Il sale (e il pepe) della concorrenza

Maggio 2009. SKY contro Mediaset. Tom Mockridge contro Fedele Confalonieri ma, soprattutto, Murdoch junior contro Berlusconi junior, ovverosia James contro Piersilvio. Non è una faida familiare ma una sfida globale tra due figli di tycoon e ora tycoon a loro volta. Una partita difficile in cui ad ogni mossa ne corrisponde un'altra e non c'è ancora la possibilità di indovinare chi vincerà la gara.

La pay-tv di James Murdoch ha lanciato il nuovo canale Sky Uno e ci ha messo dentro, oltre all'atteso show di Fiorello, anche un programma con Panariello, il Rischiatutto di Mike Buongiorno, un nuovo talent show sul ballo condotto da Lorella Cuccarini e, a stare ai si dice, chissà quante altre cose ancora arriveranno nei prossimi mesi.

La pay satellitare inizia a proporre in proprio quello che identifica come “il meglio” della proposta della Tv tradizionale ed è lecito attendersi che questo processo e questo progetto non si fermeranno al riposizionamento di un canale (Sky Vivo diventato appunto Sky Uno).

Con la crisi della pubblicità che costringe la Tv generalista a tagliare le spese della produzione e i compensi delle star, per SKY non deve essere difficile arruolare personaggi di punta del piccolo schermo chiamandoli a “riscaldarne” la proposta e a rendere al pubblico a casa ancora meno essenziale di quanto non sia già adesso l'idea di sintonizzarsi sulle reti del duopolio.

La rivoluzione silenziosa
Una sorta di rivoluzione silenziosa, da questo punto di vista, la pay guidata da Tom Mockridge l'ha già portata a termine.
Basta guardare la curva che disegna l'andamento degli ascolti di Sky Tg24 per verificare come il telegiornale diretto da Emilio Carelli abbia già scardinato nei fatti la sacralità dell'appuntamento con le news dell'ora di pranzo e poi delle venti di Rai Uno e Canale 5.

In termini di ascolti ancora non c'è partita, ma non c'è dubbio che dal telespettatore della pay l'informazione di SKY non sia più vissuta come una fonte solo complementare a quella del Tg1 e del Tg5 ma, oramai in molti casi, come la prima scelta di consumo.

Alla Tv generalista rimane un indiscutibile primato nel prime time, un ruolo chiave nell'approfondimento giornalistico ed è presumibile che la pay di Murdoch ora vada all'attacco anche di questi presidi.
L'arruolamento di Enrico Mentana “cassato” da Canale 5? Probabilmente non è questa la pista giusta, ma è lecito attendersi anche su questo fronte qualche bella novità.

La ratio appare semplice. Se davvero la RAI e Mediaset (che intanto vanno avanti nella messa a punto della piattaforma Tivù Sat e, guarda caso, attraverso DGTVi hanno chiamato una vecchia volpe di SKY come Tullio Camiglieri ad occuparsi delle relazioni esterne) dovessero decidere di abbandonare le prime sei posizioni del telecomando della pay-tv, agli abbonati sarà offerta un'alternativa in grado di dissuadere dal cambio di canale e di piattaforma.

Di più, SKY sta chiedendo alla RAI di onorare un accordo che prevedeva che anche Rai 4 (attualmente in onda solo sul Digitale terrestre) andasse on air sulla piattaforma sat di Rupert Murdoch.

In ballo tra Viale Mazzini e Sky c'è anche l'accordo per il rinnovo della permanenza sul sat pay di RaiSat Premium, Extra, Cinema, Gambero Rosso, Yoyo e Smash Girls e non c'è dubbio che sul Digitale terrestre molti di questi canali avrebbero vita molto più dura e molti problemi di compatibilità con le tre reti generaliste.

Contratto, riconferma possibile
Il contratto da quasi sessanta milioni di euro è da rinnovare entro giugno e c'è ragione di credere - a meno che non entrino in gioco logiche perverse di telepolitica - che anche in nuovi vertici della Tv pubblica, con Garimberti presidente e Mauro Masi direttore generale, alla fine scelgano la strada più razionale che è quella della conferma.

Il mercato della pubblicità langue e la concessionaria pubblica, la Sipra, ha concluso il primo trimestre con un risultato di raccolta del 20% circa inferiore a quello dell'anno passato e certamente non potrà garantire molti dei milioni di euro che aveva portato in cassa nel 2008.
Rinunciare ai soldi di SKY senza alcuna altra entrata compensativa sarebbe veramente rischioso. Per non dire dei problemi connessi ad un'eventuale “sparizione” dei canali della RAI dal telecomando di SKY.

Il discorso vale anche per Mediaset: va bene che sta per partire Tivù e che bisogna motivare il pubblico a scegliere anche la nuova piattaforma, ma nel pieno di questa estate gli ascolti della Tv generalista saranno comunque terremotati dall'avvio del processo di switch-off in due regioni importanti e popolate come il Lazio e la Campania.

Visto cosa è successo in Sardegna, la Tv pubblica e il Biscione hanno convenienza a rinunciare proprio in questo periodo alla quota di pubblico che guarda i loro canali, preferibilmente, avendo come riferimento il telecomando di SKY?

Biscione attento alla UE
Se è vero che a Viale Mazzini per adesso appaiono distratti dal tema della competizione con SKY e con Mediaset e invece sono tutti impegnati nella ciclica battaglia per la difesa e la conquista delle poltrone che contano, a Cologno, invece, sembrano come mai prima mobilitati e attivi, pronti alla controffensiva e, in qualche caso, anche alla rappresaglia contro lo “squalo” australiano.

