Rapporto UE: via la DTT dai 700 MHz entro il 2030

Ottobre
Il rapporto di Lamy, frutto di sei mesi di consultazioni con rappresentanti delle reti televisive e delle Telco, sintetizza le istanze di entrambe le parti che non sono d'accordo né sulla quantità di banda UHF da cedere né sui tempi operativi. Lamy, con la formula “2020-2030-2025”, raccomanda di rinviare al 2020 (con due anni di margine) l'avvio della cessione di banda che in un primo tempo si pensava dovesse iniziare l'anno prossimo, dopo la riflessione della Commissione prevista dall'RSPP (Radio Spectrum Policy Programme). La roadmap suggerita da Lamy prevede invece tempi più ampi e un passaggio graduale, più gradito alle emittenti televisive che solo dal 2020 dovranno iniziare a fare nuovi investimenti tecnologici per rimediare alla perdita del 30% di spettro, con la garanzia del suo utilizzo fino a 2030. Cinque anni prima della deadline, cioè il 2025, la Commissione farà di nuovo il punto della situazione per valutare le reali necessità di banda, considerando che nel frattempo potrebbero svilupparsi alternative tecnologiche come il 5G che renderebbero superfluo l'utilizzo dei 700 MHz.
Il Rapporto riconosce comunque all'offerta TV, tecnologia a cui si accede gratuitamente a differenza della broadband in mobilità (l'accesso Wi-Fi non utilizza la banda 700), il ruolo di motore e veicolo della diversità culturale europea, principale alternativa alla crescente affermazione di modelli distributivi dominati da grandi player globali. Costoro, come più volte sottolineato da Mediaset, non investono in contenuti europei, non rispettano gli standard tv di protezione dei consumatori e non pagano le tasse nei paesi da cui traggono profitto. Parimenti rilevante per il consumatore viene considerata l'offerta di Internet mobile che verrà ospitata sulle frequenze già televisive.
Fondamentali nel rapporto, secondo Mediaset, sono il perseguimento di una posizione unitaria della UE in tema di gestione del radiospettro in vista della Conferenza delle Radiocomunicazioni Ginevra 2015, la flessibilità della transizione in considerazione delle diversità nazionali e il forte coinvolgimento degli Stati Membri nell'attuazione del rapporto.
http://europa.eu

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