Caos creativo, invitante richiamo

Marzo 2008. Di nuove forme di televisione si è discusso lo scorso12 dicembre, durante il 5° Summit sull'Industria della Comunicazione, svoltosi a Roma, nella stupenda location del Tempio di Adriano.
Il simposio ha ospitato anche un'esplicita tavola rotonda, dal titolo “Web Tv, Mobile Tv e IPTV: le nuove televisioni e la creazione di valore”.

La tavola rotonda, abilmente moderata da Luca De Biase, giornalista de Il Sole 24 Ore, è stata caratterizzata dagli interventi di vari protagonisti, i cui “speech” traevano spunto da uno specifico studio di ricerca realizzato dall'IEM (Istituto Europeo dei Media), che fa capo alla Fondazione Rosselli, organizzatrice del 5° Summit.

Scorrendo rapidamente il rapporto IEM, possiamo leggere che l'IPTV si configura come una piattaforma digitale i cui contenuti/servizi vengono veicolati attraverso Banda Larga su una rete IP (Internet Protocol) chiusa e “protetta”, cioè gestita e controllata direttamente dagli operatori di TLC (telecomunicazioni).

Per la ricezione dei flussi A/V viaggianti su una rete del genere viene sfruttato a valle un set-top-box proprietario, dotato di relativo sistema CA. Tra i vantaggi dell'IPTV: tracciabilità dell'utente; valorizzazione library dei canali televisivi generalisti; controllo dei flussi di emissione 24 ore su 24; servizi a valore aggiunto (VAS) inerenti Personal Video Recording, Media Center, HD, giochi, e quant'altro.

Copertura limitata
Per contro, bisogna considerare che per ricevere l'offerta senza problemi occorre una banda di almeno 4/6 Mbps, mentre la stessa offerta, sebbene in espansione, nel nostro Paese appare ancora alquanto circoscritta geograficamente, sopratutto nel caso di determinati operatori.

A proposito di espansione, la ricerca IEM ci informa che, verso fine 2007, il mercato europeo dell'IPTV era detenuto al 52% dalla Francia, seguita da Spagna (22%), Italia (8%), Olanda (6%), Belgio (5%), Regno Unito (4%), Germania (2%) e Svizzera (1%).

Occorre poi considerare la frequente reticenza delle major, piuttosto restie ad offrire contenuti on demand via IP, onde evitare la “cannibalizzazione” dell'uscita Home Video, la quale garantisce alle opere filmiche introiti addirittura superiori a quelli ottenibili nelle sale pubbliche: una politica che, di conseguenza, limita in un certo senso la proposta di contenuti premium.

Infine, non va dimenticato che ogni IPTV set-top-box è compatibile esclusivamente con le relative offerte dell'operatore di rete fornitore, senza consentire l'accesso ai contenuti e ai servizi di network operator terzi.

La Web Tv, invece (al pari, per esempio, dell'approccio Peer to Peer), viaggia su rete IP “aperta”, i cui servizi sono liberamente usufruibili on-line dall'utente, mentre eventuali forme di esclusione diventano possibili soltanto per macro-aree di appartenenza, ma non possono essere mai dirette verso il singolo individuo.

Download in crescita
La Web Tv permette la fruizione di contenuti audiovisivi sfruttando semplicemente un normale visualizzatore, sul tipo di Real, Quick Time o Windows Media.
Il che - come ci rivela sempre il rapporto IEM - ha consentito al traffico HTTP (il protocollo sul quale viaggia la Web Tv) di superare quello Peer to Peer, facendo sì che, a livello mondiale, il download di pagine web costituisca il 45% del totale del traffico HTTP, con il solo YouTube che ne genera il 20%, cioè quasi il 10% dell'intero traffico della Rete.

In quanto alla Mobile Tv, il medesimo studio IEM ci fa sapere che il relativo mercato è in avanzata, ma non al ritmo previsto. Infatti, nel 2006, una stima dell'istituto Juniper Research prevedeva che il bacino mondiale della “walk television” dovesse valere nel 2012 qualcosa come 6.6 miliardi di dollari, ma a fine 2007, in tutto il globo, i fruitori della Tv sul cellulare sono stati solo 12 milioni, la maggior parte dei quali in Corea e Giappone.

L'Europa è in ritardo con la Mobile Tv perché frenata da due fattori: un'oggettiva difficoltà di affermazione dello standard di trasmissione, ed alcune lentezze nell'assegnazione delle frequenze. In ogni caso, secondo uno studio di ricerca della società Idate, nel 2010, in Italia, il mercato della Mobile Tv dovrebbe valere 828 milioni di euro.

Ricordiamo che, qualche anno fa, il nostro Paese è stato un apripista nella frangia dei servizi televisivi su telefonino, come ha tenuto a specificare - nel corso dell'apposita tavola rotonda svoltasi durante il 5° Summit - anche Antongiulio Lombardi, di 3 Italia, società che ha debuttato per prima nella Penisola con l'UMTS e, successivamente, per prima in Europa con l'IPTV.

Accesso più semplice ai servizi
«Oggi - sono le affermazioni di Lombardi - 3 Italia conta già 800 mila utenti paganti, i quali utilizzano la nostra Mobile Tv in maniera costante, per più di un'ora al giorno. Quello che manca ora, per uno sviluppo nazionale davvero massiccio della “televisione da passeggio”, è che tutti gli attori della filiera (a cominciare dai content e service provider) facciano uno sforzo comune per rendere l'accesso ai servizi quanto più semplice e trasparente».

Condividendo il pensiero di Lombardi, Paolo D'Andrea, di Telecom Italia, ha dichiarato che i broadcaster devono collaborare insieme per mettere i loro contenuti a disposizione delle nuove piattaforme.
«Ad esempio, per quanto riguarda l'IPTV di Telecom Italia - ha proseguito D'Andrea - devo dire che questa sta evolvendo verso un modello di business orientato sempre di più verso i servizi di qualità ai clienti, servizi da noi realizzati attuando anche forme di partnership appunto con i fornitori di contenuti».

«I dati riguardanti lo sviluppo dell'IPTV in Italia - stiamo riferendo ora quanto affermato da Lisa Di Feliciantonio, di Fastweb - sono incoraggianti, e il fatto che ormai anche Telecom Italia crede in questo tipo di piattaforma conferma la bontà della scelta della Tv su IP fatta a suo tempo da Fastweb, in maniera pionieristica, nel nostro Paese.
Per vincere la sfida attuale, però, dobbiamo puntare decisamente sulla proposta di nuovi contenuti, piuttosto che sulle tecnologie, poiché sono appunto i contenuti che creano valore»
.

Ruoli complementari
Anna Herold, della Commissione Europea, si è detta d'accordo con Lisa Di Feliciantonio per quanto riguarda la proposizione di nuovi contenuti, da affiancare, però, ad un piano di regolamentazione molto intelligente, dal momento che - sempre a parere della Herold - «Content is King, and intelligent regulation is Queen».

In conclusione, dopo i rispettivi interventi di Mario Mariani (che descritto l'IPTV di Tiscali) e Cristina Calandrini (la quale ha illustrato l'IPTV di Wind-Infostrada), non è mancata una “frizzante” osservazione del conduttore Luca De Biase, il quale ha definito la Nuova Televisione un affascinante “caos creativo” - complementare alla televisione classica - in cui tutto è correlato con tutto.
Ben venga, quindi, questo nuovo tipo di caos, purché ovviamente non ci procuri... uno stress!

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