Satellite Crocevia decisivo

Agenda Digitale: la possibile svolta –

L’Italia attende con ansia la crescita, annunciata dal Governo. Per la squadra di Monti il volano dello sviluppo dovrebbe essere l’Agenda Digitale con il progetto di portare Internet veloce a tutti entro le soglie del 2013 e del 2020. La grande opportunità offerta dall’impiego dei satelliti

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Aprile 2012
A Bruxelles non hanno dubbi che lo sviluppo in Italia dell’Agenda Digitale e con essa la rapida diffusione di Internet veloce su scala capillare farà da moltiplicatore per la prorompente nascita di inedite opportunità e nuove imprese, soprattutto giovanili, e che i primi settori a beneficiarne saranno la pubblica amministrazione e il commercio. Grazie alle città e alle comunità intelligenti, inoltre, anche la scuola, la sanità e il turismo vivranno una rinascita.
Gli italiani, però, tra bollette scadute e licenziamenti, hanno altre cose a cui pensare. Nella percezione di massa l’Agenda Digitale sembra relegata agli ultimi posti delle priorità assieme alla cultura, sebbene debba far riflettere l’incessante diffusione di tablet e smartphone e il conseguente boom dei social network.

In Parlamento, intanto, si comincia a discutere delle regole del gioco in vista della creazione della rete per la banda larga. Un dibattito a metà strada tra l’ingegneria e la giurisprudenza che per la verità è un po’ noioso e comunque incapace di catturare l’interesse del cittadino. E serve a poco il fatto che a breve i certificati si otterranno solo via Internet o che il Pdl e la Lega abbiano scatenato un putiferio con la proposta di liberalizzare l’ultimo miglio della rete prevedendo l’ingresso di altri operatori – a danno di Telecom – per portare il cavo nelle abitazioni.

Aperto confronto tra gli operatori
Questioni complicate, certo. Che, però, tra le altre cose, confermano che è in atto una battaglia tra operatori telefonici e televisivi dove i primi sono nettamente favoriti. Battaglia che si svolge molto al di sopra delle nostre teste e cioè sul terreno delle frequenze. Le frequenze che le TV locali hanno dovuto abbandonare nei mesi scorsi per far posto ai futuri servizi di telefonia di quarta generazione. Le frequenze che – sempre per lo stesso motivo – dovranno lasciare anche TV nazionali, perché questo pare essere l’orientamento dell’ITU di Ginevra (l’organismo internazionale preposto alla regolamentazione dell’etere). E infine le frequenze del Beauty Contest, su cui l’Esecutivo dovrà decidere a breve. Non sarà facile districarsi tra le pressioni del mercato, quelle dei partiti e altre questioni calde come per esempio l’Agcom in scadenza e le richieste dell’Europa che non ha affatto chiuso la procedura d’infrazione contro l’Italia aperta nel 2006 proprio a causa della gestione dell’etere.

Il tempo delle scelte
Nonostante questo groviglio, sta per arrivare il momento delle scelte e c’è chi teme che alla fine gli interessi di bottega prevarranno su quelli della collettività. Forse non si parla abbastanza della necessità di garantire l’accesso alla rete a tutti, in qualsiasi parte del Paese e a parità di condizioni. Sul versante della vecchia TV analogica c’è da ricordare che alcuni trentenni e quarantenni del Sud Italia sono cresciuti senza Bim Bum Bam e Drive In o con grandi difficoltà nella ricezione dei programmi RAI. Nessuno, per fortuna, ha lamentato difficoltà culturali rilevanti sebbene si sia trattato comunque di una grande ingiustizia.

Oggi, invece, la possibile esclusione dal Web rischia di avere conseguenze ben più gravi.
Al momento nel Bel Paese il cosiddetto “divario digitale” riguarda oltre il 5,6 per cento della popolazione, cioè quasi 3 milioni e mezzo di persone che non hanno accesso ad Internet veloce. In aggiunta, alcune migliaia di località, soprattutto nelle aree rurali e suburbane del Sud, vivono una pesante condizione di deficit strutturale. È a questo target che bisogna guardare con attenzione in questa fase perché non sarà facile trovare operatori disponibili ad affrontare investimenti per assicurare Internet veloce o superveloce in zone scarsamente appetibili dal punto di vista commerciale, sia per le caratteristiche orografiche del territorio sia per la scarsa densità abitativa.

