OTTV in Italia: ognuno per sé, tutti contro Netflix

NETFLIXIl 2016 è partito all’insegna dello streming video grazie al super attivismo del colosso americano da qualche mese operativo anche in Italia. Vediamo come i competitor in Italia e all’estero si stanno muovendo per contrastare la marcia della società guidata da Reed Hastings.

 

A quattro mesi dal suo sbarco in Italia come sta andando Netflix? E il suo arrivo sta facendo bene o male al sistema televisivo nazionale? Domande per il momento ancora senza una risposta. Netflix, infatti, dati non ne fornisce riguardo al numero dei nuovi abbonamenti siglati nel nostro Paese e parimenti, nessuno parla più dell’apocalisse che avrebbe dovuto scatenare nel mercato dei media. In realtà, il suo ingresso, un effetto se non altro indiretto lo ha già provocato: ha scatenato i timori che già esistevano intorno al nodo della disponibilità di banda.

Già nella prima metà del 2015 lo streaming da noi era cresciuto del 37% rispetto allo stesso periodo del 2014 e tutti si chiedevano se il nostro sistema sarebbe stato in grado di reggere questa esplosione di traffico. Poi con lo sbarco della società americana lo scorso 22 ottobre le preoccupazioni sono aumentate.

All’estero quando parlano del nostro sistema televisivo sottolineano sempre questo punto debole che vede la nostra banda larga fanalino di coda in Europa. Se guardiamo ad esempio, i dati divulgati dalla Commissione Ue, c’è poco da ridere: solo il 21% delle abitazioni italiane ha un accesso veloce a internet e il tasso di utilizzo effettivo del web è del 58% contro una media del 75% dei Paesi vicini. Un terzo degli italiani, quindi, non ha mai usato Internet.

In Francia, un recente articolo pubblicato dall’autorevole quotidiano economico-finanziario, Les Echos, racconta del nostro cronico ritardo in materia, non senza distribuire qualche frecciata ironica all’indirizzo del nostro Premier Matteo Renzi (“Comunica a colpi di tweet, hashtag e post su Facebook perché non vuole usare il computer di Palazzo Chigi….”). In realtà Renzi qualcosa sta facendo, ha infatti messo il Piano Nazionale per la banda ultra-larga tra le priorità del suo Governo stanziando sei miliardi di euro in cinque anni, di cui due miliardi dai fondi Ue, per far accelerare il Paese.

Dal canto suo Telecom Italia prevede di investire 10 miliardi di euro in tre anni (2015-2017) nelle reti di nuova generazione di cui tre miliardi solo per la fibra ottica. Si tratta certamente di ottimi propositi, la cui realizzazione però prevede anni di lavoro, quando invece il problema è “qui ed ora”, perché, se Netflix dovesse davvero veicolare l’esplosione dei contenuti in streaming, per l’Italia sarebbero guai.

 

La pirateria scarica contenuti 4K

 

Netflix dal canto suo, ha lo sguardo rivolto al futuro, all'Ultra HD ad esempio. Steven Kang, responsabile per le produzioni originali di Netflix, ha dichiarato che tutte le serie e le produzioni originali in futuro saranno girate e distribuite in 4K. Kang però dovrà tenere conto che i canali pirata da qualche tempo permettono agli utenti di scaricare contenuti (di solito film e serie tv) a 4K. I pirati sono riusciti a trovare il modo di “rippare” questi contenuti da servizi come Amazon e Netflix, a quanto pare in modo piuttosto semplice al punto da lasciare immaginare un’invasione di contenuti in 4K nel prossimo futuro.

Per fortuna questo problema non riguarda l’Italia. Infatti, ammesso che si abbia a disposizione un televisore in grado di supportare il 4K, bisogna armarsi di un’ottima connessione Internet: un episodio di una qualsiasi serie tv, generalmente del peso di 1 o 2 GB, nella sua versione a 4K “peserà” intorno ai 14 GB.

Tornando a parlare di come Netflix sta affrontando questo primo periodo di esperienza italiana, va detto che il colosso di straming americano messo al vaglio dagli smanettoni della rete, sembra stia superando l’esame. Sui siti Internet Netflix viene, infatti, definito bello, comodo, facile da usare e soprattutto non serve molto tempo per imparare a muoversi nel suo ecosistema. Piace ovviamente la sua politica di mettere a disposizione degli utenti un catalogo ricco di titoli originali e sotto licenza. Magari non è ancora perfetto per il mercato italiano perché perde alcuni dei titoli più interessanti già stati concessi in licenza a player presenti sul nostro territorio da più anni (Sky e Mediaset), ma dimostra una grande voglia di fare bene, crescere e giustificare l’onere mensile richiesto ai clienti, offrendo una qualità che altri possono ancora sognare.

