Spiragli d’apertura o chiusura di fondo?

Febbraio 2009. Il 2009 non sarà un anno facile per l’economia e la pubblicità. E così non c’è dubbio che non sarà un periodo semplice nemmeno per la televisione.
La Tv digitale, quella tematica e quella a pagamento, dovrebbero soffrire meno di quella generalista per la contrazione dei consumi e della spesa in advertising, ma non ci sarà da sorprendersi se nell’anno appena iniziato vedremo rallentare un po’ il processo di rinnovamento che aveva fin qui caratterizzato il nostro scenario.

La nostra Tv si troverà a vivere una situazione particolare e per certi versi contraddittoria.
Perdurerà una fisiologica tendenza al cambiamento: spinge in questa direzione, ad esempio, il procedere secondo le tappe previste della transizione dall’analogico al digitale della Tv terrestre, ma avrà un impatto positivo anche l’arricchimento della proposta satellitare, con la nuova offerta di Tivù che, quando scriviamo, viene presentata a Roma nel corso della quarta Conferenza Nazionale sul Digitale Terrestre.

Un effetto meno robusto ma in prospettiva sempre più importante lo avrà, infine,  l’affacciarsi al mercato di nuove piattaforme e di nuovi service provider e content provider che renderanno sempre più multiforme l’offerta multicanale.

D’altra parte le difficoltà dell’economia reale non possono non riflettersi sulla televisione anche se il nostro sistema, che è il meno aperto tra quelli continentali - con un tripolio che ne decide le sorti - sarà forse quello che avrà meno sussulti in Europa, dove la crisi e i tagli non hanno risparmiato, già nel 2008, le principali emittenti di tutti i grandi Paesi occidentali.

Confronto politico e competizione di prodotto
Anche il 2009 si è aperto all’insegna della guerra sempre più aperta tra Mediaset e SKY, ma è stata soprattutto la dimensione politica del confronto ad essere d’attualità.

Sembrava che il “caso IVA” potesse andare in archivio senza ulteriori strascichi dopo che la discesa in campo dell’amministratore delegato Tom Mockridge e di SKY Tg24 contro il provvedimento governativo avevano provocato una reazione irrigidita, uguale e contraria, di Silvio Berlusconi e del suo esecutivo, con il risultato che il Gruppo di Rupert Murdoch aveva poi deciso di abbassare i toni della propria protesta.

Ma che questa non si sarebbe esaurita del tutto lo lasciava prevedere il tono e il contenuto dell’editoriale firmato su SKY da Mockridge, un messaggio chiaro e incisivo indirizzato agli abbonati a fine anno, stavolta attraverso la propria guida programmi.

A metà del mese di gennaio, dopo una visita a Milano di Rupert e James Murdoch, è arrivata un’altra mossa di contrattacco che ha lasciato intendere come la strategia di fondo non sia mai cambiata e sia stata sempre condivisa ai vertici: SKY ha spedito una lettera sul tema a tutti i parlamentari italiani, riaccendendo l’interesse e le polemiche sulla questione “IVA” e rilanciando una fase più esplicita della battaglia.

Dalla politica “corporale” a quella di prodotto, le cose paiono cambiare drasticamente. Il confronto con Mediaset sembra paradossalmente meno aspro di quello con il Governo, con le fasi più cruente della sfida con il Biscione differite per lo più al 2010.

SKY ha ottenuto da Mediaset, che evidentemente non ha potuto o voluto tenerseli in esclusiva, i diritti del Calcio che le mancano per articolare al meglio la propria proposta per la prossima stagione delle Serie A.

Da quella successiva alla prossima, invece, scatterà l’era in cui i broadcaster dovranno confrontarsi con l’advisor scelto dalla Lega Calcio per trattare i diritti collettivi del movimento. Infront garantisce alle squadre un introito minimo di 900 milioni a stagione, conquistandosi il diritto a percepire la propria commissione solo a partire dal superamento di questa soglia.

Sarà quando si tratterà di ridiscutere i diritti del Calcio con la società guidata da Marco Bogarelli che, molto probabilmente, anche il conflitto sul prodotto tra RAI, SKY e Mediaset (e altri eventuali competitor) potrebbe tornare forte.

La stabilità del “tripolio”
Si diceva della concorrenza più soft tra RAI, SKY e Mediaset in termini di diritti.
Che in Italia la gara sui programmi - causa crisi - si sia già un po’ affievolita, lo racconta bene l’esito della trattativa condotta dall’Uefa per i diritti della Champion’s League.

I nostri player principali stavolta non si sono fatti la guerra e sono riusciti a portare a casa (la RAI le partite in chiaro, SKY quelle per il satellite e Mediaset quelle per il Digitale terrestre) ognuno il suo pezzo di evento ad un costo molto più basso di quello altrimenti pagato in regime di più forte concorrenza.

Una tregua resa possibile anche dal fatto che non esistono altri concorrenti in grado di turbare questo estemporaneo equilibrio. Il Gruppo Telecom sta smobilitando dalla televisione e neppure gli svedesi di Air Plus, che ne hanno rilevato le attività pay del DTT, si offrono per adesso come vera alternativa potenziale a Mediaset sull’offerta a pagamento veicolata attraverso il Digitale terrestre.

Air Plus, che ha in dotazione i diritti delle squadre de La7 Carta Più e ha in cantiere il lancio di un canale di sport, non ha fatto alcuna offerta per la Champion’s League - e forse c’era da aspettarselo considerato che il valore del pacchetto non consentiva che fosse un outsider a comprarlo - e non ha fatto alcuna offerta neppure per i diritti della Coppa America, finiti alla RAI.

La Tv pubblica propone nella prima metà di febbraio le regate della Louis Vuitton Cup che si svolgono in Nuova Zelanda contando, però, solo sulle produzioni fornite dall’organizzazione.

Ma se paiono minime le possibilità di manovra di Telecom e le ambizioni di Air Plus, sembrano ancora più ridotte di quanto non fossero già in precedenza anche le ambizioni televisive del Gruppo L’Espresso, che pure ha annunciato l’intenzione di riempire di contenuti propri e di canali di terzi i due multiplex nazionali che conta di avere in tutte le regioni italiane e non solo in Sardegna.

E mentre il gruppo De Agostini ribadisce di non avere alcuna intenzione di intraprendere attività in Italia da broadcaster, concentrandosi piuttosto nella creazione di un Gruppo forte su scala internazionale nell’offerta di contenuti, c’è solo il gruppo RCS che si muove su questo versante, sia pure all’insegna della più cauta attenzione.

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