la comunicazione. Il Parlamento Europeo non ha partecipato alla sua preparazione e in nessun caso è responsabile o vincolato per le informazioni contenute e le opinioni espresse nel contesto del progetto.
In accordo con la legge vigente, gli unici responsabili sono gli autori, le persone intervistate, gli editori o i soggetti di trasmissione. Il Parlamento Europeo non può essere ritenuto responsabile per gli eventuali danni diretti o indiretti che possono scaturire dall'implementazione del progetto.
Agosto 2011
Un appassionato non dovrebbe mai mostrare un atteggiamento passivo nei confronti del proprio hobby: non basta seguire qualche corsa automobilistica all’autodromo per definirsi pilota, così come non basta seguire una partita allo stadio o alla TV per sentirsi calciatori. Un appassionato è qualcosa di più e di meglio, è la persona non timorosa di sottrarre tempo ad altre attività per occuparsi del suo passatempo preferito e nello stesso tempo è spinta a saperne sempre di più, mettendo a fuoco argomenti che mai avrebbe pensato di toccare, traendo soddisfazione da ogni minimo successo.

Le difficoltà di un passatempo “molto tecnico” spingono gli amanti del SAT verso orizzonti raramente esplorati prima. L’impiego del computer, elementi di trigonometria, terminologie e concetti informatici concorrono a rendere piuttosto complesso, e quindi allettante e piacevole, l’interesse per la ricezione via satellite, ma non tutti quelli che si definiscono hobbisti lo sono. Il concetto è semplice e potrebbe anche non piacere a qualcuno: se possediamo un impianto composto da parabola motorizzata di tre metri, DTT distribuito su 10 prese con bilanciamento del segnale, LCD da 60” con tre ricevitori “commutabili” da centralina ma non abbiamo mosso un dito per realizzarlo, siamo infinitamente meno appassionati di un qualunque “tapino” munito di una antenna da 80 cm dual-feed collegata ad un modesto ricevitore ma fiero di aver progettato e installato il proprio impianto, e trabocchevole d’entusiasmo alla prima sintonizzazione dei canali.
Naturalmente, come in tutte le cose, ci vuole equilibrio: la tentazione positiva di realizzare un impianto SAT con le proprie mani va rapportata al livello delle nostre conoscenze e agli obiettivi minimi da raggiungere.

Meglio evitare perciò di cimentarsi da subito nella progettazione dell’impianto principale di casa, dove entrano in ballo fattori che un appassionato medio non prende neppure in considerazione: per questo genere di sistemi è sempre meglio rivolgersi a un professionista del settore, esperto conoscitore non solo delle tecniche che il suo lavoro gli impone ma anche delle norme in tema di sicurezza sul lavoro.

Chiari orientamenti di progetto
Molte volte abbiamo affrontato l’argomento e a ogni occasione c’è sempre stato qualcosa da aggiungere, un nuovo dispositivo da installare. Partiamo dall’antenna: l’idea è di abbinare a una parabola mono-feed puntata verso i 13° Est un’antenna per il DTT. I segnali saranno miscelati e inviati lungo un unico cavo per poi essere demiscelati prima dell’ingresso in un ricevitore Enigma-based. Qualche lettore evoluto potrà storcere il naso per la presunta semplicità dell’impianto che ci accingiamo ad installare, ma questo è il sistema più diffuso attualmente e che tra l’altro offre il grande vantaggio di essere facilmente aggiornabile. E per essere davvero professionali anche nel nostro dilettantismo, partiremo da una vera e propria progettazione dell’impianto, con la scelta di ogni singolo componente motivata da precise necessità tecniche.

Ricevitore Linux con tuner DTT
Il fattore nuovo, specie se legato a un impianto pilotato da un ricevitore Linux-embedded, è la presenza del fattore Digitale terrestre: infatti solo ultimamente il mondo Enigma si è avvicinato al DTT, sia con soluzioni integrate (tuner DVB-T integrato nel ricevitore) sia con soluzioni ibride, quali l’utilizzo di tuner realizzati su penna USB: soluzione che permette l’utilizzo di hardware a basso costo, facilmente reperibile nella grossa distribuzione elettronica, e utilizzato anche sui personal computer. Questo fatto, unito alla costante crescita di canali terrestri rende indispensabile la necessità di integrare anche il DTT in un impianto che, anche se di poche pretese, ha la presunzione di voler essere completo. E se limitandosi al SAT le conoscenze sono buone e la scelta dei componenti non desta preoccupazioni, ecco che, introducendo la variabile DTT, le cose si complicano: antenna, amplificatore, mix e demix, alimentatore sono i nuovi componenti con i quali dobbiamo iniziare a fare i conti.

