Il match si fa sempre più duro

Febbraio 2011. Non c'è stato il finale con il botto, sono mancati i fuochi pirotecnici finali. A stare alle prime indiscrezioni sui dati di mercato, l'ultimo mese del 2010, quello che poteva consegnare a SKY e a Mediaset tanti nuovi abbonati ai loro canali a pagamento, è stato positivo e interessante, ma senza diventare entusiasmante.
La pay-tv è entrata ormai tra le cose a cui anche con la crisi gli italiani fanno fatica a rinunciare, ma a cavallo delle Feste di Natale nei negozi di elettronica di consumo a monopolizzare l'interesse dei consumatori sono stati soprattutto i nuovi smartphone, le console, i tablet e tutte le altre novità tecnologiche che si contendevano il titolo virtuale di regalo dell'anno. Il televisore, grazie anche allo switch-off del nord Italia che ha stimolato l'ennesimo rinnovamento del parco, ha corso ancora una volta tra i candidati alla vittoria, puntando soprattutto sulle sue nuove versioni a LED e 3D compatibili; ma, evidentemente, non è stata l'idea di diventare un nuovo abbonato alla pay di Rupert Murdoch o a quella di Piersilvio Berlusconi il fattore trainante della vendita.

BSkyB, corsa ad ostacoli
Per i due grandi competitor nostrani, la fine del 2010 è stata contraddistinta dalle fasi decisive di due vicende che le vedevano impegnate da mesi in Europa. News Corp. correva per acquisire il controllo totale di BSkyB in Gran Bretagna e si è dovuta confrontare con la volontà contraria di molti tra i protagonisti della vita politica e sociale inglese, che hanno remato apertamente contro un esito favorevole dell'affare. Quando scriviamo la società di Rupert Murdoch ha già ricevuto l'assenso dell'Europa ed ora è in attesa di quello delle istituzioni inglesi, ma tutto si è svolto e si sta ancora svolgendo all'insegna dei continui rinvii e colpi di scena.

Ebbene, si discute sempre del machiavellismo della nostra politica e dei suoi incomprensibili valzer di alleanze, spesso variabili e trasversali, ma in questo caso va sottolineato come anche nella culla anglosassone della democrazia liberale su certe partite si tenda comunque a perdere di vista lo stile e il riferimento più tecnico alle indicazioni dell'economia e del diritto. Perfino all'interno del governo conservatore britannico si è desunto esistesse uno schieramento pregiudizialmente pro-Murdoch e uno apertamente contrario e così è stato interessante verificare come funzionino, senza infingimenti buonisti, anche le lobby oltre Manica.

Tra i nemici dell'operazione sono scesi in campo editori, filosofi, economisti e perfino membri del clero britannico; mentre dall'altra parte della barricata si è alla fine posizionato il mondo della pubblicità, dichiaratosi simbolicamente favorevole alla svolta con l'assenso influente dato da Sir Martin Sorrell, grande capo della più grande holding inglese dell'advertising.

La conquista di Telecinco
Ancora più delicato, se possibile, è stato il cambiamento di equilibrio dello scenario sancito una volta per tutte alla fine di dicembre in Spagna. Mediaset ha comprato Cuatro e il 22% di Digital + da Prisa, è ha acquisito come partner gli editori di El Pais (uno dei giornali che critica da sempre con veemenza Silvio Berlusconi e che anche in questi mesi non ha certo ammorbidito i toni).
Il Biscione diventa così il più grande player della televisione spagnola, potendo contare su circa il 22% delle audience in chiaro e su quasi il 40% dell'investimento pubblicitario sul mezzo. Anche in Spagna, come in Italia, il Gruppo di Segrate si trova ad essere coinvolto sia nella televisione a pagamento sia in quella free. In Digtal + si ritrova a fianco con la stessa percentuale di proprietà (22%) anche Telefonica. E' stato per rendere compatibile e accettabile questa “pesante” copresenza che l'authority della concorrenza spagnola ha definito una lunga serie di limiti e condizioni all'osservanza delle quali l'operazione è stata vincolata.

Tornando all'Italia, ma rimanendo in Spagna, vale la pena ricordare come nella penisola iberica sia italiano anche il secondo Gruppo radiotelevisivo privato (De Agostini/Planeta). Non va poi dimenticato che gli spagnoli di Telefonica, attraverso la loro presenza in Telecom, sono diventati da tempo un player importante del nostro mercato nazionale, dei media e, soprattutto, delle TLC e del multimedia. Nel nuovo contesto diventa naturale pensare che il Gruppo guidato da Cesar Alierta possa nel tempo diventare un partner strategico del Gruppo del Biscione e supportarne l'ambizione di un'ulteriore diversificazione e internazionalizzazione. Dal punto di vista del peso lobbystico e in chiave europea e internazionale con un patto con Telefonica è probabile che Mediaset riuscirebbe a colmare una parte del gap che al momento pare soffrire nei confronti di Murdoch e di News Corp.