Stando bene attenti a non irritare l'Europa che ha già stigmatizzato la strabordante presenza di mux duopolisti nel Digitale terrestre (in Sardegna RAI e Mediaset ne hanno sei a testa), quelli di Cologno starebbero per mandare on air l'ennesimo infoltimento della proposta pay di Premium Gallery.

È già diventata realtà, inoltre, la veicolazione tramite Alice Home Tv dei canali Mediaset. Piersilvio, inoltre, ha promesso battaglia planetaria a Murdoch, che per adesso soffre per i conti in sofferenza di una News Corp. che ha fatto l'errore di acquisire grandi e costosi brand della carta stampata proprio prima che la crisi ne abbattesse il valore.

Vedremo se davvero Piersilvio Berlusconi finirà per fare acquisizioni importanti scegliendo tra le opportunità spagnole, tedesche e inglesi attualmente al vaglio, allargando i termini del confronto con James e con l'amico/nemico del padre; per adesso c'è da registrare come per lui la partita italiana rimanga quella più attuale e coinvolgente.

L'alternativa “piccante”
Come fosse il resoconto dell'andamento della “guerra dei centenni” anche all'inizio di questa primavera ci tocca fare il punto sulle mosse e contromosse attuate dai grandi player della Tv digitale in Italia.
Gli argomenti, fatalmente, tendono a ripetersi ed è destino che tornino d'attualità come tormentoni finché certi giochi non saranno completamente chiusi.

Le due più grandi incognite che rimangono in sospeso sembrano - a questo punto del racconto - il destino della rete di Telecom e quello dei diritti del Calcio con la nuova gestione dell'advisor Infront.
Ne abbiamo parlato in passato e sicuramente torneremo a parlarne anche nei prossimi numeri; specialmente sul versante del calcio è lecito attendersi che già prima dell'estate inizi la querelle che inevitabilmente accompagnerà la definizione dei pacchetti di diritti e l'allocazione definitiva degli stessi.

Per fortuna l'attualità del settore è ricca anche di altre storie e notizie interessanti, anche se la realtà del mercato e la situazione dell'economia suggerisce a tutti i nuovi player di posizionarsi ai margini della contesa più importante.
Chi entra in gioco nel mercato televisivo italiano lo fa per lo più pensando ad una proposta di tipo complementare rispetto a quella già presente sul Digitale terrestre e su quello satellitare.

Nessuno, in sostanza, è così pazzo da pensare di poter aggredire il grande target delle famiglie o quello dei bambini, già ampiamente presidiati sia sul satellite sia sul Digitale terrestre e, piuttosto, si cerca di fare proseliti con offerte indirizzate al target maschile veicolate attraverso il Digitale terrestre.
Target maschile vuol dire Calcio, vuol dire sport, ma vuol dire soprattutto una dose massiccia di “peperoncino” nei piatti del proprio menu.

La scelta di Dahlia
Hanno già da qualche mese messo in pista l'offerta calcio ereditata da La7 Carta Più e a marzo sono partiti con il primo pezzo del proprio bouquet pay destinato a tutti i fruitori del Digitale terrestre.

Gli svedesi di Air Plus stanno lanciando Dahlia attraverso una campagna pubblicitaria abbastanza massiccia che, oltre che con una copertura nazionale di base, per adesso viene saggiamente pianificata investendo con più convinzione nelle regioni dove è maggiore il radicamento dei fruitori delle partite e delle squadre già in dotazione.
Si cerca, in sostanza, di creare un vero e proprio parco abbonati “neonati”, ma è logico anche puntare sul drappello di consumatori già disponibili.

L'ambizione dell'amministratore delegato Fabrizio Grassi è di raddoppiare il numero di utenti già in dotazione e passare dai 240 mila del Calcio a quasi mezzo milione di sottoscrittori. Per fare questo salto Dahlia Tv punta molto su un'offerta “adult” e su prezzi largamente convenienti: se ci si abbona per un anno si vedono cinque canali a soli dieci euro al mese.

Oltre a Dahlia Sport e a Dahlia Calcio, il bouquet prevede Dahlia Xtreme e poi Dahlia Eros e Dahlia Adult.
Ebbene, Dahlia Calcio propone il meglio della Serie B e le partite di Serie A già trasmesse da Cartapiù. Maurizio Biscardi e Michele Plastino sono i volti-testimonial del canale.

Per quello che riguarda invece Dahlia Sport, tra i diritti acquisiti ci sono quelli di 25 incontri di boxe e poi sono previsti programmi ed eventi riguardanti motori, vela, off shore, rugby, l'atletica leggera e quanto altro acquisibile senza spendere e spandere troppo; il volto chiave, in questo caso è quello dell'esperto di boxe Rino Tommasi.
Taglio ancora più maschile e target tendenzialmente più giovane per Dahlia Xtreme, che ha in palinsesto lotte moderne, discipline rischiose, motori e tribù metropolitane.

Ma la parte più trainante dell'offerta, oltre al calcio, dovrebbe essere quella mandata in onda attraverso Dahlia Eros (con una programmazione di tenore porno soft) e Dahlia Adult (con programmazione decisamente hard e parental control).
Al via del prossimo campionato, invece, dovrebbero essere disponibili altri tre canali, con un'offerta di cinema (stavolta non hard) consistente.

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