Lugano a prova di futuro

Marzo 2008. Il modello di televisione pubblica sviluppatosi in Europa negli ultimi 60 anni si trova oggi al centro del dibattito sul futuro dei broadcaster di Stato e del cosiddetto “servizio pubblico”. Nell’Era digitale l’accesso alle tecnologie di trasmissione e ad una logica di fruizione multicanale (con un’offerta ampia e diversificata di prodotto) è decisamente più abbordabile rispetto al passato.

La Tv generalista cede più o meno lentamente terreno ai canali tematici (via cavo, via satellite, via digitale terrestre o tramite protocollo IP) e a nuove forme di televisione (pay tv, pay per view, video on demand, download Tv, Tv interattiva ecc.) ma anche ad altri media (il DVD, le consolle per i videogame o il terminale cellulare).

La radio, viceversa, vive come medium momenti di grandi conferme grazie alla sua capacità di innovare e sperimentare nuovi format e nuovi personaggi ma, soprattutto, grazie alla possibilità di fidelizzare l’ascolto seguendo il suo pubblico in auto, nei lettori portatili, sul posto di lavoro. La radio offre anche la possibilità di tornare “sul luogo del delitto” con il podcast (ovvero la possibilità di scaricare la propria trasmissione preferita e ascoltarla con comodo nel momento più opportuno).

Il podcast è reso possibile da Internet (e dalla compressione digitale) ed è sempre la Rete delle Reti ad offrire anche la possibilità di ascoltare la propria emittente preferita “in diretta” da ogni angolo di mondo (purché raggiunto da Internet) in modalità streaming dal proprio computer, superando il vincolo delle frequenze disponibili.

A queste nuove possibilità corrisponde anche una nuova cura del sito Web, che diventa un luogo da visitare sempre più spesso e dove trovare contenuti freschi e aggiornati in tempo reale, complementari a quelli offerti dalle emittenti tradizionali (Tv e radio).

Esigenze e standard di elevata qualità
La diffusione nelle case di megaschermi piatti ad Alta Definizione, sistemi audio sofisticati, computer con grande velocità di calcolo, segnali digitali sempre più “puliti” e banda larga per collegamenti veloci ad Internet e a servizi interattivi, ha innalzato gli standard qualitativi di fruizione di suoni e immagini in movimento e nessuno è più disposto a tornare indietro.

In questo articolato contesto i broadcaster pubblici devono adeguare le loro strutture intervenendo sugli apparati tecnici (produzione, acquisizione e trasmissione) e sui contenuti ma, trattandosi di realtà piuttosto “pesanti”, devono necessariamente  affrontare il cambiamento in modo organico confrontando le esperienze con gli altri Paesi, facendo una serie di valutazioni politico-sociali e di mercato che richiedono tempi dilatati e investimenti pubblici “importanti”.

Germania, Regno Unito e Francia hanno da tempo avviato sperimentazioni per raccogliere elementi utili ad indirizzare le scelte del futuro ma, per la sua organicità e per la sua vicinanza culturale, riteniamo che un approccio particolarmente interessante sia quello avviato dalla Radio Televisione della Svizzera Italiana (RTSI) dove l’integrazione tra i vari media in nome del digitale è già cominciata e dove esiste un piano strategico ben preciso che mette d’accordo innovazione (tecnologica e di linguaggi) e servizio pubblico.

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