L’Alta Definizione come non si è mai vista

Qualità e quantità, valori tradizionalmente antitetici e che, invece,  nelle nuove tecnologie in mostra al convegno, convergono. La prospettiva è racchiusa sin dal duplice significato del titolo della Conference di Saint Vincent dove la prima metà, “Da zero a 4K”, indica «il passaggio dallo zero, ovvero dall’analogico, al digitale nei suoi vari stadi evolutivi sino all’Ultra Alta Definizione (4K) con il progressivo ingresso sul mercato di televisori capaci di offrire una user experience attraverso immagini straordinariamente definite», – spiega Marco Pellegrinato, direttore Ricerca & Progettazione Tecnica di Mediaset e VicePresidente di HD Forum Italia, che ci guida tra gli aspetti salienti del Convegno. L’altra metà del titolo, “dieci, cento, mille schermi”, è riferita invece alla proliferazione delle modalità di fruizione dei contenuti video su Tablet e Smartphone anche in mobilità. «L’immagine di tutti rilassati sul divano davanti allo schermo TV di casa è incalzata dal moltiplicarsi degli schermi a disposizione, – continua Pellegrinato – anche la mobilità entra a far parte integrante dell’era HD».

IL 4K ACCESSIBILE
Qualità e quantità vanno quindi a braccetto grazie ai nuovi standard di codifica video, efficienti e qualitativi che si stanno affermando rendendo spettacolare anche la modalità mobile. Diversamente, nella fruizione domestica della televisione si avverte la necessità di distanziarsi dalla qualità garantita dai device mobili aumentando a dismisura le dimensioni dei televisori e conseguentemente la definizione delle immagini trasmesse. «Era previsto che i televisori 4K sarebbero arrivati sul mercato italiano nel 2017 e invece l’industria sta anticipando il loro ingresso verso il 2015 con prezzi in linea con il top di gamma dei televisori 2K attualmente presenti sul mercato», specifica Pellegrinato.

L’ECOLOGIA DEI CONTENUTI
Stando allo scenario descritto, viene perciò a crearsi un fenomeno di opposti: il piccolo mobile dalla qualità sempre più accattivante e il grande, per non dire gigantesco, del main screen di casa dagli effetti mirabolanti. La dicotomia introduce uno degli argomenti clou della Conference, quella che Pellegrinato definisce “ecologia dei contenuti”. «Fino a non molto tempo fa la fruizione televisiva si differenziava da quella sul web per qualità, formato, risoluzione, dimensione delle immagini. – dice – Mancava un formato comune, multiscreen, che conformasse adeguatamente il contenuto al media scelto per la visione. Oggi, finalmente, viene a crearsi una nuova convergenza. Sono state cioè messe a punto codifiche comuni, modelli di dimensionamento e adattamento, sistemi di protezione che privilegiano l’uso di diversi tipi di DRM all’interno dello stesso formato di encription dando la possibilità di formulare contenuti conformati che si adattano a ogni tipi di device». Insomma, one size fits all. Ovvero: non occorrerà più produrre tante versioni di un contenuto quante sono le piattaforme di distribuzione, sarà viceversa la piattaforma a riconoscere e adattarsi in base al contenuto. E non è molto lontano, visto l’eccezionale abbrivio preso dall’innovazione tecnologica, il momento in cui tali device cominceranno a entrare in commercio.

UNO STANDARD PER L’ULTRA HD
Al riguardo, a Saint Vincent si parla di due nuovi formati standard: Dash (Dynamic Adaptive Streaming over HTTP) e Common Encription. «Due tecnologie che consentono al singolo contenuto di contenere tutti i profili di adattamento, dal più piccolo al più grande. Una volta applicati, i vantaggi in temini economici e di controllo della qualità saranno evidenti, riducendosi inoltre le esigenze di storage per rendere disponibili i contenuti», afferma Pellegrinato.

Ma a livello di user experience le novità innescheranno cambiamenti sulla qualità dei contenuti? «La rete distributiva broadcast, terrestre e satellitare, non ha di questi problemi perché è a qualità garantita. – risponde Pellegrinato – Diverso è il caso di internet, dove la qualità che raggiunge l’utente è inficiata da una serie di varianti che dipendono dalle connessioni, non a caso è stato introdotto il concetto di best effort. Invece l’adattabilità del formato di presentazione dei contenuti alle asperità della rete (adaptive streaming) è uno dei meccanismi che migliorano il risultato. Ma non basta ancora, per questo motivo è stato creato un nuovo codec che rappresenta il top della tecnologia, si chiama HEVC (High Efficiency Video Coding), oggetto anche questo di una presentazione all’HD Forum Conference». Questo codec promette di entrare in una nuova dimensione di qualità e di efficienza, molto superiore al noto MPEG4, perché consente di raggiungere risoluzioni molto elevate (UltraHD), ma allo stesso tempo utile a confezionare contenuti a definizioni minori, come l’HD o l’SD, con velocità di banda inferiori, addirittura dimezzata rispetto a quella utilizzata dall’ormai tradizionale codec H264. Capito perché nell’Alta Definizione qualità e quantità non sono antitetici?

Per informazioni
http://www.hdforumconference.com

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