TV 3D. La prossima sponda

Dicembre 2009. Non si era ancora vista una rassegna broadcasting così completa per quanto riguarda i prodotti e  le dimostrazioni della televisione tridimensionale, con tante persone che inforcavano gli speciali occhiali per ammirare le meraviglie della TV 3D.
Praticamente tutti i maggiori costruttori e operatori del settore broadcasting hanno presentato le loro realizzazioni per il trattamento, la trasmissione e la ricezione di segnali TV 3D dallo studio fino all’ambito domestico.
Gli analisti di mercato fanno previsioni di grande sviluppo del mercato della TV 3D già dai prossimi anni, visto anche il lusinghiero successo ottenuto dalle prime presentazioni in pubblico sia del Cinema 3D iniziato anche nelle sale italiane nel 2009 sia delle prime dimostrazioni di TV 3D in diretta fatte in UK e in Francia.

C’è chi, entusiasmato dal suo effetto coinvolgente, vede nella TV in 3D un salto di qualità superiore a quello della HDTV rispetto alla SDTV e paragonabile solo al picco di qualità registrato dalla Tv a colori rispetto alla Tv in bianco e nero.

Finora la TV 3D era rimasta confinata nei ristretti ambiti delle conferenze di ricerca e sviluppo e discussa all’interno di confronti tra le tre possibili generazioni di visione 3D: una prima generazione che richiedeva l’uso di occhiali anaglifici, una seconda generazione senza occhiali e una terza generazione basata su ologrammi.

All’IBC 2009 si è potuto verificare che i costruttori ritengono i tempi maturi per scendere sul mercato con un sistema TV 3D di prima generazione opportunamente perfezionato per ridurre al minimo l’affaticamento dovuto agli occhiali, che riutilizza gli attuali sistemi broadcasting HDTV, anche se richiede un nuovo schermo Tv domestico.

Tutto ciò ha preso in contropiede gli enti preposti alla definizione degli standard, ancora indietro nella stesura di un formato per la TV 3D e che ora dovranno affrettarsi a concordare regole e specifiche condivise per assicurare la necessaria compatibilità fra i prodotti dei diversi costruttori.
E, come spesso accade, i costruttori più coinvolti in questo settore non hanno esitato nel presentare le rispettive realizzazioni TV 3D nelle fiere mondiali più importanti, nel tentativo di procurarsi rendite di posizione utili per pilotare i criteri di definizione dello standard.
 
Orientamenti precisi
Le dimostrazioni e i prodotti presentati all’IBC si concentrano soprattutto su sistemi di TV 3D di prima generazione basati su occhiali passivi a lenti polarizzate e display LCD “3D ready”. Il sistema con occhiali passivi è sostanzialmente identico a quello del cinema digitale 3D, tanto che oggi i contenuti del cinema digitale arrivano dal satellite esattamente come avverrà per la TV 3D.

Tali sistemi riutilizzano il canale di trasporto del segnale HDTV, via satellite o via terrestre, con l’impiego in trasmissione di una camera stereoscopica e un codificatore 3D, e in ricezione di un decodificatore 3D e un display per la visione con occhiali polarizzati.

Grafico 1. La catena della TV 3D dallo studio Tv alla ricezione domestica realizzata con il sistema di prima generazione con occhiali passivi polarizzati e che utilizza lo stesso canale diffusivo della HDTV.

Azienda leader nella realizzazione di codificatori e decodificatori 3D è la canadese Sensio, che ha già proposto il proprio sistema come standard anche per i DVD. Erano presenti all’IBC anche co-decodificatori 3D di altre aziende, come JVC e Doremi.

Per la ricezione del segnale TV 3D Sagem e Pace hanno presentato esemplari di set-top-box che combinano il decoder satellitare con il decoder 3D.

Per i display adatti agli occhiali polarizzati 3D le aziende che hanno presentato all’IBC prodotti fino a 46” sono Hyundai, JVC e LG (nella foto un display della serie XCanvas di LG). Tali prodotti hanno prezzi ancora elevati, circa a 5000 euro per un 46” 3D, ma è prevedibile un avvicinamento dei prezzi a quelli degli LCD 2D attuali non appena il mercato della TV 3D prenderà piede.

Per la TV 3D sono invece stati abbandonati i sistemi di prima generazione con lenti a colori complementari, interessanti sotto il profilo della semplicità realizzativa, poiché non richiedono un display speciale, ma scarsi nella resa dei colori e discreti solo per i videogiochi.

