La TV? Radicali cambiamenti all’orizzonte

Marzo 2008.
Alta Definizione, ma anche integrazione e branding del servizio pubblico sono gli ingredienti per l'emittenza pubblica del futuro?
«Le sfide future dei principali broadcaster sono quelle che riguardano integrazione, trasversalità e multimedialità. L'era dei compartimenti stagni è finita e i confini tra Tv, radio, telefonia mobile, multimedialità interattiva (Internet e banda larga) sono sempre più inconsistenti in nome delle tecnologie digitali.
La prima conseguenza è che i palinsesti tradizionali cominciano a fare il loro tempo mentre il pubblico si destreggia tra le nuove tecnologie, con la conseguente erosione dei dati di ascolto dei media tradizionali, mentre il tempo passato a contatto con i media digitali è in aumento. Nel caso di RTSI abbiamo risposto alle nuove esigenze di comunicazione spingendo sul pedale dell'integrazione, stimolando le sinergie tra radio e Tv fino alla unificazione dei reparti facendo lavorare insieme le redazioni dello sport in una prima fase, unificando successivamente tutto ciò che riguarda l'informazione e continuando il processo che porterà entro la fine del 2008 ad unificare tutte le strutture (compresa l'amministrazione) in un unico stabile, presumibilmente nella zona dove si trovano gli studi televisivi».

I canali radio e Tv hanno costruito nel tempo una loro credibilità e una loro specificità: spingendo sulle sinergie non c'è il rischio di disorientare gli spettatori?
«Vorrei specificare che questa forte spinta all'integrazione non ha mortificato le rispettive specializzazioni (poiché il mezzo televisivo e quello radiofonico continuano a esistere con le loro specificità), ha bensì favorito la creazione di uno zoccolo duro di competenze condivise, declinabili con maggiore efficacia sui vari media (compresa Internet con le sue esigenze di forte interattività) ma ha anche comportato la nascita di nuovi format, alcuni dei quali destinati a soppiantare formule di programmazione nate con la Tv analogica e che oggi mostrano i segni del tempo. L'integrazione ha dato la possibilità di lavorare in modo efficace anche su un unico marchio, il brand RTSI, che si rinforza grazie alla tradizionale credibilità in dote a radio e Tv (sport e cultura per la radio, informazione e documentari per la Tv) unite alla capacità di innovare e di fare i conti con i new media».

Può farci qualche esempio concreto di integrazione dal punto di vista della programmazione?
«Siamo in fase sperimentale, ma esempi concreti possono essere alcune trasmissioni di successo nate solo per la Tv o per la radio che oggi hanno vita su entrambi i media, offrendo contenuti extra ed integrativi sui portali web. Oppure l'idea del “teleflusso”, ovvero originali siparietti che trovano spazio nei palinsesti televisivi a fare da “collante” tra un format e l'altro per evitare il rischio di spersonalizzazione dovuto al fatto che molti dei format trasmessi sono visibili su qualsiasi emittente europea (o del mercato globale).
La conduzione del “teleflusso” è tipicamente radiofonica, fa largo utilizzo di interviste e interventi di persone e/o personalità locali, arricchita però dal supporto video e dagli sfondi tipicamente elvetici (grazie anche all'utilizzo di video-box esterni) per non perdere il contatto con la propria comunità e rinforzare l'identità locale».

Tecnicamente poi c'è anche il canale dedicato alle produzioni in Alta Definizione...
«Sì, HD suisse è realizzato a Zurigo in modalità centralizzata per tutta la Svizzera, ma nel suo palinsesto trovano spazio tutte le culture della Confederazione Elvetica. Quando possibile l'audio è disponibile nelle 4 lingue ufficiali e ogni minoranza ha una giornata a disposizione per le sue produzioni collocate nel prime time. Per sua natura l'HD si presta molto bene alle produzioni sportive più spettacolari e ogni utente può scegliere se ascoltare le telecronache nelle lingue disponibili oppure l'audio neutro IT, quello senza commenti dei giornalisti, per avere la sensazione di essere accanto al cameraman direttamente sul luogo degli eventi, a pochissimi metri dai campioni preferiti».

Il processo di integrazione e il canale HD hanno richiesto l'aggiornamento dell'apparato tecnico/produttivo. Quali sono le più importanti novità?
«L'accelerazione tecnologica determinata dalla nascita del canale HD ci ha portato a fare importanti investimenti tecnici per migliorare la qualità dell'audio e del video, aggiornando il parco tecnologie per le riprese mobili e da studio, orientandoci verso una produzione all digital in 16:9 (per la totalità delle produzioni dal dicembre del 2008 e in preparazione dello switch-off delle trasmissioni nel 2012) e adeguando l'audio ai massimi standard qualitativi disponibili. I nostri canali radio sono disponibili in FM ma anche in DAB e chi ha l'apposito apparecchio di ricezione può ascoltare a casa o in auto la purezza del suono digitale. Inoltre, grazie alla produzione di fiction avviata negli ultimi anni, abbiamo accumulato alcune ore di prodotto di alta qualità tecnica audio/video (soprattutto miniserie ma anche l'ultima fatica di Aldo, Giovani e Giacomo “Anplagghed” girata in HD 16:9); nelle prossime stagioni intendiamo però misurarci con la lunga serialità, più congeniale a riempire il day time con produzioni di gusto locale a rinforzo della nostra immagine di rete e da abbinare ai tradizionali documentari e rotocalchi di approfondimento. A tale proposito l'obiettivo è di arrivare alla realizzazione di almeno 40 episodi da mezz'ora all'anno, a regime già dal 2009, motivo per cui stiamo valutando la possibilità di realizzare un centro produzioni attrezzato (in aggiunta agli attuali studi televisivi), in tempi molto brevi».

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