Le regole: punti cardine della legge Gasparri

Giugno 2008. La legge Gasparri fissa nel 20% del SIC - il sistema di comunicazione integrato che diluiva i limiti di accaparramento della raccolta pubblicitaria considerandoli in relazione ad un unico bacino nel quale confluivano anche satellitare e Digitale terrestre - il limite massimo della raccolta per ogni soggetto presente nel mercato.

Il SIC è un “paniere” di cui fanno parte il canone, la pubblicità nazionale e locale, le sponsorizzazioni, le televendite, le telepromozioni, le promozioni di propri prodotti e servizi, le offerte televisive a pagamento, la stampa quotidiana e periodica, l'editoria elettronica diffusa tramite internet.
Il SIC scende al 10% per le società di telecomunicazioni i cui ricavi superano il 40% dei ricavi complessivi del mercato dei servizi di telecomunicazione.

Chi possiede più di una rete televisiva non può avere partecipazioni in imprese editrici di quotidiani o fondarne di nuove fino al 31 dicembre 2010. Chi possiede quotidiani può invece acquisire emittenti televisive.
Gli spot pubblicitari sono soggetti a un limite orario che per le televisioni commerciali è fissato al 18% per ora di trasmissione.

Vi è inoltre un limite quotidiano che è fissato al 15%, ed elevabile al 20% comprendendo anche telepromozioni e televendite, fino a un massimo di un'ora e 12 minuti al giorno.
Per le Tv locali il limite quotidiano di affollamento pubblicitario è del 40%, comprese le televendite.

Cosa voleva cambiare Gentiloni
Gentiloni voleva cancellare il SIC e definiva dominanti le posizioni sul mercato dei soggetti che superassero la soglia del 45% delle risorse.
Per le Tv che superavano il limite non erano previste multe o sanzioni: a loro si sarebbe applicata la misura di riduzione dell'affollamento orario della pubblicità dal 18% al 16%.
Il DDL prevedeva il trasferimento di una rete analogica sul digitale entro il 2009 per Rai e Mediaset.

Nessun editore televisivo avrebbe potuto avere più del 20% della capacità di trasmissione sul Digitale terrestre.
Per le frequenze acquisite sulla base del trading consentito dalla legge del 2001 era stato disposto un “dovere di vendita”. Viceversa si prevedeva che le frequenze utilizzate “di fatto” venissero restituite e messe a gara dallo Stato.

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