Crescente interesse per lei

Maggio 2010. Sono nati negli anni del baby boom. Una buona parte della loro infanzia è stata angustiata dalla presenza in video di due soli canali pubblici.
Quando nella prima metà degli anni Settanta sono spuntate nell’etere le prime Tv private hanno maturato un preciso riflesso condizionato: considerano la nascita di un nuovo canale Tv come un momento di festa, come l’iterazione simbolica della liberazione dal triste monopolio RAI.

I ragazzi degli anni Sessanta (e della fine del decennio precedente) rappresentano oggi la maggioranza della popolazione italiana e, forse, di quella mondiale (certamente dei Paesi Occidentali).

Ebbene, questo macrotarget decisivo nel decretare il successo di prodotti e servizi, mode passeggere e abitudini più durature, questa genia di nevrotici dello zapping che non sarà mai del tutto conquistata da Internet, ma è certamente affascinata dall’Alta Definizione e dalla televisione 3D, ha di recente goduto di una seconda fase felice, ricca e televisivamente feconda di novità.

È successo quando prima Telepiù e Stream e poi SKY hanno cominciato a diffondere dal satellite un’abbondanza di canali di qualità, come non si era mai vista.
Quando ci si stava già abituando a questo periodo di “vacche grasse” è arrivato il Digitale terrestre a rialzare la posta e a promettere di esaudire la domanda perennemente sostenuta di contenuti originali, tipica dei mercati dove il capitalismo è più maturo.
Ebbene se gli esordi del DTT avevano un po’ tradito queste attese, la fase di sviluppo appena iniziata promette di più.

Concorrenza tra i soliti noti
A favorire la nuova escalation di canali e di proposte non è - come qualcuno aveva auspicato - la discesa in campo di nuovi service e content provider, ma la concorrenza tra i soliti noti. Non sono cioè le proposte di editori presenti solo marginalmente nel panorama dell’offerta attuale (RCS, De Agostini e Sitcom, per stare agli italiani che outsider erano e outsider sono rimasti), ma quelle dei tre o quattro player principali del mercato.

In particolare, le ultime settimane sono state caratterizzate dal battesimo delle nuove proposte di Telecom (La7d, Mtv 2) e dall’annuncio delle partenze imminenti di alcuni nuovi canali di RAI e Mediaset.
I colossi della Tv generalista, in particolare, dopo avere proposto canali tarati sul target bambini o su quello giovanile e maschile, stanno ora virando con convinzione su proposte indirizzate alle donne del terzo millennio, molto diverse dalle responsabili acquisto di una volta (sono le bimbe del baby boom).

Così c’è molta curiosità per La5, che però per essere all’altezza delle attese dovrebbe essere la sorella più fascinosa e attraente di Canale 5 e non soltanto il contenitore “selettivo” delle repliche delle varie Perego, Marcuzzi, Dalla Chiesa, D’Urso e così via.

Boom del gaming
Girano pochi soldi e quelli che circolano percorrono spesso strade impensabili, considerata la crisi attraversata dal sistema. Tra le novità digitali – soprattutto on line, ma ora sempre di più anche in Tv – il successo del gaming è senza ombra di dubbio uno dei fenomeni più curiosi e inattesi.

La cosa più sorprendente è che a giocarsi i pochi quattrini disponibili non sono casalinghe disperate o anziani nevrotici agganciati dalle slot machine nei bar di periferia, ma giovani e meno giovani appassionatisi alle dinamiche del poker on line o ad altri giochi veicolati per via digitale.

Un fatto di costume così rilevante non poteva non avere anche robusti risvolti televisivi e così si può registrare la nascita di più di una proposta tarata sul target giocatori. C’è stato chi ha battuto questa pista in maniera un po’ basic e cialtrona e chi, invece, ha investito un bel po’ di quattrini per confezionare un prodotto più sofisticato.

Così su SKY, dopo quello dedicato al poker 24 ore su 24, tra le novità on air di questo filone va certamente segnalata anche La3 (i telespettatori, attraverso le chiamate, le videochiamate e l’invio di sms possono partecipare in maniera interattiva ai programmi e ai giochi nell’arco di 14 ore di diretta e con in palio 35 premi giornalieri e due super premi mensili), visibile sul numero 133 del telecomando di SKY.

Quello de La3 è un caso che fa la differenza per tanti motivi. Perché l’editore è un gigante delle telecomunicazioni (H3G) resosi finalmente conto del poco senso di produrre Tv per la sola distribuzione DVB-H; perché la scelta di profilare il palinsesto sul gaming e sull’interazione è un tentativo di variazione sul tema di cui sarà curioso monitorare gli esiti.

