Tutti i giochi sono aperti

Dicembre 2008. Ricordate la lunghissima battaglia per il decoder unico? Ricordate come Tele+ e Stream furono costrette da un provvedimento governativo a trasmettere in simulcrypt per rendere visibile su qualunque ricevitore sia i programmi con il sistema di codifica dell'operatore francese (Seca) sia quelli (Irdeto) della piattaforma, allora di Telecom e News Corp.?

Ebbene, quella lunga querelle è stata mandata in archivio dalla fusione tra le due piattaforme e dalla nascita di SKY e perfino il dispositivo legislativo ha finito per decadere.

Lungi dal riservare nostalgie per quella fase eroica ma anche perdente della storia della Tv digitale in Italia, c'è da osservare come adesso la possibilità di poter disporre di tutta l'offerta distribuita dai vari operatori con un solo decoder non sia più percepita come un'esigenza imprescindibile del consumatore. Ma c'è pure da segnalare come la situazione di confusione tecnologica che aveva caratterizzato l'era pionieristica della competizione per il digitale rischi di tornare prepotentemente di attualità.

Per disporre di tutta l'offerta “pay” sono già necessari due ricevitori e tre card; il decoder e la smart card di SKY per il satellite e quello per il Digitale terrestre, le carte a scalare di Mediaset e La7 se si vuole accedere alla proposta di Premium Gallery e a quella di La7 Carta Più. La situazione sta per diventare ancora più articolata con la variabile sempre più concreta che l'opportunità di prevedere l'Alta Definizione tra le caratteristiche di base di tutti i “device” mandi prematuramente in pensione gli apparati oggi installati e commercializzati.

Una seconda piattaforma a 13° Est
Il mese scorso c'è stato il battesimo di Tivù. Quando scriviamo il consorzio che coinvolge RAI e Mediaset (al 48% della proprietà) e Telecom (al 4%), attende ancora il placet delle due Authority (Antitrust e Comunicazioni) chiamate a benedire l'operazione.
Per conquistarlo, i soci hanno più volte ribadito trattarsi di una società aperta, pronta ad accogliere al proprio interno altri operatori di rete e fornitori di contenuti che condividono l'obiettivo per cui Tivù è nata: promuovere e far decollare come quella di una vera e propria piattaforma l'offerta di canali sul Digitale terrestre; lanciare, con il marchio Tivù Sat, un sistema di distribuzione satellitare complementare a quello DTT, in grado di garantire l'illuminazione anche laddove non è conveniente arrivare con tralicci e antenne del sistema hertziano di copertura del territorio.

Ebbene tra i manager di Tivù Sat, tramontata l'ipotesi di prendere posto sulla nuova posizione orbitale di Eutelsat a 9° Est, prende sempre più consistenza l'ipotesi di posizionare la propria offerta a 13° Est.
Il vantaggio è chiaro: essere facilmente ricevibili - previo acquisto di un decoder aggiuntivo - anche dal bacino di abbonati di SKY e da tutti gli italiani consumatori di Tv satellitare in chiaro e che già hanno orientato la propria parabola verso quella direzione del cielo.

I problemi di teorica saturazione della posizione orbitale a 13° Est non sarebbero affatto insormontabili. In primo luogo, stando ad alcune voci accreditate, sia RAI sia Mediaset dispongono già di una buona quantità di capacità su Hot Bird e questa potrebbe venire riorganizzata ad hoc.
Altra considerazione chiave, alla fine dell'anno sono in scadenza i contratti di molti content provider “minori” di Eutelsat e l'operatore satellitare avrebbe tutto l'interesse a sostituirli con clienti più importanti e di lunga durata.

Tanto più che per la società guidata da Giuliano Berretta si approssimerebbe il momento di dover rinunciare ad un accordo internazionale di distribuzione di una certa rilevanza: da tempo, infatti, si dice che la piattaforma unica francese nata dalla fusione tra Canal Sat e TPS possa prima o poi scegliere Astra come proprio operatore satellitare unico. Eutelsat, infine, per rendere sempre più forte la propria offerta a 13° gradi Est ha appena annunciato il lancio di Hot Bird 9 e prevede per l'inizio del 2009 quello di Hot Bird 10.
Tutte queste ragioni inducono così a prevedere che la piattaforma sat di RAI, Mediaset e Telecom verrà distribuita dai 13° Est.

HD, sponda inevitabile
Il consorzio Tivù ha da tempo annunciato che utilizzerà un decoder con sistema di codifica Irdeto.
Ebbene proprio in questi giorni i soci starebbero vagliando la possibilità di prevedere l'Alta Definizione come una delle caratteristiche distintive dell'offerta che, almeno all'inizio, dovrebbe essere totalmente composta da canali gratuiti.

Dappertutto in Europa le emissioni HD si stanno affermando come una delle caratteristiche principali delle nuove piattaforme nazionali per il Digitale terrestre. In Francia dal 30 ottobre cinque canali generalisti propongono gratuitamente una parte delle rispettive programmazioni in Alta Definizione: TF1 HD, France 2 HD, Arte HD, Canal+ HD e M6 HD.
CanalPlus e Arte possono essere visti da chi è in grado di ricevere la Tv digitale terrestre gratuita, vale a dire l'85% della popolazione.

Inizialmente i programmi in Alta Definizione di TF1 HD, France 2 HD e M6 HD potranno invece essere visti solo dal 40% dei telespettatori delle principali città francesi, ma già nel primo trimestre 2009 si passerà al 60% della copertura e successivamente al 95%.
L'Autorità francese delle comunicazioni ha previsto che nel novembre del 2011 sul Digitale terrestre sessantasei canali saranno on air in modalità standard e una quarantina in Alta Definizione.

