Il business è dietro l’angolo

Agosto 2012
Tenete a mente questo acronimo: Over the Top TV, sta a significare il mercato dei contenuti video distribuiti via internet. Nei prossimi anni ne sentiremo parlare ancor più di quanto accada oggi. Lo sostengono le indagini, ma basta osservare i comportamenti di consumo di un qualunque ragazzo sotto i vent’anni, per capire di cosa stiamo parlando. Quando si pensa alla Over the Top TV vengono in mente i video di YouTube, ma questa è solo una fettina della torta. Adesso il menu si è fatto più corposo e articolato, prevede “piatti” elaborati: trasmissioni lunghe, fiction, film, serie tv, documentari, news, sport e da qualche tempo anche le web series che dopo un certo successo negli Stati Uniti sono arrivate da noi attraverso prodotti pilota, ma di taglio raffinato, come “The Confession”, trasmesso sul web in Italia da Streamit Twww.tv, una browser tv all’avanguardia nello sviluppo di nuovi modelli televisivi sulla rete.
Con l’ingresso sul mercato dei nuovi apparecchi tecnologicamente avanzati, un prodotto come The Confession diventa televisivo a tutto tondo, nel senso che chi non predilige i riquadri di un piccolo schermo da PC o di una tavoletta, potrà gustarselo su televisori  di 32 o 45 pollici. Oppure, se nel weekend sarà al mare o in montagna, utilizzerà per la visone gli schermi più o meno tascabili dei tablet e degli smartphone, alternative raffinate che hanno sostituito i vecchi videoregistratori. Tutto questo si chiama visione “non lineare” che un tempo, quando esisteva solo l’analogico, si materializzava nella cassetta VHS, mentre oggi è transitata ai moderni “tubi” di internet.

Quante probabilità ha questo scenario di materializzarsi? Molte, stando a quanto afferma Augusto Preta, CEO di It Media Consulting, mentre tira le somme di un report appena pubblicato, dedicato a The internet era of TV: «In tutta l’Europa occidentale il mercato della Over the Top TV a fine 2012 avrà totalizzato ricavi per 514 milioni di euro. E’ un mercato ovviamente in una fase ancora iniziale, ma nei prossimi quattro anni crescerà ad una media annua del 53% e nel 2015 prevediamo che arriverà a sfiorare i 2 miliardi di euro».

I grandi players muovono le loro pedine
Ci sono anche altri elementi che fanno pensare a uno scenario televisivo in piena sindrome da mutamento. Durante l’ultima stagione televisiva, ad esempio, è continuato il lento declino della TV tradizionale in perenne emorragia di ascolti, sia a livello di grandi network sia a livello di emittenti locali e areali. Queste ultime, in particolare, sono state quelle più strozzate dal mix shakerato di tre veleni: la crisi editoriale, lo stallo economico, i costi del passaggio al Digitale terrestre.

Parlare con soggetti così periclitanti di Over The Top Tv forse ha poco senso, ma tutt’altra attenzione arriva dai tre “incumbent” che dominano la televisione italiana, la triade RAI, Mediaset, SKY. Chi con maggiore convinzione, chi con meno, hanno tutti lanciato i loro servizi di distribuzione video via web. Da Sky Go a Premium Play di Mediaset, da Cubo Tv di Telecom Italia a Replay della RAI. Non importa che a oggi i numeri reali di questo mercato siano ancora sensibilmente inferiori a quelli prodotti dalle fonti tradizionali di ricavo: l’importante è tenere un piede sui nastri di partenza con l’occhio vigile per non farsi scalzare dall’avversario.