I diritti in palio
In palio c'erano i diritti del Calcio europeo dal 2012 al 2015 e la gara ha finito per assumere un valore che andava ben oltre l'esito finale. Il confronto era interessante perché per la prima volta o quasi SKY poteva affrontare la prova senza che per essa pesassero i vincoli e i limiti sanciti al momento della fusione tra Stream e Telepiù. La sensazione che emerge, considerata la strategia degli uomini di Tom Mockridge nella vicenda, è che di qui in avanti la pay satellitare non si accontenterà di dividere più o meno equamente i diritti più costosi in gioco con il principale competitor, ma giocherà più aggressivamente le proprie carte. SKY si è aggiudicata quattro pacchetti della Champions League dei cinque messi in palio per le stagioni che vanno dal 2012 al 2015, in pratica la parte più pregiata: il diritto di trasmettere due dei tre pacchetti per le dirette televisive disponibili, compreso il migliore incontro del martedì e gli incontri di categoria 3-16 (ovvero, le scelte rimanenti del martedì e del mercoledì dopo gli incontri di prima scelta), così come i diritti non esclusivi per i programmi di sintesi di martedì e mercoledì. Inoltre i diritti verranno sfruttati online grazie al sito www.skytv.it e sul portale mobile Sky Sport 24.

A Cologno prima si sono incavolati e hanno annunciato l'intenzione di fare ricorso all'antitrust nazionale accusando SKYdi aver pagato un prezzo “al di fuori di ogni logica economica e motivato esclusivamente dalla volontà di eliminare qualunque tipo di concorrenza”. Poi hanno deciso bene di darsi da fare seriamente e si sono aggiudicati la fetta rimanente dei diritti in palio.
A Mediaset per la Champions League, nel triennio 2012-2015, è andato il miglior incontro del mercoledì, che però sarà trasmesso solo sulla televisione in chiaro ma, al contrario di quello che succede con la attuale gestione RAI, non sarà trasmesso in diretta da nessuna pay-tv. Il Biscione, inoltre, assicurerà gratuitamente ai propri telespettatori le semifinali giocate dalle squadre italiane e la finalissima. Le reti free di Mediaset trasmetteranno anche gli highlights con tutti i gol e le sintesi delle partite sia del martedì sia del mercoledì.
Mediaset si è pure aggiudicata i diritti esclusivi per tutte le piattaforme Tv dell'intera Europa League, torneo che acquista ancor più valore sportivo a causa della riduzione a due delle squadre italiane che disputeranno sicuramente la Champions League.
Ciò significa che saranno iscritte ai vari turni di Europa League club di prima grandezza: la vincitrice della Coppa Italia e, dopo i play-off, la quarta e la quinta classificate in campionato. In più, giocheranno in Europa League anche le eventuali squadre italiane eliminate dalla Champions. Tutte le partite saranno trasmesse da Mediaset Premium e una per turno sarà trasmessa anche gratuitamente dalle reti generaliste Mediaset.

Ritorno al chiaro
L'aspetto più interessante della scelta di Mediaset consiste forse nel volere tornare a investire seriamente sul Calcio in chiaro in un momento in cui per questo tipo di diritti la pay-tv sembrava oramai accreditata come unica possibile destinazione. E poi la scommessa sulla Europa League, valutato come un torneo capace di attrarre attenzione e abbonati per Mediaset Premium.
Fuori dalla partita la RAI, che si è quasi subito tirata fuori dall'asta. Mai realmente considerata la possibilità che fossero Dahlia TV o La7 ad aggiudicarsi questa tipologia di diritti. Da qui in avanti in tema di diritti importanti di Calcio, fiction, grandi eventi sportivi sia Mediaset sia SKY potranno giocare le loro carte facendo pesare la presenza su più mercati (free e pay) e su più territori. Ci può stare che La7, Europa 7, Dahlia TV e gli altri outsider si tengano fuori da questo tipo di gare puntando su altri aspetti dell'offerta le proprie chanches.
Ma c'è da chiedersi se possa fare una scelta del genere la RAI e, soprattutto, rimane poco chiaro come possa fare a confrontarsi con questi rivali la Tv pubblica. E qualche quesito viene subito in mente: cosa succederà quando verranno ridiscussi i diritti della Formula Uno, chi si aggiudicherà i prossimi Europei di Calcio?
Ma l'interrogativo più interessante, in prospettiva, è quello che riguarda la gara sui diritti del Calcio italiano 2012-2015. Si arriverà ancora una volta all'equa spartizione che ha caratterizzato la prima gara gestita dall'advisor In Front? O, piuttosto, i due principali competitor - costi quel che costi (almeno i mille milioni incassati dalla Lega nella precedente asta) - cercheranno di aggiudicarsi in esclusiva le partite delle squadre più importanti del torneo?

Pubblica i tuoi commenti