 

Come si muovono i competitor in Italia

 

A ben vedere poi il suo ingresso in Italia qualche effetto lo ha già avuto sulle politiche dei competitor. Ad esempio, sui periodi di prova i concorrenti hanno deciso di seguire le orme del colosso americano, prova ne è la scelta operata da Sky Online di rendere gratuiti i primi 30 giorni. Più un generale l’idea che l’ingresso di un nuovo soggetto all’interno di questo mercato possa solo far bene al cliente finale, è stata sposata anche da Stefano Parisi, fondatore di Chili TV. Parisi, intervistato da un quotidiano online, si è detto convinto che l’arrivo di Netflix farà bene a tutto il settore dello streaming video perché, innanzitutto, farà conoscere anche in Italia il mondo del cinema e delle serie on demand. «È un mercato in cui c’è ancora spazio per tutti. E noi ora puntiamo a diventare globali». Parisi dà l’idea di voler raccogliere la sfida lanciata dal colosso americano. Nata nel 2012 come costola di Fastweb e diventata indipendente, Chili TV chiuderà il 2015 con circa 500 mila clienti, un fatturato italiano di cinque milioni di euro e oltre 5.000 tra film e serie tv in catalogo. Parisi è convinto che la sua offerta, che non prevede l’abbonamento ma l’acquisto del singolo film, sia in grado di fare la differenza.

In Europa Chili TV è l’unica azienda indipendente che fa video on demand senza essere legata a un network televisivo o a un operatore di telecomunicazioni: «Curiamo tutto il processo tecnologico, codificando i video in dodici formati diversi, in modo che si adattino al dispositivo e alla connessione usati per vederli». «Quello del cinema on demand - conclude Parisi - è un mercato liquido. Noi non dobbiamo sottrarre clienti a Netflix, ma convincerli a scegliere di prendere un film da noi a 3 euro e 99. È come cambiare canale. La sfida sarà sui contenuti. E sulla capacità di offrirli, con la tecnologia migliore».

 

SkyQ, l’ultima frontiera di Murdoch

 

Altri competitor come Sky ad esempio, preferiscono buttarla sul versante tecnologico. La TV satellitare ha lanciato a Londra nuovi decoder e un’interfaccia con la possibilità di vedere i contenuti registrati anche dal tablet e in mobilità. La piattaforma SkyQ, questo il nome del nuovo servizio, sarà inizialmente disponibile per i clienti di Regno Unito e Irlanda, mentre in Italia e Germania arriverà nel 2017. Al centro di SkyQ c’è un nuovo decoder con prestazioni che, pare, non siano mai viste prima, grazie a una tecnologia sofisticata in grado di agire come hotspot wi-fi. Si possono registrare quattro canali contemporaneamente, si può arrivare a 2TB di contenuti, con l'aggiunta di un dispositivo chiamato SkyQ Mini e ci si può collegare via wireless, il che permetterà di condividere le immagini e vederle su Tablet. Tutto ovviamente sia in gestione remota o in touch screen.

 

Pausa di riflessione per Mediaset

 

Mediaset Premium invece, ha avuto un ripensamento sul proposito, già dato per scontato, di sbarcare sul satellite nei primi mesi del 2016. Adesso sembra prevalere la volontà di prendere tempo per valutare costi e benefici dell’operazione, anche alla luce dell’andamento della campagna abbonamenti di Premium ritenuta soddisfacente.

Forse la vera ragione di questo stop sta nel fatto che le valutazioni sul potenziale bacino di utenza, relativo al satellite, hanno fornito numeri non esageratamente positivi: si stima infatti, che, nella fase iniziale, i potenziali abbonati dovrebbero attestarsi sulle 100.000 unità. Questo dato va valutato anche alla luce degli investimenti necessari, tenendo conto che Mediaset intende impiegare ulteriori risorse per migliorare l'offerta dei contenuti sul Digitale terrestre, e inoltre deve far quadrare i conti alla luce delle spese già sostenute (la sola Champions League costa 230 milioni per ciascuno dei tre anni di esclusiva). Lo sbarco sul satellite, quindi, è stato messo per ora trascurato, in attesa di trovare una finestra di lancio più propizia. Intanto, dovrebbe essere completato lo sviluppo dei decoder, realizzati da Samsung e costati circa 5 milioni di Euro.

