SKY, il satellite non basta più

Novembre 2007. A metà settembre SKY Italia ha deciso di ridisegnare la propria presenza su Internet. E così, quasi di sorpresa, il sito istituzionale ha cambiato nome e pelle.
Dismessa la vecchia denominazione www.skylife.it, (che comunque rimane come canale) il sito non solo è tornato a chiamarsi più semplicemente www.sky.it, ma si è trasformato in un video portale così ricco di contenuti da non aver nulla da invidiare a quelli offerti dai grandi network della Tv analogica, Rai e Mediaset.
Rinnovato dalla nuova veste grafica, più leggero e più facile da caricare, il nuovissimo video portale di SKY si presenta con una home page più aggressiva, dove spiccano quattro nuovi canali, SKY Sport, SKY Cinema, SKY Tg24 e appunto SKY Life, completamente dedicati all'attualità anche se non mancano correlazioni con la programmazione dei canali satellitari.

Ciò che ha più colpito nella svolta Internet di SKY Italia è il grande spazio concesso al web 2.0: a partire dall'offerta di streaming video - imponente sia per quantità che per varietà - seguita da un fiume di approfondimenti e anticipazioni, senza contare gli strumenti messi a disposizione di tutti, come forum, community e blog, questi ultimi destinati sia agli esperti, che ai naviganti.

Cambia il mercato dei media
Per quale ragione un operatore televisivo che ha fatto del satellite la sua ragione d'esistenza ha deciso di compiere questo grande salto nel mondo della larga banda? La risposta è che ai vertici della Piattaforma satellitare la pay tv comincia a stare un po' stretta.
Anche se rimane il core business dell'attività italiana di Murdoch, anche se i suoi margini di crescita sono ancora interessanti - oggi SKY Italia ha superato i 4,2 milioni di abbonati, ma può agevolmente superare i cinque milioni - è arrivato il momento di guardarsi intorno.
Le risorse non mancano. Un miliardo e quattrocento milioni di euro è l'ammontare degli investimenti di SKY Italia per i programmi della stagione televisiva che sta per iniziare.
La pay tv, che non è certo una televisione convenzionale, offre già oggi un prodotto segmentante a audience qualificate.
Ma in prospettiva la figura del consumatore-utente è destinata a cambiare ancora.

Percorsi personalizzati
Come spiega un recente report di Upa (l'associazione dei Big Spender pubblicitari) il “nuovo” consumatore ama la molteplicità e la personalizzazione dei percorsi. È quindi attratto dai media digitali, soprattutto da Internet e dalla telefonia cellulare, due tecnologie ritenute rilevanti nelle future scelte di consumo dei media.
Siamo insomma di fronte a una terza rivoluzione televisiva, dove i fattori discriminanti saranno l'interattività, la focalizzazione (basta con la comunicazione di massa, indistinta), la flessibilità (dal pay per view al video on demand) e la mobilità (DVBH).
Per tutte queste ragioni la televisione di Murdoch ha deciso di volgere lo sguardo verso quel mercato della multimedialità che in Italia comincia a effondere i primi vagiti.

Le TV “alternative”
Da noi Mobile TV, IPTV, Net Tv e Digitale Terrestre non sono più sigle vuote, ma nuove forme di comunicazione che, seppur lentamente, sono destinate a cambiare le modalità di fruizione dei contenuti da parte del pubblico. Impossibile ignorarle.
Non stupisce, quindi, che nel giro di qualche mese SKY abbia potenziato la propria presenza in rete e al contempo siglato accordi con la futura IPTV di Wind e con quella già esistente di Telecom Italia, Alice Home Tv. Ad esse ha ceduto decine e decine di canali tra Premium e Basic, Calcio e Cinema, senza contare i canali option, la pay per view e i servizi all'avanguardia come l'alta definizione e il personal video recorder.
In questo modo ha completato un quadro che già vedeva i suoi contenuti presenti sulla Iptv di Fastweb e nei bouquet delle reti mobili di Tim, Vodafone e H3g.

Preziosa fonte di contenuti
La nuova partita che la pay tv sta giocando è quindi tesa a rafforzare il proprio ruolo di fornitore di contenuti.
Attraverso una strategia soft composta di passetti successivi.
In quanto, per chi lo avesse dimenticato, sulla pay tv pesa un interdetto posto dall'Antitrust Europeo, fissato al tempo della fusione tra Stream e TelePiù, dalla quale è nata SKY Italia.
In quanto monopolista della televisione satellitare la società di Murdoch è costretta a muoversi all'interno di alcuni vincoli, tra i quali spicca il divieto di acquisire diritti in esclusiva per piattaforme diverse dal satellite.
Deve appoggiarsi a terzi, quindi, se vuole espandere il proprio raggio di azione.

Un vincolo che all'inizio ha pesato, ma che ora si sta trasformando in un vantaggio perché consente alla società di ampliare la platea dei propri consumatori senza andarsi a impantanare nell'acquisizione di nuove piattaforme di rete. Operazioni, queste, costose e problematiche.
I contenuti, come si sa, sono la risorsa cruciale dei media del futuro. E spesso chi possiede le piattaforme non ne controlla a sufficienza.
SKY Italia, che di contenuti ne possiede tanti, forse fin troppi, li sta giustamente “affittando” agli operatori del mobile e a quelli dell'Internet veloce, ricevendo in cambio ciò che desiderava: essere presente all'interno del neonato mondo multipiattaforma in modo da allargare la propria copertura sul territorio.

