Enigma a tre facce tutto italiano

Aprile 2011. L’epicentro del terremoto Enigma è la Germania, grazie a Dream Multimedia promotore di un nuovo mercato che in breve tempo ha fortemente orientato le scelte progettuali e commerciali di molti gli altri produttori di decoder sat: ultimamente anche i costruttori Cinesi - e non c’è da stupirsi - si stanno affacciando con prepotenza sul pianeta Linux-embedded ma soprattutto per quanto riguarda la parte costruttiva, sorretta da costi di produzione più bassi. In questo contesto così  articolato e complesso siamo lieti di annoverare un produttore italiano, un’azienda in crescita che a pochi anni dalla commercializzazione del suo primo decoder può già vantare un cospicuo bagaglio di esperienza.
Non è facile distribuire un ricevitore Enigma e il compito si fa ancora più complicato se c’è anche la volontà di progettare e seguirne la costruzione.
Duolabs, azienda conosciuta dagli “smanettoni” del Sat per alcuni prodotti di nicchia (vedi box), ha iniziato la sua avventura qualche anno fa cimentandosi con un ricevitore Enigma1, Qbox-One,  per poi arricchire la sua produzione con due decoder in Alta Definizione, Qbox-HD
e Qbox-HD Mini. Vediamo, a distanza di tempo dalle prove di questi prodotti, cos’è cambiato, come il mercato ha reagito a questi prodotti made in Italy e se possono rappresentare lo stato dell’arte dei ricevitori Enigma-based.


Qbox-One,
la base di partenza

È il “vecchietto” del gruppo ma forse l’apparecchio più azzeccato nella sua categoria: un ricevitore Enigma1 privo di  supporto HD, ma portatore di alcune innovazioni tecnologiche con cui ha potuto godere di un buon successo commerciale. Piccole dimensioni per un ricevitore dalla progettazione modulare, tant’è che al suo interno si possono distinguere ben quattro board in aggiunta alla scheda madre: doppio tuner DVB-S e DTT, ben 96MB di memoria per l’installazione senza limitazioni di ogni sorta di plug-in ed add-on e, fiore all’occhiello, doppia porta ethernet, wired e wireless. Alla sua uscita ben pochi ricevitori potevano vantare una tale dotazione alla quale va aggiunta la gestione di hard-disk in formato IDE se installati internamente o via USB per le unità esterne, il tutto gestito egregiamente sia dalle immagini ufficiali sia dalla solita e immancabile SifTeam, alla quale fanno riferimento le nostre foto. Purtroppo, ma lo diciamo da appassionati, non vi è stato un lavoro di restyiling negli anni e quel piccolo ricevitore, bruttino a dire la verità, è rimasto quello di sempre: fortunatamente la velocità e la stabilità erano e rimangono ottime e non vi sono “bug” rilevanti da correggere, anche se una maggiore attenzione a questo ricevitore non avrebbe nuociuto… attenzione forse negata per l’uscita di nuovi prodotti. Un miglioramento che avremmo sicuramente gradito riguarda la parte wireless, le cui prestazioni sono mortificate dalla piccola antenna SMD non certo al passo con il resto del sistema. Nel box illustriamo un metodo fai da te per intervenire su questo inconveniente: metodo che, è bene puntualizzarlo, farebbe decadere la garanzia.

Qbox-One
Potenziamo la trasmissione wireless
Uno dei punti di forza di questo ricevitore è la presenza di una connessione di rete wireless, il lato negativo è che la trasmissione/ricezione è attuata da un piccolo componente SMD poco adatta alle più esasperate esigenze dell’utenza. Distanza dal router, pareti e disturbi dell’ambiente casalingo rischiano di non consentire la trasmissione o di farla decadere con continue perdite di segnale: viene da Internet la soluzione, testata, funzionante e capace di migliorare sensibilmente le prestazioni wireless. Si tratta di installare una’antenna esterna al ricevitore collegabile sul piastrino interno sostituendo il componente SMD. Per il test abbiamo utilizzato l’antenna e i relativi cavetti impiegati sul Qbox-HD, ottenendo comunque riscontri positivi anche con antenne diverse. Per prima cosa buchiamo il pannello posteriore per ancorare l’antenna, quindi con grande attenzione provvederemo a dissaldare il component SMD, saldando al suo posto i capi dei cavi provenienti dall’antenna, rispettandone la polarità: le foto allegate testimoniano la semplicità dell’operazione. Nonostante la semplicità della modifica, consigliamo l’operazione a chi può vantare una certa familiarità con il saldatore.


