Eccessi di traffico sotto controllo

Febbraio 2014
Per realizzare un impianto centralizzato per la TV satellite si sfruttano tecniche molto diverse da quelle normalmente adottate per i normali impianti TV terrestri. Quella maggiormente più diffusa è la tecnica di distribuzione a commutazione definita comunemente “Multiswitch” che si differenzia dalle altre per l’impiego di “scatole di commutazione” e connessioni via cavo coassiale percorse da tensioni elettriche per realizzare le linee di discesa dell’edificio.
Gli impianti a multiswitch sono realizzabili oggi in tre modi, Radiale, Cascata, Derivazione. I modelli attuali di multiswitch possono invece essere classificati in due categorie: radiali, in cascata.
Grazie alle grandi potenzialità dei multiswitch i costruttori sono alla continua ricerca di nuove possibili configurazioni d’impianto orientate sia ai vecchi edifici dove è necessario adeguare il vetusto impianto TV alla ricezione satellitare sia ai nuovi edifici nei quali è necessario prevedere dotazioni tecnologiche evolute.
Nel primo caso si va verso la semplificazione dell’impianto cercando quelle soluzioni che permettano di superare il classico limite degli impianti a multiswitch di dovere necessariamente utilizzare almeno 4 cavi di discesa. Nel secondo caso si va verso l’espansione delle possibili “commutazioni” con nuovi modelli di multiswitch per realizzare impianti per ricevere e distribuire i segnali da più satelliti utilizzando fino a 16 cavi di discesa.

Soluzioni ibride

A queste due grandi tendenze si aggiungono possibilità ibride, ad esempio combinando un centralino IF-IF a un impianto con multiswitch in cascata per distribuire solamente i canali desiderati da più satelliti senza aumentare i numero dei cavi di discesa, oppure realizzando reti miste con multiswitch radiali e in cascata che risolvono tutti i problemi di distribuzione in edifici dove siano previste numerose prese tv per ogni piano oppure dove gli appartamenti siano disposti in modo diverso e articolato da piano a piano.
La continua ricerca in questo campo porta a interessanti evoluzioni dei multiswitch, con nuove soluzioni già pronte e disponibili sul mercato altre in “cantiere” e altre ancora “futuribili” ma possibili. Passiamo in rassegna quindi alcune soluzioni già pronte e disponibili sul mercato, altre innovative e in via di definizione e lanciamo alcune idee per future evoluzioni dei multiswitch.

Una nuova visione

Introducendo gli impianti con multiswitch in cascata sotto una nuova visione scindendo il binomio “quattro cavi - un satellite” si può generare una serie di nuove configurazioni d’impianto in grado di rispondere meglio alle nuove esigenze di ricezione multisatellite. Si utilizzano gli schemi di distribuzione conosciuti ma si assegnano i cavi di discesa a gruppi di canali riorganizzati secondo le varie esigenze. Possono esserci impianti dove vengono riorganizzati solo i piani di polarizzazione, altri dove, con l’aiuto delle tecniche di trattamento dei segnali in 1ª IF si convertono e si filtrano i canali da distribuire selezionandoli tra quelli offerti da uno o più satelliti. In questo modo si ottiene un impianto rinnovato e aggiornabile seguendo le future evoluzioni. La realizzazione pratica di questo impiego non convenzionale dei multiswitch vede oggi due diverse tendenze, la prima è di collegare in testa alla cascata un centralino di trattamento dei segnali IF, la seconda è di introdurre nuovi multiswitch “versatili” programmabili per funzionare riorganizzando i piani di polarizzazione.
Nel primo caso si ha solamente l’integrazione tra un classico impianto a multiswitch e un centralino IF-IF che converte e filtra i transponder italiani per fornirli su un solo cavo di discesa lasciando gli altri tre cavi per ulteriori canali provenienti da altri satelliti. Nel secondo caso l’idea è di sfruttare i 4 cavi di discesa assegnandoli ai piani di polarizzazione di due o tre satelliti opportunamente selezionati per avere in totale quattro piani di polarizzazione distribuiti non appartenenti allo stesso satellite (figura 2).