Se non altro la TV su Internet permette di recuperare, almeno in parte, il calo di ascolto, dato ormai per cronico, delle reti principali. Ecco perché i reparti marketing delle TV, le factory e gli istituti specializzati hanno già sguinzagliato i segugi e alzato le antenne per captare cosa possa funzionare e cosa no, sulla nuova televisione del futuro. La prima indicazione emersa è che lo spazio di Internet si configura come un’ottima potenzialità per la pay tv. Una pay tv particolare ovviamente, differente da quella esistente. Una pay tv “low cost”, a buon mercato, con utenti che alla pay per view – cioè al singolo evento pagato di volta in volta - preferiscono l’abbonamento base, ma ad una cifra bassa, spesso inferiore ai 10 euro che dia accesso a un bouquet di contenuti: un catalogo di titoli da cui pescare a piacimento. Magari pagando in un secondo tempo i contenuti più pregiati. Un’ipotesi accattivante suffragata dalle previsioni di It Media Consultig che nello studio citato afferma che da qui al 2015 il valore degli  abbonamenti crescerà al punto di diventare la prima fonte di ricavi della televisione.

Web TV sempre effervescenti
Queste sono le dinamiche che muovono i piani alti della televisione italiana. Ma a giocare la partita della nuova televisione su Internet troviamo anche i player digitali, i nativi della rete, quel nutrito gruppo di emittenti che da tempo offrono contenuti televisivi esclusivamente via internet: le Web TV, protagoniste qualche anno fa di un esplosione che lasciava presagire un grande futuro, sino ad oggi rimasto sulla carta. Ciò non ha impedito a questi soggetti di proseguire la loro strada. Oggi sono ancora in campo e sono numerosi, come testimonia la partecipazione al recente meeeting nazionale di Bologna di 700 partecipanti accreditati, tra i quali una massa di videomaker ed editori digitali. Nel primo trimestre 2012, secondo Altratv.tv trasmettono in tutta Italia 642 Web TV, contro le 590 di fine 2011. E ad oggi si stima un fatturato di 10 milioni di euro per 10.000 addetti tra operatori diretti e indotto.

Accanto alla brand extension di marchi affermati come Repubblica e Corriere della Sera proliferano tante piccole Web TV che lavorano con una logica completamente diversa. La spinta va verso una nuova generazione di videopartecipazione “dal basso”, espressione di cittadinanza attiva digitale, che utilizza anche social network e apparecchi mobili. Assieme ai videoblog e ai portali d’informazione locale puntano a informare e a denunciare ciò che non va, creando un filo diretto tra cittadini e amministrazioni, attraverso i sottili fili digitali delle community. 

Negroponte si sbilancia
Anche un ricercatore come Emilio Pucci, direttore di eMedia Institute, è convinto che in Italia la televisione non lineare sia un mercato destinato a crescere. Dalle sue stime emerge per il 2012 un fatturato complessivo di 111 milioni di euro, contro i 63 milioni dello scorso anno. Una cifra che comprende i ricavi da pagamento diretto da parte degli utenti (per esempio le prime visioni pay di SKY e Mediaset) e da spot. Per quanto riguarda l’ipotesi che questa nuova televisione “cannibalizzerà” la vecchia, Pucci afferma: «Il primo e per ora unico effetto di sostituzione riguarda l’home video, gli utenti noleggiano sempre meno film in formato fisico, con il DVD, ma accede sempre di più alle offerte on demand. Un mercato interessante se si pensa che in Italia ci sono quasi 3 milioni di famiglie dotate di Connected TV, decoder con accesso al Web e console da gioco».
A Dogliani, provincia di Cuneo, terra di Luigi Einaudi, nel corso del primo Festival della TV e dei nuovi media, Nicholas Negroponte, autore di Being Digital (Essere Digitali), e fondatore del Media Laboratory del Massachussetts Institute of Technology, ha definito la TV «Come la sintesi di un’epoca passata nella storia delle comunicazioni, il mezzo tipico del consumo passivo e massificato, della povertà culturale. Viceversa, l’attuale comunicazione digitale mediata dal computer diventa portatrice di valori opposti come interattività, possibilità di moltiplicare i messaggi sulla base di esigenze diverse di pubblici diversi, potenzialità culturali illimitate». Negroponte, che già in passato, si è distinto per alcuni spregiudicati vaticini sul futuro dei media poi dileguatisi nel vento, questa volta avrà ragione?

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