Fine dei vincoli e laccioli
Ma le novità che ci si attendono da SKY sono ben altre. Quando scriviamo i media internazionali danno per scontato che la UE consentirà alla pay satellitare italiana di liberarsi con un anno di anticipo dai vincoli entrati in gioco quando l’Europa aveva autorizzato la fusione tra Stream e Telepiù.

Secondo queste tesi SKY dovrebbe poter acquisire le frequenze digitali sull’etere oggi negate; per adesso le è concesso trasmettere singoli canali e mandarli in onda affittando da terzi lo spazio di banda necessario (come accade con Cielo), ma non detenere il controllo di uno o più multiplex e funzionare da service provider.

RAI, Mediaset, le Tv locali e perfino Europa 7 stanno lottando affinché questo non accada e hanno come principale sostegno in questa lotta nientemeno che il Governo. Dall’altro lato della barricata SKY va avanti per la propria strada, forte soprattutto di un consenso che travalica i confini del nostro Paese.
E i media internazionali, in particolare, hanno stigmatizzato che le autorità italiane - il viceministro Paolo Romani in particolare - siano entrate in gioco direttamente per contrastare questa possibile scelta della Commissione Almunia.

Su questo tema, sempre dal punto di vista istituzionale, a fare da riferimento più neutrale ed equilibrato si presta forse al momento la posizione dell’Authority delle Comunicazioni, che pare considerare benevolmente il “permesso anticipato” a SKY a condizione che la pay utilizzi gli eventuali mux digitali acquisiti (partecipando alla gara prevista ma ancora in via di messa a punto) solo per veicolare canali in chiaro.

Ebbene, non c’è dubbio che se passasse la visione dell’Agcom assisteremmo molto presto ad un acuirsi della competizione tra i canali del DTT, con un sicuro vantaggio per i telespettatori.

Diritti di trasmettere
La sfida tra i grandi colossi della televisione si gioca innanzi tutto sul terreno dell’acquisizione dei diritti e quasi tutti i competitor, oramai, quando comprano un pacchetto di programmi o eventi tendono sempre a richiedere la titolarità su tutti i tipi di passaggi televisivi.

Mediaset compra film, telefilm e quant’altro sapendo dapprincipio che li manderà in onda sia in chiaro sia a pagamento. SKY, nonostante i vincoli cui è sottoposta anche su questo versante (deve cedere a condizioni eque i passaggi su altre “finestre”) si è da tempo premurata di comprare anche i diritti in chiaro della maggior parte dei prodotti del proprio magazzino.
Così non c’è dubbio che il Gruppo di Tom Mockridge potrebbe in breve tempo proporsi con un pacchetto di canali free in grado di rinforzare il fin qui solitario e isolato Cielo e formare un minibouquet capace di limare una buona fetta di ascolti delle altre televisioni.

La motivazione è chiara. SKY probabilmente “rinuncerebbe” a fare la pay-tv anche sul Digitale terrestre, perché su questo fronte l’idea è probabilmente soltanto quella di attaccare Mediaset sul suo core business originario della pubblicità. Altra motivazione possibile, la pay satellitare vuole conquistare maggiore visibilità presso un pubblico, quello della Tv gratuita, che per adesso ha molta difficoltà a raggiungere con i propri spot dopo che Mediaset ha deciso di non trasmetterli.

La logica delle scelte di SKY e di Mediaset è chiarissima. Ormai è venuto il momento di portare l’attacco al rivale su tutti i terreni possibili di confronto. E non bisogna perdere nessuna occasione per farlo.

Arbitrato per decidere
Così non sorprende che Mediaset stia cercando di ottenere da SKY i diritti pay delle partite dei Mondiali di Calcio in Sudafrica per trasmetterle a pagamento anche sul Digitale terrestre. Al diniego di SKY il Biscione ha richiesto che fosse un arbitrato a decidere la fondatezza di questa pretesa.

La strategia è chiara: da qui fino alla campagna estiva per la ripartenza del Campionato di Calcio Mediaset Premium non avrebbe avuto nessuna offerta “di spessore” da mettere in campo contro SKY che invece poteva contare, oltre che sui Mondiali in HD, anche su Wimbledon e altri eventi sportivi.

Il Biscione tenta sui Mondiali di replicare la stessa operazione portata a termine sul Calcio di Serie A, dove pagando molto meno di SKY in termini di diritti, raccoglie un nutrito numero di consensi e di abbonati e con gli ascolti generati dalle partite delle due diverse piattaforme quasi identici.

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