Un centralino IF
in testa


Considerando l’impianto a quattro cavi di linea come il mezzo per poter trasferire agli utenti di un condominio i programmi trasmessi da 120 transponder satellitari, si può pensare a una possibile riorganizzazione dei canali distribuiti sfruttando la conversione IF-IF di singoli canali sparsi nella banda IF e filtrando i transponder adiacenti. Combinando canali convertiti con canali filtrati si ottiene un nuovo spettro di frequenza in cui sono inseriti solo i transponder selezionati. Una soluzione di questo genere è rappresentata in figura 3.

I multiswitch versatili

Scegliendo accuratamente i quattro piani di polarizzazione da trasferire nell’impianto tra quelli forniti da più satelliti da un lato si rinuncia ad alcuni canali ma dall’altro lato si acquisisce la possibilità d’accesso a nuovi canali, soprattutto a quelli che diffondono i servizi multimediali da altre posizioni orbitali. L’impianto a quattro cavi diventa, quindi, un veicolo per trasferire nell’impianto collettivo segnali selezionati dall’intera offerta satellitare e più vicini a bisogni degli utenti condominiali.
Ovviamente questa nuova possibilità di distribuzione implica alcune problematiche che i costruttori hanno affrontato oggi con un sistema del tutto nuovo che permette di non stravolgere gli impianti a quattro cavi esistenti grazie all’introduzione di funzioni programmabili all’interno dei singoli multiswitch collocati ai piani dell’edificio.
In questi multiswitch “evoluti” la gestione dei segnali che attraversano i singoli cavi della linea di discesa, viene fatta in modo versatile. In altre parole ogni multiswitch non smette di svolgere il suo compito principale che è quello di prelevare i segnali da uno dei cavi di discesa a scelta secondo il comando impartito dal ricevitore satellitare. Ricordiamo che ogni ricevitore satellitare genera comandi di tensione (13/18 volt) e tono (22 kHz) per permettere la scelta tra i canali che hanno differente polarizzazione (verticale o orizzontale) e banda ( bassa o alta). Ciò che cambia è l’associazione tra i comandi generati dai ricevitori e l’effettiva offerta di canali disponibili nell’impianto. Normalmente, se un ricevitore genera una tensione di 13 Volt si aspetta di ricevere segnali della banda bassa provvisti di polarizzazione verticale. Se lo stesso ricevitore genera, oltre che una tensione di 13 volt, anche un comando DiSEqC si aspetta di ricevere segnali verticali di banda bassa di un secondo satellite.
Questo accade in un impianto dove siano presenti fino a otto cavi di discesa ma, grazie alle funzioni di programmabilità introdotte nei multiswitch “versatili”, queste regole si possono sovvertire per associare a nuove configurazioni di antenna e quindi a nuovi gruppi di canali funzioni gestibili già da un semplice multiswitch a quattro cavi. Una configurazione d’impianto “versatile” è rappresentata in figura 3.

Le possibili applicazioni

Gli impianti realizzati con le due nuove tecniche, “trattamento IF in testa” e “multiswitch versatili”, possono avere molteplici applicazioni. Grazie alla conversione e filtratura dei canali IF si possono realizzare impianti nei quali inserire in rete anche un solo canale trasmesso da una particolare posizione orbitale. Il nuovo canale può essere inserito nel piano di polarizzazione di un altro satellite ottenendo, di fatto, un inserimento di canale escludendone un altro tra quelli non importanti.
Utilizzando i multiswitch versatili è possibile programmare le commutazioni per adattarsi ai comandi generati dai ricevitori. Ad esempio, si può fare in modo che quando un ricevitore genera un segnale DiSEqC, di fatto avvenga, con ovvie limitazioni, la commutazione verso un secondo satellite, come normalmente accade in impianti a otto cavi.
E’ anche possibile far sì che siano gestiti segnali da tre satelliti creando nuove associazioni tra i comandi generati dai ricevitori e i canali provenienti dall’antenna.

