Sfida aperta tra i broadcaster

Marzo 2010. Sarà pure un paradosso, ma mentre in Italia sta entrando nel vivo il processo di transizione dall’analogico al Digitale terrestre che coinvolge centinaia di emittenti e milioni di cittadini con costi per entrambi non indifferenti, quasi per magia si sta materializzando un nuovo modo di vedere la televisione.
Che poi tanto nuovo non è perché esiste da tempo, anche se fino ad oggi pochi si erano entusiasmati.

In gergo tecnico questa modalità innovativa viene definita Catch Up Tv, in soldoni la Tv che si scarica da Internet, una forma di Tv on demand che permette di vedere e rivedere un programma quante volte si desidera.
Nel mondo la Catch Up Tv più visitata si chiama Hulu, il portale video di News Corp e della NBC che offre programmi recentissimi e più di 250 serie Tv. A maggio 2009 Hulu registrava 42 milioni di visitatori mensili.
Meno della metà di YouTube, certo, ma molti analisti sono convinti che in breve tempo le sue entrate pubblicitarie supereranno quelle dei concorrenti.

Tutti si buttano
In Italia la Catch Up Tv ha già iniziato a prendere piede sponsorizzata dai più importanti Gruppi editoriali. Telecom Italia, ad esempio, ha lanciato La7.tv, la prima Tv on demand sul web completamente gratuita e ad Alta Definizione, purché si abbia una connessione a banda larga.

A disposizione del pubblico i migliori programmi del canale che restano online per una settimana dopo la messa in onda su analogico e Digitale terrestre. Particolare non secondario: alla conferenza stampa di lancio era presente l’intero board della rete, segno che l’appuntamento non era certo di secondo piano.

A sua volta, il servizio pubblico che già conta su una ricca offerta via web che comprende il simulcast di 14 canali e l’on demand su buona parte del prodotto Rai, comprese le 21 web Tv già esistenti, ha inserito il progetto di una Catch Up Tv all’interno di una gamma di nuove idee sviluppate dalla Direzione Strategie Tecnologiche assieme al Centro Ricerche e Innovazione Tecnologica di Torino.
Il pacchetto è stato illustrato a novembre ai vertici dell’azienda e potrebbe divenire operativo in breve tempo.

Anche Mediaset è della partita. A gennaio ha lanciato una rinnovata offerta di Tv on demand sul web, una mossa che allarga il suo presidio tecnologico che già conta una forte presenza sulla Tv analogica e digitale terrestre dove offre anche prodotti in pay-per-view.
La nuova web Tv di Mediaset gratuita, finanziata dalla pubblicità e interattiva (gli utenti a casa potranno commentare i video) ha in previsione - una volta che sarà a regime - di ritrasmettere il 70% dei palinsesti delle tre reti in chiaro.

A disposizione del pubblico della rete ci sono Tg, programmi culto come Grande Fratello, Amici e Forum, ma anche soap storiche come Beautiful e Cento Vetrine. Mano a mano verranno caricati anche gli approfondimenti giornalistici, i contenitori news e lo sport. Particolare importante: sarà possibile condividere i video con altri utenti tramite i principali strumenti di socialnetworking in uso su Facebook, Twitter, Yahoo, Microsoft e le altre piattaforme.

Ritorna in auge il Tv del salotto
Ma non è tutto per Mediaset perché proprio a marzo è previsto il lancio di Mediaset Premium Web Tv, con offerte riservate ai clienti già abbonati al bouquet del Digitale terrestre, mentre a novembre prenderà il via quella che viene considerata la parte più importante del progetto di “virtualizzazione”: portare la web Tv dal PC al televisore.
Grazie ad un decoder speciale, infatti gli utenti potranno vedere tutti i programmi disponibili sul web, con qualità e velocità di trasmissione proporzionata alla connessione posseduta.

Su questo versante che utilizza il televisore di casa come terminale di visione dei programmi trasmessi da tutte le piattaforme si segnala anche Telecom Italia, la quale recentemente ha presentato CuboVision, un dispositivo multimediale che, collegato a un’antenna Tv e a una linea ADSL, consente di vedere sul televisore di casa i canali del Digitale terrestre e le principali web Tv, di richiedere film a pagamento (in pay-per-view) e di gestire foto, video e musica.

Poteva SKY farsi tagliare fuori da questo giro di novità, col rischio di perdere lo scettro di editore tecnologicamente avanzato? No di certo e, infatti, SKY durante le feste di Natale ha messo sul mercato SKY Selection on Demand, il nuovo servizio gratuito che consente agli abbonati dotati di decoder MySky e MySkyHD di scegliere tra una selezione sempre aggiornata di film, serie Tv, eventi sportivi, documentari e programmi per bambini, fruibili in ogni momento della giornata e “salvabili” nella parte di hard disk usata normalmente per registrare i propri programmi preferiti.

Palinsesti ad personam
Il fatto è che la “Tv del giorno dopo”, come viene anche chiamata dagli specialisti, è diventato il nuovo campo di battaglia tra i broadcaster e il più recente fronte di convergenza tra vecchi e nuovi media. L’idea di fondo, come detto, è concedere al pubblico la possibilità di rivedere quando e come vuole i programmi preferiti e non quelli in diretta, un’idea non nuova perchè si riallaccia a teorie che da tempo sostengono la fine della televisione di flusso, quella Tv che hanno conosciuto i nostri padri e i nostri nonni sin dagli anni cinquanta.

Ma se fino a ieri queste visioni avevano un sapore un po’ snob e spesso giudicate semplici esercizi intellettuali cari ai cultori del mezzo e ai massmediologi in cerca di visibilità, oggi stanno diventando pratica corrente grazie all’esplosione della tecnologia, che ormai permette una fruizione delle immagini in alta qualità anche via Internet.

In teoria l’approdo finale di questo approccio dovrebbe essere il superamento dell’idea “rigida” di palinsesto con i suoi vincoli e le sue regole per lasciar spazio all’esplosione di nuove forme di consumo personalizzato: ciascuno sarà libero di costruire la propria griglia televisiva decidendo di guardare quando e dove vuole i programmi scelti.

Partita tutta da giocare
Al momento il dibattito ferve sull’evoluzione di questa nuova modalità di consumo: da un lato gli apocalittici sono convinti che essa sostituirà definitivamente quella precedente - la Tv di flusso - dall’altro i moderati scommettono che si assisterà ad un affiancamento. L’unica cosa certa è che per la televisione il transito dall’etere all’ADSL non sarà solo un passaggio verso una nuova piattaforma, ma un mettersi in gioco da zero.

Oltre a inserire on line i programmi del giorno precedente, gli editori dovranno necessariamente produrne di nuovi e qui scatterà l’obbligo di reinventarsi un nuovo linguaggio e nuovi formati, più snelli, agili e brevi rispetto a quelli che hanno finora funzionato per l’analogico, il satellite o il Digitale terrestre.

I broacaster italiani hanno quindi deciso di giocare questa partita tecnologica. Messi nel cassetto i dubbi, i timori e gli atteggiamenti conservativi tesi a tutelare vecchie rendite di posizione, oggi prevale la propensione a sperimentare tutte le piattaforme possibili con la speranza di trovare prima o poi una killer application che ripaghi degli sforzi conseguiti..

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