Scenari e grandi media: Vincent Bollorè, declinazione francese

Vincent_BolloreIl finanziere bretone porterà la propria expertise, il proprio fiuto per gli affari in Telecom Italia dove ha intenzione di rimanere a lungo. Nel frattempo entra in gioco anche la sua Vivendi che intende potenziare i suoi asset media anche in Italia, nel mirino Sky e Mediaset.

 

Il Fatto Quotidiano gli ha dedicato addirittura un instant book,Vincent Bolloré, il nuovo Re dei media europei”. Nello scrivere il libro, l’autrice, la giornalista Fiorina Capozzi, ha seguito un’intuizione e cioè che il destino di Vivendi, la società presieduta da Vincent Bolloré, quello di Mediaset di Silvio Berlusconi e quello di Telecom Italia siano destinati a intrecciarsi con un impatto sullo sviluppo della banda larga e sul futuro dei media. In Italia e anche nel resto d’Europa. Anche se non mancano segnali che vanno in questa direzione, per il momento si tratta ancora di un’ipotesi di lavoro, ma domani chissà. Nel frattempo di Vincent Bollorè parlano i fatti. Il più importante dei quali è che Vivendi è diventata il nuovo socio di riferimento di Telecom Italia.  Il Gruppo media francese presieduto da Vincent Bollorè ha infatti acquisito il 14% del capitale dell'ex monopolista delle TLC gravato da 29 miliardi di debiti. “L’ingresso nel capitale di un’azienda italiana di primo piano rientra nella strategia di Vivendi di affermarsi in un Paese che condivide la stessa cultura latina e identiche radici”, sottolinea una nota del Gruppo. Tale investimento “Rappresenta un’opportunità per il Gruppo di essere presente e svilupparsi in un mercato con significative prospettive di crescita e una fortissima richiesta di contenuti di qualità”. In sostanza l’intenzione di Vivendi è di accompagnare Telecom Italia sul lungo periodo, compresi gli investimenti sulla banda ultra-larga, al momento la principale preoccupazione dell’ex monopolista italiano. Ma la partita di Vivendi e di Bollorè in Italia non si ferma qui. Se un tempo Vivendi era fondamentalmente una holding di partecipazioni finanziarie, oggi il suo interesse è di costruire un Gruppo industriale principalmente nel settore dei media. Lo stesso presidente del direttorio di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, ha spiegato chiaramente che «…Faremo tutto il possibile per diventare un player importante sul mercato italiano. In cassa abbiamo 10 miliardi di liquidità, che ci danno capacità di investire, agilità e velocità di esecuzione. Abbiamo una mentalità aperta, siamo pragmatici, e con un grande appetito per un mercato che offre grandi opportunità».

Contatti preliminari con Sky e Mediaset

Quali saranno, quindi, le prossime mosse del Gruppo francese? Le opzioni sul tavolo sono diverse. Da un lato resta aperta l’idea di un accordo con Sky. A riguardo Puyfontaine ha precisato: «Non dirò mai che non ci interessa, ma non c’è stato un approccio formale. L’unica cosa certa è che qualche mese fa Telecom Italia ha firmato un accordo di distribuzione esclusivo».

In realtà, secondo quanto riporta la stampa britannica ci sarebbe molto di più di un semplice accordo commerciale per l’Italia, pare infatti che la famiglia Murdoch abbia già respinto un’offerta di Vivendi per acquisire la quota del 39% di Fox in BSkyB, che a sua volta controlla Sky Europe, il colosso paneuropeo della televisione a pagamento con 20 milioni di abbonati in Regno Unito, Irlanda, Italia, Germania e Austria.

Stando al Sunday Telegraph, Bolloré avrebbe avviato nei mesi scorsi trattative informali con i Murdoch. A quanto si legge, però, l’ostacolo sarebbe il prezzo. La famiglia del tycoon australiano chiederebbe 18 sterline per azione, vale a dire un premio di oltre il 70%. Una cifra che, sempre secondo il Sunday Telegraph, avrebbe fatto arenare lo scorso anno anche i colloqui tra Murdoch e Vodafone. Però, secondo alcuni analisti, il fatto che si parli di prezzo lascerebbe intuire che i Murdoch sarebbero comunque favorevoli a una cessione delle loro azioni in Sky.