Qbox-HD Mini,
l’esperienza dà i suoi frutti

E il decoder più “giovane” del produttore veneto e quindi quello che maggiormente può giovarsi della cresciuta esperienza. Parliamo di un apparecchio che solo in questi giorni ha raggiunto la sua completezza grazie alla commercializzazione del tuner DTT, del quale parliamo a parte. Un ricevitore HD, dotato di processore STi7101 e di una abbondante dotazione di memoria. Intelligente, poi, la scelta di far risiedere il file system su una penna USB fornita in dotazione ma facilmente sostituibile con un qualsiasi modello in commercio. La dotazione di connessioni è all’altezza della situazione con uscite audio/video analogiche, S/PDIF, 3 USB, di cui una, come visto, occupata dal filesystem, Ethernet, DVI Scart: alimentazione esterna e pulsante di accensione completano questa veloce carrellata.
I primi esemplari del Qbox-HD Mini sono stati distribuiti con un telecomando standard presente su decine di prodotti equivalenti ma, a produzione stabilizzata, subito rimpiazzato da un’unità piacevole e funzionale. L’evoluzione delle versioni del firmware ha portato all’integrazione della gestione del tuner DTT e anche alla gestione del Wi-Fi tramite le classiche penne USB delle quali abbiamo avuto modo di parlare. Questa gestione è un po’ in contrapposizione al progetto iniziale, che contemplava un’uscita posteriore a tale scopo: probabilmente è stato considerato più economico a livello di progettazione e anche di costi finali, l’implementazione dei driver.

Maggiore stabilità e velocità di risposta
I nostri test, effettuati a distanza di circa un anno, hanno messo in rilievo un miglioramento sia della stabilità del sistema sia della velocità di risposta durante la navigazione tra i menu e durante lo zapping. Il DTT e i Wi-Fi non hanno dato alcun problema e i canali terrestri trovati con la ricerca automatica sono in numero leggermente superiore a quelli sintonizzati con ricevitori analoghi, testimonianza di una buona sensibilità del tuner. La prova relativa al Wi-Fi ha dato gli esisti sperati: è stato sufficiente effettuare un “reboot” del ricevitore, dopo avere inserito la penna, per usufruire delle opzioni relative al Wi-Fi nel menù Network: una vera e propria pacchia per tutti coloro che non possono usufruire di reti wired vicino al ricevitore.
Per quanto riguarda la produzione dei firmware, vero indice della dinamicità di un ricevitore, citiamo con interesse la decisione del SifTeam di cimentarsi con una versione per il Qbox-HD Mini, addirittura, in futuro, con drivers propri e non utilizzando quelli messi a disposizione dal produttore. Sul fronte degli “emu” registriamo una buona stabilità di RADAR, emulatore principale per questo ricevitore che, a causa del diverso microprocessore, non è compatibile con quello per eccellenza, ossia Cccam. Naturalmente anche altri add-on sono sfornati e messi a disposizione dell’utente. Interessante la possibilità di effettuare backup e “restore” del firmware di sistema che permette ad una utenza meno tecnica di usufruire in Internet di immagini sulle quali sono già state caricati e testati emulatori add-on, plug-in e skins: il nostro test è stato effettuato proprio con uno di questi backup.

Kit DTT
Ecco l’attesissimo Kit per il Digitale terrestre relativo al Qbox-HD Mini: al modico prezzo di 35 euro è possibile godere della visione dei canali dei provider nostrani, dotando il ricevitore di nuove funzioni. L’installazione del tuner è molto semplice, una volta svitate le tre viti posteriori e sfilata la copertura sarà sufficiente inserire il tuner stesso a fianco di quello già presente avendo cura di inserirlo correttamente nella contattiera avvitandolo al tuner sat con l’unica vite in comune. Una volta inserito il tuner si procede alla rottura delle lamiere che proteggono i buchi relativi ai connettori di entrata/uscita d’antenna: questo è un lavoro delicato perché i coprifori sono saldati in due punti ed è richiesta una certa esperienza per evitare di rigare la carrozzeria. Completato il lavoro bisogna collegare i relativi cavi al tuner, avvitandoli alla lamiera posteriore. A questo punto è possibile rimontare il tutto e, all’accensione del ricevitore, procedere alla configurazione del tuner dall’apposito menu.