 

Time Warner vuole Hulu. Netflix deve preoccuparsi?

 

Ormai la guerra contro Netflix si sta giocando su un campo da gioco planetario, visto che l’azienda americana sta via via entrando in tutti i principali mercati dei media. Negli Stati Uniti, ad esempio, le cronache ci informano che gli “incumbent” non stanno con le mani in mano. Spicca anche una volta il ruolo giocato da Sky, la cui strategia antiNetflix non sembra fermarsi al lancio di nuove soluzioni tecnologiche.

Il Gruppo di Murdoch ha capito che la futura battaglia per il controllo della TV si giocherà sul campo delle licenze per la distribuzione dei contenuti audiovisivi. Quindi si è assicurata in esclusiva tutte le anteprime delle serie tv targate Hbo, controllata da Time Warner, da trasmettere in Europa. Tra le produzioni HBO figurano serie di successo, divenuti ormai dei cult, come Games of Thrones, The Leftlovers, Vice, Veep o True Detective. La stessa Time Warner, e questa è un’ulteriore dimostrazione che i broadcaster sono ormai in prima linea, sarebbe in trattative per acquistare il 25% di Hulu, il principale competitor di Netflix negli Stati Uniti. Il valore di Hulu è stimato in cinque miliardi di dollari, di conseguenza Time Warner dovrebbe sborsare 1,25 miliardi di dollari, ma inoltre s’impegnerebbe a concedere a Hulu le licenze per trasmettere sulla piattaforma streaming tutti i programmi dei propri canali, oltre a Hbo che è a pagamento, CNN, TNT, TBS, TMC e Cartoon Networks. Al momento Hulu è posseduta pariteticamente da tre media company: Disney, 21st Century Fox e Comcast (casa madre di NBCUniversal). Con l’ingresso di Time Warner tutte e tre le società scenderebbero dall’attuale 30% al 25%.

 

Dati raddoppiati dal 2012

 

Nel frattempo un’indagine svolta da Gfk rende disponibile un dato che farà riflettere: rispetto al 2012 sono più che raddoppiati gli utenti che accedono a Netflix da mobile. Lo scorso ottobre le visualizzazioni da dispositivi connessi sono state il 24%. In tre anni sono anche aumentati dal 36% al 47% i telespettatori, mentre sono passati dal 17% al 25% gli utenti che accedono alla piattaforma da PC. Secondo le previsioni di IHS, Netflix arriverà a oltre 100 milioni di abbonati globali nel 2018.

Cosa guardano gli utenti su Netflix? Dai dati di Gfk emerge che guardano quattro film e dieci programmi tv a settimana. Dati raddoppiati rispetto al 2012. All’interno del report c’è anche una buona notizia riguardo ai problemi di banda in Italia: pare che in questi primi mesi gli utenti di Netflix non abbiano avuto problemi nel nostro Paese perché ci si collega in pochi secondi e la qualità delle immagini non lascia a desiderare.

 

La parola magica

 

I competitor dovrebbero studiare a fondo questo report di Gfk, dal quale si evince che la parola magica per vincere la sfida della streaming tv è “Tv everywhere”. I fornitori di contenuti come Time Warner hanno avuto almeno 7-8 anni per realizzare una tv everywhere, ma non ci sono riusciti lasciando così la porta aperta a servizi come Netflix, Amazon e Hulu. Invece di cavalcare le nuove tendenze, si sono accontentati di vendere vecchi film e serie tv per fare cassa, senza pensare a pianificare il domani. Netflix invece ha avuto coraggio e ha portato avanti un mix di trattative intelligenti investendo direttamente nelle produzioni originali. In sostanza l’unico modo per impedire che Netflix si mangi l’intero mercato lasciando agli altri solo briciole, è quello di creare un sistema unificato, facile da usare per più utenti attraverso una varietà di fornitori via cavo o via satellite e trovare il modo per attrarre pubblicità. Un’idea affascinante, ma assai complessa da realizzare.

 

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