Fantapolitica? Vedremo. Nel mirino di Bollorè c’è poi Mediaset Premium, alla quale i francesi guardano con interesse dallo scorso anno, quando chiesero, come Al Jazeera, di guardare i conti della pay tv del Biscione. L’interesse per la società di Berlusconi va ricompreso nell’ambito del piano per la convergenza e il quad play. Su questo versante pesa e non poco l’amicizia di Bollorè con Silvio Berlusconi, un rapporto agevolato dal finanziare franco-tunisino Tarak Ben Ammar, amico di entrambi.

In subordine c’è anche da considerare che Telecom Italia vorrebbe siglare con Mediaset Premium un accordo commerciale simile a quello chiuso qualche mese fa con Sky. L’operatore Tlc si sta, infatti, posizionando per diventare progressivamente un partner indispensabile per il mercato televisivo italiano, cosa che potrebbe aumentare il potere contrattuale di Vivendi per il suo sviluppo nei media in Italia. Ma l’ipotesi che gira da tempo è quella che vede Vivendi possibile acquirente di Mediaset Premium attraverso Telecom Italia. Un’idea questa di non facile attuazione però, per tante ragioni, non ultima quella di opportunità politica.

Ci sono poi altre opzioni in ballo col Gruppo di Cologno Monzese che riguardano la sola Vivendi sganciata da Telecom Italia. Anche su questo fronte i colloqui tra Bolloré e la famiglia Berlusconi vanno avanti da mesi.  A riguardo Pier Silvio Berlusconi ha dichiarato: «Stiamo approcciando dei possibili progetti di sviluppo insieme che non riguardano solo Premium o solo l’Italia, ma hanno a che fare più in generale con i contenuti sia free che pay».

«Non sono comunque progetti per cui domani si firma qualcosa - ha precisato sempre Berlusconi aggiungendo che - il feeling tra le due aziende è forte e che i rapporti con Bolloré sono ottimi».

 

Shopping a tutto campo

 

Nel frattempo Vivendi sta proseguendo in Europa e non solo la sua politica di rafforzamento degli assett media. L’ultima indiscrezione è che attraverso la sua potente major Universal Music Group stia per lanciare un servizio illimitato che metterebbe insieme musica e video on-demand. Con questo nuovo servizio VOD, che vedrebbe coinvolti diversi Paesi europei, forse anche l’Italia ed anche il lontano Giappone, Vivendi non intende solo competere con Netflix o le altre web company leader dei servizi streaming. Vorrebbe andare oltre progettando di legare l’on-demand alla musica, offrendo qualcosa di veramente originale. La scelta del Giappone ha forti motivazioni, in quanto il Paese è molto interessato ai contenuti francesi e poi, non ha ancora in casa un cliente ingombrante come Netflix (anche se lo sbarco degli americani è previsto per il prossimo autunno).

Vivendi ha già lanciato servizi simili in almeno tre Paesi. Naturalmente in Francia dove Canal Play, attiva dal 2011, conta 600 mila abbonati; in Canada dove dal 2013 offre in collaborazione con Dailymotion un servizio Vod a 7,99 dollari al mese; e poi in Germania dove da gennaio 2013 è presente con un’offerta da 8,99 euro mensili sotto il brand Watchever. In Germania però le cose non stanno filando lisce. Pare che gli abbonati siano passati da 300-500 mila di un anno fa a meno di 200 mila. Nel 2013, inoltre, ci sarebbero state perdite per 73 milioni di euro contro un fatturato di 8,4 milioni. Bollorè starebbe quindi lavorando per ridurre le perdite e vagliare nuovi modelli. Lo shopping di Vivendi non si ferma mai. Recentemente ha acquisito l'80% di Dailymotion, il sito di video streaming di proprietà di Orange per 217 milioni di euro. Le due aziende erano entrate in trattative esclusive a metà dello scorso aprile. L’operazione ha una portata strategica in quanto consente a Vivendi di avere accesso a contenuti musicali e audiovisivi particolarmente attrattivi e permette lo sviluppo congiunto, con le equipe di Universal Music Group e Canal +, di contenuti e format originali tali da soddisfare le aspettative di una nuova generazione di consumatori digitale. Dailymotion viene considerato il principale antagonista di YouTube, anche se la distanza tra i due operatori è siderale. Basti considerare che Dailymotion ha registrato 351 milioni di video visti su desktop, contro i 15,2 miliardi di Youtube, numero uno del settore.

 

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