Frontiera più definita

Dicembre 2009. Sono ancora indiscrezioni, rumors, ma hanno riempito le pagine dei giornali e dei siti Internet e riguardano un documento riservato di Mediaset sui progetti di sviluppo della propria piattaforma web.

A prima vista non sembrerebbe nulla di nuovo, Mediaset è presente da anni in Internet con una propria offerta che nel tempo si è sempre più definita e potenziata.

Il fatto è che a Segrate non hanno mai dato l’impressione di voler scommettere a fondo sulle potenzialità della new economy.

Adesso, invece, pare che in cabina di regia Piersilvio Berlusconi e Confalonieri abbiano voluto accelerare il passo in tal senso, lavorando al lancio di un’offerta televisiva accessibile on line molto importante, tanto da infastidire colossi del calibro di You Tube e IPTV come Alice Home TV e Fastweb TV.

Tutto ciò dovrebbe avvenire nel giro di un anno, dal dicembre 2009 all’autunno 2010, anche se con i tempi che corrono nessuno si meraviglierebbe di un possibile slittamento.

Progetto a tappe
Il primo step di questa complessa operazione si chiama Mediaset Web Tv, la piattaforma che offrirà programmi gratuiti e che, se i tempi saranno rispettati, verrà proposta al pubblico a Natale, seguita in primavera dall’arrivo di Mediaset Premium Web Tv che invece punterà su contenuti a valore aggiunto e a pagamento, come già accade sul Digitale terrestre.

Per consentire lo sviluppo della nuova Tv on demand Mediaset lancerà anche un set-top-box  da abbinare ai televisori di ultima generazione, garantendone l’accesso.

Per un Gruppo nato e cresciuto sulla Tv commerciale si tratta di un passo decisivo verso uno sbocco multimediale più maturo. Per essere più precisi l’integrazione dei canali televisivi con una proposta di Tv on demand via web rappresenta il completamento di un’offerta televisiva digitale già ampiamente diversificata con successo attraverso l’investimento nella Tv digitale terrestre.

In termini di risorse significa affiancare ai classici introiti da spot una fetta sempre più importante di ricavi diretti, generati da abbonamenti e pay-per-view.

Visto che gli utenti pay di Mediaset Premium sul Digitale terrestre godranno di condizioni privilegiate per accedere ai nuovi servizi, lo sbarco sul web si configura anche come un’operazione di fidelizzazione dei clienti già acquisiti oltre che di ricerca di nuovi.

Orientamenti e obiettivi precisi
C’è anche un’altra riflessione da fare. Forte di una ricchissima libreria di film e di programmi, Mediaset non poteva continuare a ignorare a lungo le possibilità offerte dalla rete che la teoria della “coda lunga” preconizza come il mercato del futuro in grado di sovvertire le leggi che regolano il tradizionale meccanismo distributivo.

La diffusione di Internet permette, infatti, a chiunque in qualunque momento, di consultare infiniti elenchi di prodotti e soprattutto consente di abbattere i costi di distribuzione e magazzino.

Avendo la possibilità di gestire un catalogo virtuale pressoché illimitato a basso costo Mediaset potrà così permettersi di vendere anche solo poche copie al mese di migliaia di titoli: un’operazione più redditizia che vendere migliaia di copie di pochi titoli.

Con questa mossa Mediaset punta a realizzare un rapporto più diretto con gli utenti, saltando la mediazione degli operatori telefonici (ai quali oggi vende contenuti).
Cercherà naturalmente di ingolosire il pubblico, e qui la “chicca” sarà la possibilità di trasferire i contenuti della sua Web Tv dai PC agli apparecchi televisivi domestici.

Il set-top-box serve proprio a questo, collegare il Web ai televisori, un po’ come si fa ora con il decoder di SKY. In rete i concorrenti si chiamano Yalp di Telecom Italia, Stream.it, You Tube e il nutrito drappello di Web Tv di nicchia, ma nessuno di questi fa il mestiere che si appresta a svolgere Mediaset.

C’è poi l’IPTV, cioè l’offerta di contenuti televisivi da parte degli operatori telefonici ADSL, ma questo mercato non è mai decollato per tante ragioni, non ultimo il fatto che a differenza della Web Tv, l’IPTV è visibile solo agli utenti dei rispettivi operatori ADSL, ossia Telecom, Fastweb, ecc.

Il trend dà ragione al Biscione
Spazi di crescita quindi ne esistono, anche se non conviene dimenticare due o tre cose.
Intanto, che i nuovi canali si stanno moltiplicando in modo ancora più rapido di quanto previsto su tutti i supporti, e questo processo accelera la frantumazione dell’audience.
Poi che il prodotto Mediaset, essendo stato pensato per la televisione e non per la rete, andrà via via ricalibrato e infine che «la nuova Tv che si potrà comandare con un telecomando simile a un mouse», come ha spiegato il direttore di RaiSat Carlo Freccero, avrà tempi lunghi di realizzazione.

In ogni caso la scelta di Mediaset di puntare sui ricavi da pay-tv è in linea con le previsioni dei maggiori istituti di ricerca italiani: eMedia Institute, ad esempio, stima che entro il 2012 i ricavi dalla pay-tv sulle reti nazionali supereranno quelli derivanti dalle inserzioni pubblicitarie, per cui con circa 3,8 miliardi di euro, il pagamento diretto contribuirà al 41% dei ricavi del sistema televisivo.

Il canone, considerando l’assenza di manovre per il recupero di evasione e morosità, si attesterà al 19% circa, mentre agli spot andrà il restante 40%.

Secondo la ricerca il periodo 2009-2012 segnerà la massima accelerazione della migrazione alla Tv digitale multicanale perché la popolazione si troverà in un nuovo ambiente televisivo caratterizzato da nuove tecnologie e nuovi “concept” di prodotto.

Tra le nuove tendenze del mercato Tv segnalate dall’indagine ricordiamo la formazione di un’offerta più consistente sul segmento delle nuovi canali minigeneralisti presenti sul Digitale terrestre, ma anche un aumento della domanda di servizi aggiuntivi e di tecnologie avanzate (tra i quali spicca la “catchup Tv” che vuol fare Mediaset), che faranno registrate nei prossimi tre anni un’accelerazione delle forme d’offerta ibride broadcast-broadband.

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