L’UE contraria ai limiti territoriali per le pay-tv

Novembre 2011
 “Un sistema di licenze per la ritrasmissione degli incontri di calcio - si legge nella sentenza - che riconosce agli enti di radiodiffusione un’esclusiva territoriale per Stato membro e che vieta ai telespettatori di seguire tali trasmissioni con una scheda di decodificazione in altri Stati membri, è contrario al diritto dell’Unione”. La FAPL gestisce la Premier League inglese e commercializza i diritti di diffusione televisiva degli incontri del campionato riconoscendo ai broadcaster il diritto esclusivo di diffusione in diretta su base territoriale. Considerato che la base territoriale corrisponde, di regola, ad un solo Stato membro, i telespettatori possono seguire unicamente gli incontri trasmessi dai canali televisivi nello stato membro in cui risiedono. Proprio per proteggere questa esclusiva territoriale e impedire al pubblico la ricezione delle trasmissioni al di fuori del territorio nazionale, i broadcaster si impegnano, nel contratto di licenza firmato con la FAPL, a criptare il proprio segnale satellitare ed a trasmetterlo ai soli abbonati del proprio territorio. Il contratto di licenza vieta quindi di fornire le smart card al di fuori dello stato membro al quale è stata concessa la licenza. Da qui le controversie nate quando, nel Regno Unito, alcuni bar e ristoranti hanno iniziato a usare smart card straniere, in particolare di una pay-tv greca, per vedere gli incontri della Premier League. Con questa sentenza, la Corte ha evidenziato che una normativa nazionale che vieti l’importazione, la vendita o l’utilizzazione di schede di decodificazione straniere è contraria alla libera prestazione dei servizi e non può essere giustificata, né con riguardo all’obiettivo della tutela dei diritti di proprietà intellettuale, né dall’obiettivo di incoraggiare l’affluenza del pubblico negli stadi.

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