Non erano presenti all’IBC sistemi di TV 3D di prima generazione con occhiali attivi o shutter glasses, messi in mostra all’IFA di Berlino da parte di Sony e Panasonic non presenti all’IBC.
I sistemi di TV 3D con occhiali attivi offrono in linea di principio una migliore definizione rispetto agli occhiali a lenti polarizzate, ma presentano ancora problemi legati alla sincronizzazione delle immagini con gli occhiali.
Inoltre sono sistemi adatti soprattutto all’impiego in ambito domestico, mentre nelle sale pubbliche per recuperare gli occhiali attivi piuttosto costosi, si presentano problemi di igiene e pulizia dopo il loro utilizzo non indifferenti.

Per quanto riguarda i sistemi 3D di seconda generazione con display autostereoscopici senza occhiali erano presenti all’IBC due aziende americane, Alioscopy per il display in collaborazione con Autodesk per il software, che sviluppano tali sistemi, che ancora presentano qualità inferiore a quella dei sistemi di prima generazione.
Inoltre i prezzi sono molto elevati, destinati al mercato degli show-room dove attirare l’attenzione del pubblico. A tal proposito recentemente Philips ha annunciato di essere uscita dal mercato dei display autostereoscopici, dove aveva già commercializzato un prodotto denominato Wov.

SKY TV 3D, via satellite nel 2010
Per quanto riguarda la TV 3D, Gerry O’Sullivan - responsabile delle strategie di SKY - ha annunciato che BSkyB, dopo tante discussioni, ha deciso di passare ai fatti.
BSkyB ha già realizzato da oltre un anno numerose sperimentazioni e dimostrazioni di TV 3D e nel 2010 lancerà il servizio commerciale su un canale dedicato alla TV 3D che coprirà eventi sportivi, film e produzioni da studio.

«Smettiamola con le leggende metropolitane circa la TV 3D, non dovrete stare esattamente a 1.2 metri di distanza dallo schermo né vi verrà il mal di testa - ha affermato O’Sullivan in una sessione dei lavori. - Non sarà richiesta nessuna nuova tecnologia alla nostra infrastruttura che oggi trasmette SKY+HD e nella quale inseriremo i contenuti 3D.
L’unico modo per sopravvivere in un periodo di crisi come l’attuale
– ha continuato Gerry O’Sullivan – è di investire in contenuti e in innovazione con un modello di business sostenibile. Ricordate gli scettici che affermavano che la pay-tv non sarebbe durata? Oggi le nostre entrate da abbonamenti hanno ampiamente superato quelle della pubblicità, mentre chi si basa prevalentemente sulle entrate pubblicitarie, deve affrontare tempi difficili».

O’Sullivan riconosce, tuttavia, che per la TV 3D vi sono diverse difficoltà da superare, «prima di tutte quella di costituire un adeguato catalogo di contenuti, che già stiamo realizzando con riprese 3D di eventi live, anche per perfezionarci nel loro trattamento per assicurare allo spettatore una visione senza affaticamento. Inoltre, non dobbiamo meravigliarci se le prime visioni di TV 3D avverranno fuori dell’ambiente domestico, dato che si dovrà attendere il ciclo di sostituzione dello schermo Tv casalingo, ma siamo sicuri che l’accoglienza sarà grandiosa!».

In un’altra sessione Brian Lenz, direttore tecnico di BSkyB, ha spiegato che il sistema di trasmissione della TV 3D di SKY sarà multipiattaforma, cioè, oltre a riutilizzare l’HD set-top-box di cui finora sono stati venduti 1.3 milioni di unità, sarà compatibile con i sistemi di diversi costruttori in modo da fare fronte a prodotti diversi ora in sviluppo.
Probabilmente alludeva alla compatibilità fra sistemi di TV 3D che utilizzano occhiali a lenti polarizzate e sistemi che utilizzano gli shutter glasses.

Eutelsat TV 3D, al cinema e in casa
Anche Eutelsat non ha perso l’occasione per inserirsi nel prossimo grande business della TV 3D, nel quale creatori di contenuti, broadcaster e costruttori dell’elettronica digitale stanno sviluppando soluzioni.
Al suo stand all’IBC abbiamo potuto vedere la TV 3D per l’ambito domestico, attraverso il canale del satellite Eurobird 9 A appositamente dedicato da Eutelsat a tale sperimentazione sin dall’inizio del 2009.

Grafico 2. Il sistema di diffusione sviluppato da Eutelsat per diffondere i programmi 3D nelle sale cinematografiche e nell’ambito domestico attraverso il satellite Eurobird 9 A.

