Oscuramento RAI illegittimo, il Tar da ragione a SKY

Agosto 2012
Il tribunale amministrativo regionale ha ravvisato una violazione del contratto di servizio pubblico 2007/2009 in vigore fino al 28 giugno 2011 che prevedeva l’obbligo di fornire la programmazione di servizio pubblico gratuitamente a qualsiasi piattaforma distributiva, a patto che questa garantisse l’accesso gratuito ai telespettatori alla programmazione in questione. La RAI è quindi tenuta a rispettare il principio di neutralità tecnologica e l’offerta della propria programmazione alle piattaforme distributive deve avvenire in modo non discriminatorio e salvaguardando la parità di condizioni concorrenziali nel mercato televisivo.

«La sentenza del Tar è una vittoria per tutti gli abbonati SKY e rappresenta un richiamo importante al rispetto degli obblighi di servizio pubblico che la Rai ha nei confronti di tutti i cittadini italiani - ha dichiarato Andrea Zappia, AD di SKY Italia. - Con questa sentenza, il Tar ha riaffermato un principio di giustizia e di non discriminazione nei confronti degli abbonati SKY che, pur pagando il canone RAI, in questi anni hanno visto purtroppo ingiustamente oscurare programmi sul loro decoder SKY, come è successo di recente anche in occasione degli europei di calcio».

«Il TAR ribadisce il diritto degli abbonati SKY di vedere i canali Rai sul satellite in modo integrale ma conferma anche la piena legittimità della costituzione della società Tivù con una prospettiva di garanzia dell’interesse pubblico con TivùSat» - ha dichiarato Pietro Giordano, Segretario generale di Adiconsum. «Correttamente la RAI usa una codifica aperta e SKY, invece, un sistema chiuso. Nonostante la legittimità di TivùSat, per il TAR la RAI deve far vedere i propri canali anche con il decoder di SKY, utilizzando, quindi, anche la codifica NDS».

In una nota ufficiale, la RAI ha precisato che «la sentenza conferma la corretta applicazione del vigente Contratto di servizio, che discende dalle linee guida emanate dall’Agcom d’intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico e che, pertanto, non obbliga alla cessione gratuita dei canali». La Tv pubblica ha comunque annunciato che impugnerà la decisione del TAR.

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