Stagione di grandi giochi

Settembre 2008. Le Olimpiadi, con il confronto tra SKY e la RAI sul terreno dell'Alta Definizione, ma anche la dura battaglia condotta dalla pay di Rupert Murdoch e da Mediaset Premium per acquisire abbonati prima della partenza del campionato di Calcio di Serie A.

Quello che stiamo per metterci alle spalle è stato un mese di grande competizione su tutti i fronti e che anticipa un periodo di relativa calma, in cui i grandi player televisivi potranno cominciare a fare i primi conti sugli esiti delle loro strategie estive e, se è il caso, pensare a organizzare anche qualche veloce correzione di tiro autunnale, in attesa di un quanto mai decisivo bilancio di fine anno.

Sull'HD non c'è gara
Alla fine di luglio, quando sembrava che oramai fossimo condannati a vedere le Olimpiadi in standard tradizionale, c'è stata all'improvviso la doppia svolta.

A scendere in campo è stata Eurosport, che ha deciso di trasmettere la propria programmazione dei Giochi di Pechino anche in Alta Definizione.
Il canale tematico sportivo ha annunciato prima il decollo di due canali HD in Gran Bretagna su SKY; è poi toccato anche alla piattaforma italiana del gruppo News Corp. presentare un'offerta sostanzialmente omologa, ma su un solo canale HD di Eurosport.

Niente di strano che ci sia questa differenza, specie se si considera che il numero di abbonati inglesi a SKY - in pista con successo e da molto più tempo nel Regno Unito - è quasi il doppio di quello della piattaforma italiana.

Quasi in contemporanea, altrettanto inatteso è arrivato anche l'annuncio della RAI. La Tv pubblica ha di fatto replicato l'esperienza fatta con gli Europei di Calcio.
Gli stessi ripetitori che a giugno avevano garantito le emissioni HD di Euro 2008 hanno avuto il compito di mandare in onda ogni notte - dalle 23 all'una - due ore di programmi relativi ai momenti più salienti della giornata.

Satellite, corsia privilegiata
Anche se né RAI né SKY mettono ancora a disposizione dati ufficiali nel merito, è inutile dire che l'esperienza HD condotta sul satellite vada considerata come quella più significativa.

L'offerta di programmazione in DTT è ancora labile e così anche il numero di ricevitori abilitati a trasmettere in Alta Definizione è presumibilmente molto, molto ridotto e altrettanto poco diffuso.

La pay guidata da Tom Mockridge, invece, ha da tempo puntato su questo tipo di offerta e, in questa stagione di caccia agli abbonamenti, ha addirittura deciso di promuovere in grande stile proprio il pacchetto di canali HD al largo parco di abbonati vecchi e ai nuovi che ne avessero fatto richiesta.

Che questo filone di offerta possa diventare nel tempo sempre più strategico lo dice un dato di riferimento molto indicativo: in Italia la penetrazione degli schermi HD ready e Full HD ha già raggiunto il 20% ed è destinata a crescere progressivamente; i costruttori e le marche, infatti, già obbligati a integrare il decoder DTT nei loro prodotti, sono oramai da tempo orientati a fornire e supportare modelli capaci di riprodurre in Alta Definizione.

Proprio questi sviluppi tecnologici potrebbero quanto prima convincere - dopo gli esperimenti della RAI - anche gli altri player principali del Digitale terrestre, Mediaset e Telecom innanzi tutto, a pensare di far decollare un progetto di sviluppo per questo tipo di programmazione.

Gap da colmare
Considerata la quantità più limitata di capacità delle trasmissioni via etere (anche in versione digitalizzata) e i vincoli a non superare un numero soglia di canali (il 20% dell'intera offerta) dettati dalla legge Gasparri, le 'ingombranti' trasmissioni in HD non hanno fino ad ora eccitato particolarmente neppure il Biscione, protagonista principale del mercato fino a questo momento.

Ebbene, qualcuno tra gli osservatori sostiene che questa situazione potrebbe cambiare. Per almeno due motivi.
La prima ipotesi, di cui si comincia a parlare in questi giorni, è quella che suggerisce come il consorzio degli operatori del digitale terrestre potrebbe chiedere in maniera compatta una norma che liberasse almeno parzialmente dai vincoli della legge Gasparri le trasmissioni in HD, con la ratio che così si potrebbero incoraggiare service e content provider a implementare le nuove tecnologie.
Della seconda opzione per svincolarsi dai limiti del Digitale terrestre, invece, abbiamo già parlato, ma vale la pena riassumere velocemente la situazione e aggiornarla.

Diventa sempre più probabile (e relativamente imminente) che RAI, Mediaset e Telecom scelgano il satellite come “gap filler”, cioè come sistema di distribuzione a “basso costo” in grado di compensare i fisiologici difetti di distribuzione dei mux.

I transponder ospitanti più probabili sarebbero quelli offerti da Eutelsat a 9° Est, mentre all'utente finale i decoder potrebbero essere “regalati” dagli operatori.
La piattaforma denominata Freesat potrebbe esordire in concomitanza con la copertura digitale terrestre di Roma, Lazio e Val padana, che dovrebbero andare ad aggiungersi al resto dei territori in agenda entro il 2010 (un obiettivo che tuttavia appare ambizioso, considerata la complessità dei problemi da risolvere in zone affollate di canali come la Lombardia, il Veneto e il territorio laziale).

Niente di strano e niente di più probabile così che, almeno sul satellite, Premium Gallery possa in futuro veicolare una versione in Alta Definizione del proprio bouquet di canali.

Pubblica i tuoi commenti