«Puntiamo sull’immaginario del Web»

Settembre 2008.

Rai4 si presenta come un ambizioso e articolato progetto televisivo. Come si struttura tecnicamente?
«È un percorso diviso in diverse tappe. La prima sono prove tecniche di trasmissione: abbiamo lanciato un'offerta composta da film e serie Tv per capire le risposte del pubblico. In questa fase vogliamo anche verificare la reale illuminazione della rete. Dopodichè partirà l'introduzione dell'extension dei reality col fine di “alfabetizzare” il pubblico della Tv generalista affezionato a questo genere di programmi».

Cosa si intende per extension dei reality?
«In un reality su quattro ore di “girato” se ne mettono in onda 40 minuti. Ecco, noi lavoreremo sulla parte restante».

Continuiamo con il percorso itinerante di Rai4.
«Dopo film, serie Tv e reality arriviamo alla terza fase, l'autoproduzione che non avrà il suo DNA nei programmi tradizionali come varietà e l'intrattenimento, ma prenderà i modelli del net per tradurli in un linguaggio coerente con lo spirito di Rai4. L'immaginario sul quale puntiamo non è quello che nasce dalla memoria storica della Tv generalista, ma quello che scaturisce dall'immensa conoscenza che si sta sprigionando dal net. Infine e siamo alla fase quattro, intendiamo produrre serie alternative al modello americano, l'idea è creare una nuova linea di produzione per la fiction. Penso ad esempio, ad un format di fiction israeliano da cui è stata tratto In-treatment serie in onda su HBO, che ha per protagonista uno psicoterapeuta. Non sarebbe adatto per la Tv generalista in prime time e vorrei farne una versione italiana. Tirando le fila insomma, sto lavorando per fare una Tv “giovane”, non tanto e non solo come età del pubblico, quanto per i nuovi percorsi di consumo mediatico che intende esplorare».

Le reti di RaiSat funzionano principalmente con materiale del magazzino RAI. Lei quasi fossi un deejay sforna tutti i giorni un'articolata compilation di programmi, una sorta di mosaico dove ogni incastro è diretto ad un differente tipo di pubblico. Tutto ciò, che resa sta avendo sul versante degli ascolti?
«In effetti è come se costruissi la programmazione di un i-pod. Per centrare questo obiettivo ho diviso le offerte in modo chiaro: RaiSat Extra è la vetrina del servizio pubblico e ora vorrei tematizzarla con i talk, RaiSat Premium è il racconto italiano dove innesterò anche programmi di memoria, ritratti di grandi giornalisti, etc. RaiSat Cinema cerco invece di caratterizzarlo puntando ad esempio su rassegne come quella denominata Stracult che consente al pubblico di recuperare quel film magari di serie B che però hanno creato un certo tipo di immaginario che poi tanti cineasti hanno sfruttato. Nel complesso RaiSat si sente complementare all'offerta SKY offrendo percorsi alternativi».

... E gli ascolti ne hanno beneficiato?
«Sì, a giugno secondo l'analisi di Starcom sono stati i canali sat della Rai a regalare le migliori performance. Rispetto a maggio 2007 presentano uno share pari allo 0.9% con una crescita pari al +61%».

Ora sul tuo tavolo c'è già il progetto di Rai5?
«Siamo ancora in mare aperto, nel senso che il CDA RAI deve ancora decidere su Rai5. Certo, circola l'ipotesi di fare una Tv che attinga alle teche RAI, ma ora è forse prematuro parlarne. Credo che tutto il digitale debba essere coniugato al futuro e non al passato, ma questo è un dibattito culturale che vive all'interno della nostra struttura. Noi alla fine siamo una factory e quindi ci adeguiamo sempre alle direttive aziendali».

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