Evoluzioni tangibili

Tra le tecnologie oggi in grado di permettere un’evoluzione concreta dei multiswitch vi sono da un lato il già conosciuto protocollo DiSEqC e dall’altro il sistema più recente denominato Sat Channel Router.
Con il protocollo DiSEqC già ossi si può realizzare nei nuovi edifici un impianto multi-feed per distribuire tutti i segnali ricevibili da quattro satelliti. Per questo tipo d’impianti sono già disponibili sul mercato appositi multiswitch radiali e in cascata, dotati di 16 ingressi IF (4 per ogni LNB ovvero per ogni satellite).
Il più recente sistema Sat Channel Router permette, invece, di realizzare schemi di distribuzione impossibili con gli attuali multiswitch e in grado di garantire il collegamento in cascata di più prese TV, pur mantenendo l’indipendenza nel controllo, da parte dei ricevitori collegati, delle commutazioni destinate al multiswitch.

Idee vecchie
e nuove


Sicuramente tra le due diverse tendenze appena descritte quella di aumentare il numero dei cavi di distribuzione per avere più satelliti (multiswitch a 16 ingressi) trova applicazione negli edifici già esistenti solamente procedendo all’installazione di nuove tubazioni e scatole di distribuzione di generose dimensioni collocate ai diversi piani dell’edificio.
Poter, invece, collegare più prese TV in cascata (sistema Sat Channel Router) senza perdere l’indipendenza nel controllo del multiswitch genera una nuova serie di possibili schemi di distribuzione capaci di risolvere felicemente i problemi che sorgono negli edifici esistenti dove sono già presenti prese TV collegate in questo modo e dove è difficile adeguare l’impianto alla televisione satellitare.
A queste attuali evoluzioni ne possiamo aggiungere una basata sul vecchio concetto di “sintonia remota” e che finora non ha trovato applicazione per problemi dovuti all’hardware dei decoder sat.
La tecnica Sat Channel Router si basa in parte su questa vecchia idea ma risolve le “vecchie” problematiche grazie all’implementazione di nuovi comandi DiSEqC nei decoder satellitari. Questo aspetto può rendere più facile introdurre nuovamente il concetto di sintonia remota grazie al fatto che entrambe le idee si basano sull’assegnazione di una frequenza IF a ogni singolo utente dell’impianto condominiale.

Proposte evolutive

Il concetto di “centralino a sintonia remota” (definito nel fascicolo ETSI TS101 964) così come il Sat Channel Router (definito dalla ST Microelectronics) propongono nella loro essenza la possibilità di slegare il numero di piani di polarizzazione dal numero di cavi utilizzati per la distribuzione.
Si potrebbe riassumere questo dicendo che non si realizza più un impianto per “distribuire pochi canali a tanti utenti” ma, invece, “distribuire tanti canali a pochi utenti”. Dietro queste definizioni contrapposte si nasconde una verità per la quale il numero di utenti di un impianto condominiale è sempre molto inferiore al numero di canali ricevibili. Invertendo, perciò, l’attuale tendenza di portare a pochi utenti tutti i canali di un solo satellite con quattro cavi di linea, si potrebbe arrivare a portarne quattro di satelliti usando lo stesso numero di cavi di discesa oppure portare un solo satellite con un solo cavo di discesa.
Se si considera che in ogni cavo possono transitare circa 30 transponder satellitari, con quattro cavi si possono in teoria distribuire fino a 120 transponder o canali, ognuno dei quali assegnato a un differente utente. Questa idea di soluzione permetterebbe di avere quindi fino a 120 utenti collegati a un impianto a quattro cavi in grado di ricevere segnali da quattro posizioni satellitari (Figura 4). Questa soluzione se trovasse un riscontro tra i costruttori semplificherebbe i sistemi attuali che possono distribuire ogni satellite con quattro cavi per un totale di 16 cavi.

SCR la via della semplificazione

Con il sistema Sat Channel Router è possibile reperire sul mercato appositi multiswitch capaci di collegare più linee di discesa sulle quali sono collegati in cascata più decoder Sat (Figura 5).
La massima evoluzione del sistema Sat Channel Router potrebbe invece essere quella di permettere oltre che il collegamento in cascata di più decoder satellitari anche la possibilità di gestire fino a quattro diversi LNB con i comandi DiSEqC già generabili da qualunque decoder sat digitale (Figura 6).

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