Nella sperimentazione è stato impiegato un codificatore 3D della Sensio che multipla in un unico stream i due segnali provenienti dalle riprese da sinistra e da destra della telecamera stereoscopica.

Lo stream così combinato, mediante tradizionale codifica e modulazione, viene trasmesso attraverso uno stream satellitare di 8 Mbs, ricevuto da un set-top-box consumer per HDTV e infine inviato a un display stereoscopico da 46” della Hyundai, che al suo interna integra il decoder 3D.

Lo stesso sistema di diffusione via satellite è utilizzato per inviare trasmissioni 3D alle sale cinematografiche attrezzate per il cinema digitale. In tal caso il segnale è ricevuto da un set-top-box professionale della IDC la cui uscita attraverso un decoder 3D della Sensio viene inviata a un proiettore stereoscopico.

In tal modo lo spettatore, prima di dotarsi in casa di un ricevitore 3D, potrà scoprire le meraviglie delle riprese 3D recandosi nelle sale pubbliche del cinema digitale, che oggi stanno proliferando anche in Italia. Infatti, gli studios nel 2009 hanno già realizzato 34 film 3D e altri 40 ne verranno realizzati nel 2010.

Letterio Pirrone, responsabile del servizio commerciale di Eutelsat, nel presentarci il sistema della TV 3D implementato da Eutelsat all’IBC ha dichiarato «L’entusiasmo che le immagini 3D hanno suscitato negli spettatori e la prossima disponibilità di prodotti e servizi per il consumer determineranno uno step particolarmente significativo nel mercato della Tv, paragonabile a quello conseguente all’avvento della Tv a colori».

HDTV, qualità da migliorare
Oggi oltre un terzo dei display LCD venduti ha definizione nativa Full HD 1920 pixel x 1080 linee, ma il segnale HDTV trasmesso oggi non raggiunge la piena qualità HD, essendo diffuso con lo standard 1080i/25 e molto spesso ripreso con camere 720p/50 o addirittura ricavato per “up-conversione” da segnali SDTV.

Ciò non permette di beneficiare appieno della qualità consentita dalla Full HD, soprattutto quando le dimensioni del display, come ormai sempre più spesso accade, superano i 42 pollici per arrivare anche oltre 50”.
Infatti, un formato interlacciato come il 1080i/25 presenta artefatti da interlacciamento soprattutto quando la camera effettua una carrellata o con scene in movimento, mentre con un formato progressivo come il 720p/50 non si hanno artefatti da interlacciamento ma la definizione dell’immagine è la metà di quella Full HD.

Questi problemi si possono evidenziare confrontando su uno schermo 1080 HD le immagini trasmesse con standard 720p/50 o 1080i/25 con le immagini di un disco Blu-ray che utilizza lo standard 1080p/24-25.

All’IBC l’EBU, l’organizzazione europea per il broadcasting, si è fatta promotrice di una serie di iniziative per portare al top la qualità del segnale HDTV, mediante l’utilizzo dello standard 1080p/50 sia nella produzione/distribuzione da studio sia nella diffusione all’utente.

Nelle dimostrazioni presentate allo stand EBU è stato dimostrato come impiegando co-decodificatori Mprh-4 AVC particolarmente ottimizzati si può trasmettere il formato 1080p/50 con la stessa bit-rate oggi usata per trasmettere il formato 1080i/25 ottenendo una migliore qualità delle immagini in movimento.

EBU raccomanda la migrazione della catena produttiva e di diffusione del segnale HD verso lo standard 1080p/50, in particolare con un nuovo set-top-box provvisto di decodifica Mpeg-4 ottimizzata, in grado di vedere i contenuti HD con la massima definizione sul display Full HD.

Ai produttori di contenuti conviene fin da subito versare i contenuti nei loro archivi con il formato 1080p/50 a prova di futuro, anche considerando che presto saranno disponibili display sempre più grandi con formato 4K, per i quali la definizione delle odierne trasmissioni HD con lo standard 1080i/25 o 720p/50 risulterà ancor più inadeguata.

La tecnologia per la “co-decodifica” Mpeg-4 ottimizzata è stata presentata da Sensio e da Magnum Semiconductor, ma ora si tratta di vedere se i produttori sono disposti a sviluppare tutti i prodotti necessari.

Successo superiore al previsto
Alexander Oudendijk, Chief Commercial Officer di SES ASTRA, ha presentato all’IBC la situazione e le previsioni per la propria utenza HDTV.

