Come cambiano gli spettatori nell’era digitale?

Maggio 2008. La vecchia casalinga di Voghera, sublime invenzione nata dalla penna di Alberto Arbasino negli anni '60 è ormai pronta per la pensione? È diventata un reperto archeologico di fronte allo scenario attuale di trasformazione e convergenza tecnologica che ha portato alla nascita della Multi TV, dello spettatore proattivo, smanettone e tecnologicamente competente?

No, la signora di Voghera è sempre lì, seduta sul divanetto, a guardare Vespa e Bonolis e ci rimarrà, immaginiamo, per tanto tempo ancora: la novità è che accanto a Lei sono fioriti nuovi soggetti spettatoriali.

Per comprendere le mutazioni e i cambiamenti avvenuti nell'identità del telespettatore è appena arrivato in libreria un volume dal titolo “Multi TV, l'esperienza televisiva nell'età della convergenza”, scritto a due mani da Anna Sfardini e Massimo Scaglioni, giornalisti, analisti dei media e allievi di Aldo Grasso all'Università Cattolica.

I due autori, che hanno presentato il volume alla Triennale di Milano, hanno fatto tesoro delle analisi di quella corrente delle scienze sociali di matrice anglosassone chiamata Cultural Studies per «ripensare - spiega Scaglioni - gli studi sui media al fine di dare più spazio all'esperienza e leggere le pratiche di consumo attraverso degli snodi».

Un lavoro che ha dato alla luce una mappa delle figure spettatoriali fondata su quattro punti:
1. L'appartenenza, ovvero i pubblici fans,
2. L'identità, ovvero coloro che vogliono far parte del mondo Tv,
3. La partecipazione che si esplica con sms, telefonate e affini,
4. La mobilità, ovvero individui che costruiscono personali percorsi di fruizione.

È evidente, ha sottolineato Anna Sfardini, che «anche se la Tv promuove forme di partecipazione e interazione non espelle il pubblico che conosciamo». Quindi la casalinga di Vogherà c'è sempre, sono i suoi figli, come spiega Fausto Colombo, professore ordinario di Teoria e tecnica dei media alla Cattolica, che sono profondamente diversi perché hanno rivisitato «due must della Tv degli anni '80, l'ampiezza dell'offerta e la sua gratuità. Oggi nell'era digitale l'ampiezza si è estesa alle possibilità tecnologiche, mentre la gratuità si è trasfigurata nel lavoro svolto dagli Used Generated Content».

La chiusura non poteva non essere che di Aldo Grasso: «Agli albori la Tv era fatta da borghesi per un pubblico piccolo-borghese, chi stava in video divulgava informazioni stando su un gradino leggermente più alto. Con l'avvento della televisione commerciale cambia tutto. Dal centro della città la Tv si sposta nelle periferie, scompare il tentativo di elevare il pubblico, il prodotto viene tarato sul livello degli stessi spettatori. Oggi, infine, sono i pubblici a imporsi definitivamente».

Per Grasso cambia anche il ruolo del critico televisivo. Se un tempo era mediatore tra il pubblico e il mezzo, oggi, «la sua salvezza sono i forum, dove si misura con gente che ha acquisito un certo grado di competenza».

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