Tre tagli molto precisi

Febbraio 2008. Quasi 2,5 miliardi di euro il fatturato raggiunto nel 2006 di cui oltre il 95% è  realizzato dalle Sofà Tv che in termini numerici rappresentano solo il 32% dei
canali digitali. Ecco quanto emerge da una recente indagine promossa dall’Osservatorio New Tv del Politecnico di Milano.

È la prima fotografia dettagliata della televisione digitale italiana, scattata dall’Osservatorio New Tv del Politecnico di Milano prendendo in carico diversi aspetti, il valore del mercato, i diversi modelli di business, l’analisi dei contenuti, i principali trend in atto.
Quanto emerge è che, ad oggi, la Tv digitale è saldamente in mano a quelle 444 emittenti definite dall’Osservatorio “Le Sofà Tv”, ovvero le televisioni fruite tramite lo schermo televisivo tradizionale, opportunamente dotato di una “connessione” digitale (Sat Tv, DTT e IPTV). Tutte insieme fatturano quasi 2,4 miliardi di euro, pari circa al 97% del mercato totale delle televisioni digitali.
La concentrazione è ancora più evidente se si pensa che delle “Sofà Tv” il 92% del fatturato è realizzato dalle televisioni satellitari, Sky in testa.

Le altre due tipologie di televisione digitale sono la “Desktop Tv”, con i canali video fruibili tramite web e la “Hand Tv” che include le offerte televisive e video disponibili sulle due piattaforme “mobile”, basate rispettivamente sulle reti DVB-H e sulle reti cellulari.
Ad entrambe rimangono per il momento le briciole, ossia qualche decina di milioni di euro.

Il quadro evidenzia un ulteriore elemento che gli addetti ai lavori già conoscono: la fatica del canale Internet a trovare un modello di business adeguato al suo sviluppo e questo nonostante la forte crescita registrata dalla pubblicità sul web negli ultimi anni.
A investire nelle “Sofà Tv” sono soprattutto i broadcaster televisivi, mentre le grandi società di Telecomunicazione si dedicano alle “Hand Tv”; infine per quanto riguarda gli attori delle “Desktop Tv” troviamo editori tradizionali (49%), pure player (37%), editori web (8%) ed enti pubblici e istituzioni (6%).

I differenti trend in atto
Tra i trend in atto il più imponente riguarda Internet dove i protocolli, gli standard e gli ambienti applicativi stanno permeando sempre di più reti, sistemi, piattaforme e terminali.
Ciò porta ad amplificare enormemente le possibilità di strategie multi-canali e multi-terminali, con possibili effetti di sconfinamento anche tra le macro-tipologie di televisione considerate in questa indagine (con contenuti che dal web vengono trasposti sullo schermo di casa o sul terminale mobile).

Questo processo viene accelerato da un aumento continuo della banda sulle reti dati (sia fisse sia mobili) e dalla sua sempre più capillare diffusione nella popolazione italiana.
Va poi detto che ampie fasce di telespettatori, passando molto tempo ogni giorno online, si abituano a una modalità di fruizione dei contenuti tipica del web: non lineare, non stazionaria, non passiva.

A questo trend si aggiunge anche lo sviluppo del paradigma del Web 2.0, con un conseguente sempre maggiore ruolo nel mondo online dell’interazione, delle community, dello scambio e condivisione dei contenuti generati dagli utenti stessi.
Il tutto può - alla lunga e su alcuni segmenti di utenza - cambiare le modalità di fruizione dei contenuti televisivi anche sulle piattaforme diverse dal web (come quelle accessibili dal sofà o in movimento), aumentando il ruolo di format diversi da quelli tradizionali (non lineari, on demand).

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