L’antenna e i componenti indispensabili
Senza la presunzione di liquidare l’argomento in poche righe, tutto quanto dobbiamo sapere per procedere è la necessità di una buona antenna terrestre, un amplificatore di segnale per la medesima, un alimentatore per il nostro amplificatore, un miscelatore e un demiscelatore di segnali DTT/SAT per utilizzare una sola calata di cavo verso casa. Questo è il materiale per realizzare un impianto come quello del nostro piccolo progetto che illustra il nostro piccolo progetto, fornito da Televes. Dato che l’amplificatore consigliato è già un miscelatore di segnali possiamo risparmiare un componente, a vantaggio anche della semplicità. A dire il vero è possibile anche fare a meno dell’alimentatore, perché il ricevitore digitale alimenta l’amplificatore tramite i 13/18V di pilotaggio dell’LNB: soluzione però non consigliabile per il fatto che si rendono le due calate, DTT e SAT, poco indipendenti.

Grande attenzione nel montaggio
Dopo aver valutato il progetto e verificato attentamente il materiale necessario consultando il sito dei produttori e tecnici fidati di nostra conoscenza, inizia la vera e propria fase operativa, ossia il montaggio dei componenti, il loro posizionamento, la cablatura e il puntamento delle nostre antenne. Questa dovrebbe essere la fase più divertente ma non di rado è anche motivo di agitazione: utilizzare forbici e cacciaviti, nastro e pinze non rientra negli schemi mentali usuali di un improvvisato installatore ma le operazioni sono così elementari da non destare alcuna preoccupazione. Il montaggio e l’installazione del nostro sistema si è avvalso di un palo di sostegno installato sopra un solarium e non sul classico tetto, fattore che ha garantito la massima sicurezza e il minor rischio possibile. Molta più attenzione alle basilari norme di sicurezza va, infatti, prestata quando si lavora sul tetto, locazione sconsigliabile per un impianto di test come vuole esser il nostro, sul quale deve essere possibile apportare comodamente qualsiasi variazione necessaria. Il montaggio dei vari componenti è semplice e richiede pochi attrezzi per portare a termine il compito: in pochi minuti si assembla la parabola con l’LNB e l’antenna terrestre utilizzando, se servissero,  i comodi schemi di montaggio.

Fissaggio paziente e accurato
Terminato l’assemblaggio delle parti e preparati i cavi di collegamento tra i vari componenti si  può procedere a fissare le antenne sul palo, avendo, come al solito, l’accortezza di non stringere le viti per permettere le rettifiche di puntamento. Ad antenne fissate possiamo collegare i vari moduli come da progetto ossia parabola SAT e antenna terrestre all’amplificatore, che si occupa anche di miscelare i segnali, rispettivamente entrate SAT e UHF: da Out dell’amplificatore a Vdc dell’alimentatore e da Vlnb dell’alimentatore sino al demix posto nelle vicinanze del ricevitore che si occuperà di demiscelare i segnali DTT e SAT. Semplice e lineare, procediamo quindi all’installazione vera e propria.

Misuratore di campo, amico prezioso
Abbiamo trattato molte volte l’argomento relativo al puntamento di una parabola verso un determinato satellite ma solamente provando e riprovando si riescono a comprendere a fondo le modalità e si affinano le capacità di antennista: nel box di approfondimento possiamo dare una rinfrescata alle nostre nozioni circa i fattori in ballo e rivedere i passaggi fondamentali. Fortunatamente oggigiorno la tecnologia ci viene sempre di più in aiuto e con l’ausilio di un piccolo misuratore di campo il lavoro è molto più semplice specie se, come nel caso del modello combo 2012 della Clarke-Tech, funziona con i segnali SAT e DTT. È evidente che l’utilizzo di questo prodotto, così come di analoghi, non esoneri dalle indispensabili conoscenze tecniche del caso, ma di certo può semplificare e velocizzare il lavoro. Inserendo le coordinate geografiche del luogo dove si punta la parabola verso il satellite desiderato, il misuratore Clarke-Tech 2012 calcola i valori di azimuth e di elevazione necessari per un primo puntamento: quindi, con la ricerca del segnale relativa a un transponder possiamo affinare il puntamento per utilizzare in ultimo, la funzione di analizzatore di spettro, che grazie alla visualizzazione grafica di tutte le portanti, ci permette di verificare se il puntamento effettuato sia davvero l’ideale.

Senso di orientamento e ultimi controlli
Terminate queste operazioni è possibile stringere le viti sempre con un occhio al misuratore di campo per evitare che assestamenti meccanici possano peggiorare la situazione. Passiamo ora all’antenna terrestre, da puntare verso il ponte radio che trasmette i segnali DTT, differente, come facile intuire, da zona a zona. Mentre per il puntamento della parabola è sufficiente utilizzare uno spezzone di cavo dall’LNB al misuratore di campo, per quanto riguarda il Digitale terrestre, dobbiamo utilizzare il misuratore in uscita dall’amplificatore di segnale, naturalmente alimentato. Dopo avere puntato l’antenna in direzione del ponte radio magari aiutandosi con qualche installazione vicina, il misuratore di campo può essere di grande aiuto per perfezionare l’operazione, sia verificando il segnale sui vari mux ricevibili sia con la funzione con cui compararne sino a otto. Anche in questo caso, a lavoro concluso, vanno strette le viti e verificati tutti gli spinotti: un giro di nastro isolante per impermeabilizzarli non è una cattiva idea.

