La questione dei “K”

Agosto 2007. Le 35 installazioni nazionali di sala non appartenenti al circuito Microcinema sfruttano per la videoproiezione apparecchi DLP Cinema 2K (con risoluzione a 2048x1080), di costruzione Christie, Barco o Cinemeccanica.
Stando alle specifiche indicate dal consorzio DCI (Digital Cinema Initiative) e ratificate poi in ambito SMPTE (l'organizzazione mondiale degli standard cinetelevisivi), la risoluzione 2K è quella minima necessaria per far sì che una sala digitale possa effettivamente fregiarsi della denominazione “D-Cinema”.

Locali equipaggiati con videoproiettori digitali a risoluzione inferiore vengono classificati da DCI/SMPTE come ambienti per Electronic Cinema.

Le sale Microcinema dispongono di videoproiettori in formato 1.3K, una risoluzione HD equivalente a 1280x720 punti. Di conseguenza, molti “puristi” tendono a storcere il naso di fronte a una densità del genere, anche se occorre considerare che il formato 1.3K rappresenta per le sale digitali medio/piccole quello più conveniente dal punto di vista del rapporto costo di esercizio/prestazioni offerte.

D'alta parte, Mocrocinema prevede di rendere disponibile per il proprio circuito di sale altresì il formato 2K.
A questo punto, i “puristi” saranno contenti? Speriamo di sì. Purché non si tratti di “puristi” nostalgici della celluloide, i quali fanno notare che persino l'approccio D-Cinema 4K (4096x2160 pixel) garantisce una risoluzione immagine ancora ben lontana da quella offerta dalla pellicola 35mm.

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