In contemporanea la pay tv sta giocando anche un'altra partita interna per rendere più flessibile la propria offerta al pubblico. Per la prima volta, il pacchetto base Mondo è stato smembrato e diviso in cinque “generi”: intrattenimento, bambini, documentari, musica e news.
Chi si abbona può ora costruirsi così una piattaforma su misura a prezzi abbordabili.
Nel frattempo il già pingue menu si è arricchito di cinque nuove emittenti tematiche: due targate Fox - i documentari di Nat Geo Wild e la musica di Nat Geo Music - tre del Gruppo Mtv, per la precisione Mtv Gold, Mtv Pulse e VH1.

Mediaset contrattacca
Anche Pier Silvio Berlusconi ha capito che la battaglia televisiva si gioca su più fronti. E quindi, più o meno negli stessi giorni in cui SKY Italia chiudeva gli accordi con le due IPTV di Wind e Alice Home Tv, Mediaset ha risposto siglando un maxi accordo con Warner e Universal.
In questo modo si è garantita per i prossimi quattro anni i diritti di distribuzione esclusiva in Italia delle nuove produzioni di film e serie tv, oltre ad una grossa fetta delle due library.
Diritti validi sia per la Tv in chiaro sia per le pay tv.

Da SKY Italia sono convinti che l'operazione sia un fucile puntato contro di loro. E forse non sbagliano, perché nel corso delle ultime tre stagioni la pay tv è stata responsabile dell'impoverimento dell'appeal delle reti Mediaset, colpite negli ascolti e nella qualità dei contatti pubblicitari.

Giochi da svelare
A Cologno non hanno ancora rivelato come intendono giocarsi i nuovi diritti. Dentro ci sono decine e decine di titoli di film e serie di pregio (dal prossimo Harry Potter al nuovo sequel dei Pirati dei Caraibi, fino a Dr House) che una volta impacchettati in nuovi canali potrebbero, ad esempio, essere offerti sul digitale terrestre di Mediaset in modalità pay per view.
Un progetto simile, già annunciato dal Biscione qualche mese fa, potrebbe in effetti venire alla luce a breve.

L'unica controindicazione arriva dall'attuale norma della Gasparri che vieta ai singoli operatori di superare il tetto del 20% del totale dei canali. Anche se oggi Mediaset è ancora al di sotto di tale limite, avrebbe comunque un esiguo spazio di manovra per irrobustire il proprio digitale terrestre. Se poi arrivasse la legge Gentiloni (ipotesi alquanto vaga nel momento in cui scriviamo) la situazione sarebbe out perchè il testo prevede di inserire nel conteggio dei canali anche quelli in pay per view oggi esclusi.

Rivalità e convenienze
Un'ipotesi alternativa, certamente più benevola per Sky Italia, vedrebbe il Biscione tenersi qualche pellicola e vendere il resto del pacchetto proprio alla pay tv, come del resto è accaduto nel Natale 2005 per il Calcio di Serie A.
SKY Italia si troverebbe costretta a passare da Cologno, ma poco male, perché continuerebbe a offrire le più ghiotte anteprime televisive agli abbonati, proprio come fa ora.

Sui giornali, infine, è circolata una terza ipotesi, più impegnativa e fantasiosa delle precedenti: fare concorrenza diretta a SKY Italia sul satellite. Fantasiosa perché poco conveniente, in quanto indebolirebbe l'offerta sul digitale terrestre dove Mediaset ha speso sino ad oggi parecchi denari.
Insomma, l'azienda guidata da Berlusconi junior assieme a Fedele Confalonieri guarda ormai con interesse al mercato che si muove al di fuori della tv tradizionale.
Nella prima parte dell'anno, ad esempio, Mediaset ha messo a segno un colpo importante: l'acquisizione della società leader mondiale dei format, la Endemol. E ha rilanciato la propria presenza in rete (sino ad allora modesta) attraverso una nuova più ricca Web Tv.

Questo uno-due così ravvicinato e intraprendente ha probabilmente avuto un peso nel convincere SKY Italia a uscire dal guscio della Sat Tv. I due network si guardano da tempo in cagnesco.
In apparenza Mediaset ha un vantaggio in più. Nel senso che il vincolo europeo antitrust che impedisce a SKY Italia di competere direttamente con le altre Piattaforme scade nel 2011. Tre anni sono tanti e quindi tutto fa supporre che Mediaset cercherà di sfruttare questo lasso di tempo a proprio favore. Anche se in realtà di tempo a disposizione il Biscione ne ha sempre meno.

Inderogabili modifiche alla Legge
Dall'Europa la richiesta di modificare la Legge Gasparri, assai benevola con Mediaset, si è fatta pressante e come confermano le cronache degli ultimi mesi, al “duopolio italiano” il Commissario sulla Concorrenza Neelie Kroes non intende concedere né sconti, né proroghe.

L'inadempienza del Governo Prodi che non riesce ad approvare una nuova Legge (la Gentiloni) verrà quindi punita severamente, un fatto che dimostra quanto la regolamentazione del settore passi sempre di più da Bruxelles.
SKY Italia questo lo ha capito e difatti ha aperto una propria sede di rappresentanza nella capitale belga.

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