«Entro la fine del 2009 ASTRA disporrà di 85 canali HD e pensiamo superare i 100 canali nel prossimo anno. Oggi sono oltre 200 i canali HDTV in Europa e si prevede che saliranno nel 2012 a oltre 420, per raggiungere 1300 canali nel 2018. In Europa sono stati venduti 100 milioni di display HD ready nel periodo dal 2005 fino a metà 2009 e più di tre milioni di case guardano già programmi HDTV attraverso ASTRA, di cui la maggiore utenza è in UK 81,58 milioni), Germania (630.000) e Francia (630.000)»
.

Secondo Oudendijk il 14% delle case europee, pari a 10 milioni, nel 2013 riceveranno programmi HD, di cui il satellite rappresenterà la piattaforma principale, seguita dal cavo, DTT e IPTV.

PACE, decoder DVB-T2 in HD
Il costruttore inglese Pace, fornitore fra l’altro dei decoder HD di SKY, ha presentato uno dei primi modelli di set-top-box adatto al nuovo standard DVB-T2, dotato anche del decoder Mpeg-4 per i segnali HDTV.

All’IBC Pace con il nuovo decoder ha dimostrato la ricezione dei programmi trasmessi con lo standard DVB-T2  dall’olandese KPN. Il set-top-box verrà lanciato sul mercato inglese da metà 2010 per ricevere i programmi HDTV trasmessi in chiaro sulla piattaforma terrestre Freeview.

Dopo le trasmissioni sperimentali DVB-T2 in HDTV già in corso Freeview a giugno 2010, prima della Coppa del Mondo di Calcio, raggiungerà una copertura in HD superiore al 50% della popolazione, ormai in gran parte dotata di display HD Ready.

Freeview HD darà accesso ai programmi gratuiti trasmessi in HD da BBC, ITV, Channel 4, S4C e dal nuovo operatore Five. Pace fornirà successivamente una versione di set-top-box dotata anche di un registratore per segnali HD.

Set-top-box ibridi con programmazione su misura
Nella recente edizione dell’IBC per la prima volta appare in evidenza il settore dei set-top-box ibridi (collegati cioè sia alla rete a banda larga sia a uno o più piattaforme Tv) dotati di appositi motori di ricerca che, operando attraverso Internet, consentono all’utente di orientarsi fra gli infiniti contenuti offerti sulle diverse piattaforme DTT/SAT/WebTV per costituire un palinsesto personalizzato.

Al raggiungimento di questo risultato concorrono tre principali prodotti:
– il set-top-box ibrido collegato sia alla banda larga sia all’antenna terrestre e/o satellitare, dotato di decoder per le piattaforme DTT/SAT/WebTV e di un processore centrale in grado di accogliere un apposito motore di ricerca, detto di “raccomandazione”;
– il software del motore di “raccomandazione” per la selezione dei programmi sulla base dei gusti dell’utente, agisce sulla base di uno speciale algoritmo improntato sulla tipologia dei programmi più seguiti dall’utente;
– il fornitore dei metadati relativi alla programmazione delle piattaforme Tv previste dal set-top-box.

In tal modo l’utente non ha più necessità di consultare le guide dei programmi delle diverse piattaforme Tv, né di passare in rassegna lunghe liste di titoli poiché gli verrà presentata una ristretta rassegna dei programmi che più si avvicinano ai gusti personali.

All’IBC erano presenti aziende attive in tutte e tre le categorie di prodotti, in particolare gli sviluppatori dei software di “raccomandazione” e i fornitori di dati dei palinsesti Tv.
L’azienda italiana beeTV, fondata a Milano nel 2006, in particolare ha sviluppato un motore software denominato PCC, Personal Content Channel, che suggerisce agli utenti programmi che possono rientrare fra gli interessi personali.

Ad esempio, se stiamo guardando un film poliziesco nella serata di ve-nerdì, beeTV vi ricorda che durante la notte ne verrà programmato uno di genere analogo e vi chiederà se volete registrarlo: di questi programmi suggeriti viene riprodotto un breve clip per una rapida percezione dei contenuti.

L’azienda Aprico, del gruppo Philips Electronics, ha presentato il programma di raccomandazione denominato WatchMi, applicato al decoder ibrido BLOBox di TvBLOB, utile per effetuare una selezione personalizzata dei programmi sia Tv sia radiofonici, registrabili sull’hard-disk integrato.

I motori software di Aprico operano la selezione dei contenuti effettuata sui database di programmi molto completi e continuamente aggiornati forniti da aziende partner come Axel Springer Digital TV Guide ed eventIS.

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