L’UE respinge il ricorso di Mediaset sui contributi ai decoder

Agosto 2010. Nell'ambito del processo di conversione dei segnali televisivi al sistema digitale avviato in Italia nel 2001 e da completare entro il 2012, la legge finanziaria del 2004 aveva previsto un contributo pubblico di 150 euro per ogni utente che avesse acquistato o locato un apparecchio per la ricezione di segnali televisivi digitali terrestri.
Lo stesso aiuto veniva rifinanziato l'anno successivo per un importo ridotto a 70 euro. Il limite di spesa del contributo ammontava, per ogni anno, a 110 milioni di euro.

A seguito di denunce presentate da emittenti satellitari come Europa 7 e Sky Italia, la Commissione avviò un procedimento formale di indagine e, nel 2007, qualificò il contributo come aiuto di Stato a favore delle emittenti digitali terrestri che offrivano servizi di televisione a pagamento, in particolare servizi pay-per-view, nonché di operatori via cavo fornitori di servizi televisivi digitali a pagamento.

A suo parere, ancorché il passaggio alla radiodiffusione televisiva digitale costituisse un obiettivo di interesse comune, il contributo risultava sproporzionato e non evitava inutili distorsioni della concorrenza.
Infatti, non applicandosi ai decoder digitali satellitari, la misura non era tecnologicamente neutra.

La decisione imponeva all'Italia di procedere al recupero, nei confronti dei beneficiari, dell'aiuto e dei relativi interessi. Mediaset fece ricorso al fine di ottenere l'annullamento della decisione ma il tribunale dell'UE, in una sentenza pronunciata il 15 giugno scorso, ha respinto il ricorso in toto confermando che la misura consentiva alle emittenti digitali terrestri e agli operatori via cavo, fra Mediaset, di godere di un vantaggio rispetto alle emittenti satellitari.

Il Tribunale ha ricordato che nessuna norma impone che la Commissione, all'atto di ordinare la restituzione di un aiuto dichiarato incompatibile con il mercato comune, determini l'importo esatto da restituire.
Il recupero di un aiuto dichiarato incompatibile con il mercato comune deve essere effettuato secondo le modalità previste dal diritto nazionale e spetterà al giudice nazionale pronunciarsi sull'importo dell'aiuto.

Il testo ufficiale della sentenza è visibile sul sito http://curia.europa.eu/jurisp/cgi-bin/form.pl?lang=IT&Submit=rechercher&numaff=T-177/07.
In un comunicato ufficiale, Mediaset ha ribadito che i contributi pubblici ai decoder per il Digitale terrestre sono stati erogati direttamente ai consumatori e non ai broadcaster che trasmettono in Digitale terrestre, annunciando l'intenzione di proporre l'impugnazione alla Corte di Giustizia Europea.

In attesa di ulteriori sviluppi, Mediaset ha tuttavia accolto la richiesta del Ministero delle Comunicazioni di provvedere al versamento preventivo della somma imputabile a tale presunto “aiuto di Stato”. Somma di cui ha già chiesto la restituzione al Tribunale di Roma, competente in materia, dinanzi al quale è pendente un procedimento in tal senso.

http://europa.eu
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