Ripasso veloce e verifiche sul campo
A questo punto, se non abbiamo compiuto errori grossolani, dovremmo avere il nostro impianto installato e funzionante, pronto per la prova del ricevitore: un veloce ripasso dei passaggi compiuti potrà confermare la bontà delle operazioni prima della prova finale con il ricevitore.
Abbiamo scelto un ricevitore Enigma-based per la semplicità con la quale possiamo inserire un tuner DTT in tecnologia USB, ma, naturalmente, il nostro impianto funziona allo stesso modo se collegato con due ricevitori, anche se non è il massimo della comodità. L’ultimo componente del nostro impianto è il demiscelatore, l’unico da installare in casa, nelle vicinanze del ricevitore: da esso arrivano due cavi coassiali per i segnali SAT e DTT, connessi i quali siamo pronti ad accendere il ricevitore. Non è certo lo scopo dell’articolo approfondire i dettagli della parametrizzazione di un ricevitore Linux: approfondimenti per i quali rimandiamo ai numerso articoli apparsi nel tempo sulla rivista.

Settaggi e ricerca canali
Contrariamente a quanto spesso consigliato, ossia l’installazione di setting preconfezionati, per un vero test del nostro lavoro sarà senz’altro meglio, la prima volta, effettuare una ricerca automatica sia sul satellite sia su tutte le frequenze del Digitale terrestre: così facendo avremo un riscontro preciso, anche solo per il numero di canali trovati, della validità del lavoro. Se tutto si conclude per il meglio, senza il riscontro di canali mancanti o “squadrettature” durante la visione di talune frequenze, il lavoro si può dire terminato, altrimenti sarà necessario riverificare i vari passaggi di puntamento delle antenne, con un occhio di riguardo alla stabilità dei cablaggi.

Obiettivi raggiunti, grande soddisfazione
Trarre le conclusioni è difficile quando si tratta di satelliti perché, per definizione, l’appassionato non considera mai finito il proprio impianto, perennemente alla ricerca di nuove sfide, di continui miglioramenti (e anche di guai). In ogni caso lo scopo è stato raggiunto se ci siamo divertiti nella realizzazione di un piccolo progetto, imparando nozioni fondamentali. Non riteniamo di avere presentato in queste pagine il miglior progetto con il top degli apparecchi, più semplicemente riteniamo di aver suggerito un progetto interessante destinato a coprire le esigenze di una vasta gamma di utenza, utile e semplice nelle sue peculiarità ma con notevoli potenzialità e ampi margini di miglioramento.


Puntiamo la parabola
I satelliti si trovano nell’orbita geostazionaria a 36.000 Km di distanza dalla Terra, in una zona esattamente perpendicolare all’equatore. La posizione esatta del satellite - e quindi la direzione della parabola - è data da un valore detto azimuth, espresso in gradi. L’altro valore fondamentale da considerare per trovare il satellite è costituito dall’elevazione che varia secondo il satellite da puntare e la zona geografica in cui ci troviamo. Se ci trovassimo all’Equatore la parabola dovrebbe essere puntata verticalmente, al Polo Nord l’elevazione dovrebbe, invece, essere pressoché inesistente, con la parabola puntata quasi in orizzontale. In Italia l’elevazione varia tra i 35 e i 45 gradi, secondo il satellite da puntare.
Nelle figure riportate possiamo vedere a cosa corrispondono “fisicamente” queste due.  L’operazione di puntamento può essere effettuata senza strumenti particolari, suddividendo la fase del puntamento in due parti: prima si esegue una ricerca “grossolana” del satellite utilizzando una bussola e i dati di puntamento relativi all’azimuth, senza preoccuparsi troppo della precisione e quindi si cercherà l’esatta elevazione. È consigliabile fare la ricerca del segnale tramite l’indicatore di segnale del ricevitore digitale per misurarne l’intensità su una frequenza reimpostata. Ciò permetterà poi di trovare il massimo del segnale spostando leggermente in orizzontale e in verticale la parabola.

Fissiamo l’azimuth
Posizionando accanto alla parabola la bussola, per renderla perfettamente orizzontale, dobbiamo ruotarla finché l’ago si sovrapponga alla lettera N (Nord). A quel punto, dovremo andare a leggere sulla scala graduata presente nella bussola il valore di azimuth desiderato. Se, ad esempio, dobbiamo puntare la parabola in direzione 185 gradi, cercheremo il valore 185 sulla scala graduata. Mettendoci poi accanto al palo della parabola con la bussola in mano (sempre con l’ago sul Nord), dirigendo lo sguardo verso la direzione in cui si trova il numero 185 guarderemo nella direzione verso cui va puntata la parabola.

Regoliamo l’elevazione
L’elevazione indica l’inclinazione della parabola rispetto al piano orizzontale. Nota: per calcolare l’elevazione a cui va puntata la parabola, basta leggere il valore sulla scala graduata presente sul palo su cui è montato il disco e muovere verticalmente l’antenna finché il valore non sia quello desiderato oppure, in assenza di scale graduate, stabilire orientativamente l’angolo e poi effettuare approssimazioni successive, aiutandosi con il misuratore d’intensità del segnale o strumenti analoghi.
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