DVB-T2, i consigli di Remedia per eliminare i vecchi TV e decoder

DVB-T2 vecchio tv

Ormai da tempo si sa che, per dare spazio all’arrivo della tecnologia 5G, entro giugno del 2022 il digitale terrestre dovrà cedere parte della banda attualmente disponibile. In particolare, si tratta della frequenza attorno ai 700 MHz. Questa riduzione di banda comporta la necessità di una revisione delle tecnologie di trasmissione televisiva, obbligando al passaggio dall’attuale standard DVB-T al nuovo standard DVB-T2. E già a partire da dicembre il bonus TV agevolerà il pieno passaggio al digitale.

Si calcola che circa 18 milioni di famiglie italiane si ritroveranno così con televisori non più in grado di riprodurre il nuovo segnale DVB-T2. Nascerà perciò la necessità di acquistare apparecchi compatibili con la nuova tecnologia ma anche di disfarsi di quelli obsoleti, che diventeranno rifiuti tecnologici da smaltire. In pratica, ci si ritroverà in una situazione simile a quella abbiamo vissuto tra il 2009 e il 2012 nel passaggio dal segnale analogico al segnale digitale.

10 milioni di televisori obsoleti

Remedia, il consorzio per la gestione ecosostenibile dei RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) che gestisce il 65% dei rifiuti provenienti da TV e monitor, stima una raccolta in Italia di 10 milioni di TV obsoleti, che saranno generati secondo un preciso calendario che scandisce il passaggio della trasmissione digitale al DVB-T2.

Ma gli italiani sono preparati? È probabile che molti si appresteranno sin da subito a cambiare il proprio TV o decoder. In questo senso è disponibile anche il Bonus TV, un contributo di 50 euro previsto dal Mise. A queste persone, Remedia ricorda le diverse opportunità a disposizione per un corretto smaltimento dei decoder o televisori non più adeguati, limitando al minimo l’impatto dell’operazione sull’ambiente.

Innanzitutto, va precisato che non tutti i TV sono da buttare: il consumatore può verificare la compatibilità del proprio dispositivo alla nuova tecnologia, controllando che la scheda tecnica del TV o del decoder abbia il bollino DVB-T2. In generale, se un prodotto è stato acquistato dopo l'1 gennaio 2017, è già compatibile con il nuovo digitale terrestre.

Il consumatore che vuole liberarsi del vecchio televisore o decoder ha diritto a consegnarlo gratuitamente al punto vendita al momento dell’acquisto del nuovo apparecchio, grazie al servizio “Uno contro uno”. In alternativa, potrà portare il prodotto ormai in disuso presso l’isola ecologica del proprio comune di riferimento.

Rifiuti preziosi

Remedia precisa che i rifiuti tecnologici crescono a livello mondiale del 3-4% all’anno (3 volte più dei rifiuti normali) e ogni italiano ne produce in media ogni anno 13 kg. Il prossimo switch-off del digitale terrestre e la sostituzione degli apparecchi obsoleti con la nuova tecnologia contribuirà nei prossimi anni all’incremento di questa tipologia di rifiuti.

In particolare, Remedia stima – così come stato per il precedente passaggio di segnale – un ricambio medio del televisore principale delle famiglie italiane che non si esaurirà con l’anno in arrivo, ma che coinvolgerà i prossimi otto anni circa. Contando che, oggi, molte famiglie usufruiscono ancora del “vecchio tubo catodico”.

In particolare, Remedia fa notare che da un televisore si può recuperare l’89% di materiali che, se riciclati correttamente, possono dar vita a nuove materie prime seconde, da riutilizzare nei cicli produttivi. Fra le principali frazioni ricavate, si ottengono per esempio rame, ferro, alluminio, vetro, plastica, ma anche argento e oro.

Come consorzio nazionale – commenta Danilo Bonato, Direttore Generale Remedia –, ci rivolgiamo a tutti gli attori in campo, quindi anche ai cittadini, per accrescerne la consapevolezza e responsabilizzarli sul loro importante ruolo per realizzare una corretta filiera del riciclo, soprattutto quando si parla di elettrodomestici come i televisori, oggetti di larga diffusione che possono trasformarsi in rifiuti di difficile gestione. Conoscere diritti e possibilità a disposizione per la corretta raccolta del rifiuto è il primo passo per una gestione ecosostenibile dei RAEE, puntando a limitare l’impatto ambientale che svolte tecnologiche di questo tipo possono provocare”.

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