SAT, soluzione già pronta
Al fine di risolvere rapidamente il problema, si potrebbe optare per la soluzione satellitare che oltre alla TV e alla telefonia veicola anche Internet. Il segnale arriva dall’alto e quindi non c’è bisogno di scavare per far passare i fili. Certamente l’utente deve dotarsi di parabola, ma a conti fatti il servizio ormai è comparabile con gli altri. C’è da dire che in questi anni la tecnologia satellitare ha fatto passi da gigante e oggi si presenta con rinnovato vigore all’appuntamento con l’innovazione italiana.

Dal canto suo, il Governo ha promesso di impiegare tutte le tecnologie in modo complementare. Per il momento, però, non abbiamo visto molti frutti sulla strada dell’ammodernamento delle infrastrutture. In attesa dell’apertura dei cantieri, è certo che la realizzazione dell’Agenda Digitale passerà attraverso la neonata cabina di regia interministeriale guidata dal titolare della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo. La struttura, che il Decreto Semplificazioni si appresta a potenziare, sta muovendo i suoi primi passi e ha fatto sapere che entro la fine di giugno ci sarà un decreto per l’attuazione dei provvedimenti. Sul tavolo si cominciano a vedere le risorse. Il Ministro Profumo ha annunciato un miliardo di euro a favore di progetti per la creazione delle Smart Cities a partire dalle regioni del Sud. Altri fondi per il Mezzogiorno – provenienti in parte dai finanziamenti europei inutilizzati – sono contenuti nel Piano di Azione, sotto la competenza del ministero della Coesione Territoriale. In questo caso si tratta di bandi, rivolti alle Regioni meridionali, inerenti l’Agenda Digitale, la scuola, le ferrovie e le aree a rischio idrogeologico.

L’intervista
«Eutelsat, vero avamposto digitale»

Per un approfondimento sull’Agenda Digitale in Italia e sulle potenzialità del satellite in questa fase abbiamo intervistato Renato Farina,  Amministratore Delegato di Eutelsat Italia

Come valuta l’azione del Governo sul fronte dell’Agenda Digitale?
«Fino ad ora non si è fatto molto, mi pare che con l’ultimo esecutivo qualcosa si stia muovendo: ci sono buone intenzioni e buone competenze per affrontare il problema in modo concreto e risolutivo. Il satellite può dare un grosso contributo per il superamento del Digital Divide in tempi brevi. In alcune aree può ricoprire il ruolo di “avamposto digitale” in attesa dello sviluppo delle reti terrestri basate sulla fibra ottica, che comunque non credo riusciranno mai a coprire interamente il Paese e dare le dovute performance di servizio a tutti».

Però il satellite non è stato inserito pienamente nelle strategie di azione della Banda Larga. Perché?
«È ancora presto per dirlo, certo ci sono segnali di una sottovalutazione del mezzo. Probabilmente per disinformazioni e pregiudizi legati al passato. Alcuni temono che sia poco affidabile o utile per Internet, altri che i costi siano troppo alti per l’utenza. Con i satelliti di ultima generazione, come il KA-Sat, abbiamo ormai superato questi problemi per l’utenza che nel giro di poche ore può essere connessa ovunque si trovi. Bisogna ricordare che solo l’integrazione delle reti terrestri con quelle satellitari garantisce il pieno superamento del Digital Divide».

In questi mesi Eutelsat ha potenziato la sua struttura in Italia. Come si muoverà su questo versante? 
«Vogliamo essere sempre più vicini ai nostri Clienti su un mercato che ci vede da anni leader incontrastati. Eutelsat guarda all’Italia con grande fiducia e gli investimenti, anche nel campo dei servizi broadband, hanno raggiunto i 100 milioni di euro da quando abbiamo costituito a Torino Skylogic, centro paneuropeo di servizi a valore aggiunto che occupa ormai quasi 200 persone e che tutta Europa ci invidia per il suo altissimo livello tecnologico». 

Quali sono gli altri settori d’interesse di Eutelsat in Italia?
«Oltre che alle tradizionali e nuove tecnologie dedicate al broadcast, il nostro ultimo gioiello è il KA-Sat che innoverà molti settori: oltre a quello della connettività anche i servizi multimediali e di contribuzione dati e video. Oggi la tecnologia satellitare è diventata alla portata di tutti, non solo delle P.A. che devono innovare e adeguare le loro strutture informatiche e di comunicazione per semplificare i loro servizi, ma anche delle aziende e dei singoli cittadini».

Su cosa si basa, in sintesi, la forza del KA-Sat?
«Il nuovo satellite Ka-Sat ha sancito una vera e propria rivoluzione nel settore: grazie ad un sistema innovativo riesce a moltiplicare per 20 volte la capacità di un satellite tradizionale, aumentando la potenza e diminuendo i costi».

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