Pubblicità, mal comune in mezzo al guado

Maggio 2009. La gelata negli investimenti pubblicitari pesa già come un macigno sui bilanci dell’editoria e la difficile congiuntura rende ancor più di trincea la guerra delle piattaforme televisive.
Si combatte a colpi di campagne pubblicitarie martellanti, di ascolti veri (o presunti) e di ricchi e costosi bouquet con Calcio, fiction, cinema e intrattenimento.

È partito decisamente male il 2009 per il mercato della pubblicità in Italia. E i tagli degli investimenti hanno colpito duramente il comparto Tv, sceso di oltre il 15% in soli dodici mesi.
Se si considera che la crisi ha sconvolto i piani d’investimento a partire dal mese di settembre 2008, il dato è preoccupante.

Secondo le rilevazioni della società Nielsen, lo scorso mese di gennaio c’è stata una contrazione del 18,7% degli investimenti pubblicitari complessivi rispetto allo stesso mese del 2008.

L’analisi dei mezzi di comunicazione mostra che la televisione, considerando sia i canali generalisti sia quelli satellitari (marchi SKY e FOX), ha una flessione sul mese del -15,7%.

Dei ventiquattro settori in cui è classificato il mercato solo due, Finanza/Assicurazioni e Enti/Istituzioni, sono in crescita. Wind, Ferrero e Vodafone guidano la classifica dei Top spender a gennaio 2009.

Tra i principali settori si evidenzia il calo di Alimentari (-15,7%), Auto (-25,9%) e Telecomunicazioni (-2,8) e l’exploit di Finanza/Assicurazioni (+80,7%).

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