Qbox-HD,
sul gradino più alto

È il “top” della gamma, il ricevitore che più di ogni altro ha generato un’aspettativa così elevata da indurre il costruttore a commercializzare anche i modelli non ancora definitivi detti beta box. Un progetto impegnativo la cui realizzazione si è scontrata con molti problemi, specialmente dovuti all’utilizzo di hardware, microprocessore incluso, non propriamente standard, ossia non utilizzato su altri sistemi Enigma.
Triplo tuner, tripla USB, una dedicata al filesystem come sul modello mini, Ethernet, Wi-Fi come add-on, Alta Definizione, e-SATA sono solo alcune delle dotazioni, alle quali va senza dubbio aggiunto il doppio lettore di card, la doppia Common Interface, lo schermo TFT a colori e il sense-wheel, manopolina sensibile al tatto che troneggia sul frontale del ricevitore. Dotazione eccessiva? Sembrerebbe di sì, se consideriamo i problemi iniziali del ricevitore, specialmente a causa di firmware incapaci di esprimere tutte le potenzialità del sistema. Molte critiche sono state mosse alla casa produttrice, specie in ambiente Internet, a causa dei difetti iniziali del prodotto riassumibili in poca stabilità e lentezza nel rispondere ai comandi: una piccola mancanza della Duolabs è stata ad esempio l’eccessiva fretta nella commercializzazione del prodotto. Non dobbiamo dimenticare che produttori più esperti quali la DreamMultimedia hanno fatto passare mesi tra l’annuncio di un ricevitore, nello specifico DM8000, e la sua effettiva commercializzazione. In ogni caso dopo alcune tribolazioni iniziali e grazie anche alla nascita del modello minore Qbox Mini, si è deciso di uniformare lo sviluppo del firmware dei due modelli dando vita al nuovo corso detto Stone Distribution.

Miglioramenti progressivi
Ad un anno dalla nostra prova abbiamo riscontrato sostanziali miglioramenti nell’uso del ricevitore; innanzitutto una ritrovata stabilità, parte sempre più importante di qualunque prodotto destinato a un vasto pubblico, secondariamente una maggiore velocità di esecuzione delle operazioni di setup e di navigazione tra i menu. Peccato che il telecomando continui ad essere molto direttivo e, quindi, vada puntato verso il ricevitore pena la mancata esecuzione dei comandi impartiti. Impeccabile il funzionamento con le card nostrane, grazie a RADAR, emulatore custom del Qbox, e ottima la gestione dei tuner plug & play con un passaggio indolore tra i canali delle varie categorie. Migliorati gli aggiornamenti online, anche grazie ad un numero crescente di server ai quali attingere e i plug-in quali MyTube, versione Duolabs di YouTube per accedere alla visione dei filmati del popolare sito sul ricevitore.
Alla luce di quanto detto finora, è senz’altro positiva la presenza di un produttore italiano in grado di arginare l’egemonia tedesca sui sistemi Enigma: certamente non è facile imporsi commercialmente in un mondo governato da regole bizzarre dove non sempre il miglior prodotto corrisponde a quello con il maggiore riscontro commerciale, ma di sicuro gli apparecchi Duolabs non temono lo scontro in campo aperto con la più agguerrita concorrenza tedesca, potendo contare su solide carte per poter soddisfare i fini palati degli appassionati più esigenti. Il nostro parere, e vale per qualunque produttore, è la capacità di resistere all’istintiva tentazione di commercializzare prodotti sempre più nuovi soprattutto se ciò va a discapito di vecchi modelli ancora performanti e con un ottimo successo di pubblico. Ben venga quindi un eventuale Qbox-HD2
ma lunga vita al Qbox-One!

CAS Interface 3 e Diablo CAM
Duolabs non si limita alla produzione di decoder: il CAS Interface 3 è, essenzialmente, un programmatore di CAM e di smartcard con caratteristiche tecniche piuttosto evolute come la piena gestione del connettore PCMCIA, che consente  di operare direttamente sul modulo CAM come se questo fosse davvero inserito nel ricevitore. CAS Interface 3 include, inoltre, la possibilità di gestire e programmare Smartcard di vario tipo, sia quelle attualmente esistenti sia altre di futura implementazione: si tratta in effetti di un vero programmatore multifunzionale in grado di gestire i protocolli J-Tag, ISP, I2C, attraverso la porta USB.  La Diablo CAM è una CAM programmabile con funzionalità molto avanzate, commercializzata anche in versione wireless: per ulteriori approfondimenti consigliamo di visitare il sito del produttore.

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