In Gran Bretagna, invece, a stare alla tabella dello switch off programmata a Londra, il segnale in HD nel Digitale terrestre dovrebbe diventare una realtà seria solo a partire dal 2012; la BBC ha chiesto di trasmettere in standard di massima qualità i Campionati Mondiali di Calcio del 2010 e dovrebbe ottenere di farlo. Tra il 2010 e il 2012 sono attese anche le prime emissioni in Alta Definizione di Channel 4 e ITV.

In Italia, dopo che SKY ne ha fatto la propria bandiera d'innovazione, anche RAI e Mediaset paiono fortemente coinvolte in questi sviluppi. In Sardegna, dove si è completato alla fine di ottobre il processo di digitalizzazione dell'etere, Viale Mazzini sta già dedicando un proprio canale all'HD. Mediaset ha intenzione di procedere in questa direzione con la stessa modularità con cui nel nostro Paese sta andando avanti il trasloco dall'analogico al digitale: già al momento dello switch off dovrebbero essere offerte in Alta Definizione Canale 5, Italia 1 e Rete 4.

Inutile dire come tra proposte satellite e nuova offerta terrestre in arrivo, per il consumatore diventi sempre più strategico orientarsi sull'Alta Definizione. Tutti i player del mercato audiovisivo dovrebbero spingere in una direzione omogenea: produrre e trasmettere in Alta Definizione per televisori e decoder in grado di supportare questa tecnologia.

Premium Gallery on air su Alice
A Cologno pensano in maniera sempre più articolata al futuro della propria infrastruttura.
Sull'etere si sta procedendo con il passaggio dall'analogico al Digitale terrestre puntando da subito sull'Alta Definizione; e poi si cerca - come appena raccontato - anche lo sbocco satellitare attraverso la nuova piattaforma lanciata con RAI e Telecom.

Ma non si lesinano sforzi anche in direzioni ancora più innovative. Ebbene, se appare ancora come una scommessa difficile da vincere quella della televisione in mobilità attraverso il DVB-H, è già una realtà l'atterraggio dell'offerta del Biscione sulla piattaforma IP: da gennaio Premium Gallery e la library di programmi del gruppo saranno distribuiti anche da Alice Home Tv.

Le ricerche accreditano ancora una bassa penetrazione alla Tv su protocollo IP, ma il Biscione ha deciso di cominciare per tempo il proprio percorso di sviluppo.
E su questo terreno carico di prospettive Mediaset appare volersi portare ancora più avanti dopo che, per bocca del proprio presidente Fedele Confalonieri, si è espresso sugli impegni proposti da Telecom Italia in tema di accesso di terzi alla propria rete fissa.

Secondo Confalonieri le aperture della società guidata da Franco Bernabè non sono sufficienti; secondo Mediaset andrebbe meglio il modello all'inglese che prevede una chiara separazione, con la rete fissa affidata ad una struttura indipendente in grado di garantire parità di accesso e condizioni non discriminatorie a quanti interessati a usarla per l'IPTV.

Arrivano gli svedesi
Il Biscione pensa al futuro, ma intanto deve registrare come si sia di fatto allargato il quadro dei competitor sul mercato italiano della pay-tv. Non c'è solo l'offerta via satellite di SKY da contrastare; sul terrestre, piuttosto che il confronto molto blando con La7 Carta Più, ci sarà ora da misurarsi con gli agguerriti svedesi di Air Plus Tv.

La società del gruppo Wallenberg ha infatti già firmato una lettera di intenti per l'acquisizione delle attività pay di Telecom Italia Media. Impegnata nello stesso settore in Svezia e Finlandia e motivata ad allargare sempre di più il proprio impegno in Portogallo e Spagna, entro novembre Air Plus Tv dovrebbe sbarcare ufficialmente in Italia finalizzando un accordo che prevede: il conferimento del ramo d'azienda che comprende le attività e il personale afferente la pay-per-view di Telecom Italia Media in una nuova società; la successiva cessione alla controllata italiana di Air Plus Tv; l'ingresso di Telecom Italia Media nel capitale sociale della controllata italiana di Air Plus Tv con una quota di minoranza (9%); la sottoscrizione di accordi pluriennali di ospitalità di banda digitale terrestre (14 Mbits) fra l'operatore di rete di Telecom Italia Media e la controllata italiana di Air Plus Tv per la trasmissione da parte di quest'ultima di canali in pay-tv e contenuti in pay-per-view.

Air Plus avrebbe intenzione di proporre un pacchetto base di almeno sei canali e a questo fine dovrebbe forse essere sufficiente la capacità in via di acquisizione da Telecom.
Ma Air Plus è pure in corsa per acquisire altra capacità.
In scomoda coabitazione con Disney è all'ultimo posto utile in graduatoria per aggiudicarsi l'ultima quota di megabit che i tre operatori principali (ciascuno per il 40% dei propri multiplex) hanno dovuto mettere a disposizione di terzi con un'apposita “gara” indetta dall'Agcom.
Se, alla luce dell'accordo con Telecom, Air Plus rinunciasse ad esercitare i propri diritti, sarebbe certo lo spazio sul Digitale terrestre per tre canali Disney.
Ma non è affatto detto che questo accada in maniera indolore.

L'offerta di Disney, infatti, potrebbe andare a rafforzare quella già veicolata da Mediaset Premium (che ospita già Disney Channel) e così c'è ragione di credere che gli svedesi (che distribuiscono Disney nei propri pacchetti scandinavi e con la major Usa hanno un ottimo rapporto) non accettino a cuor leggero di aiutare già agli esordi la propria arcigna concorrenza.
Comunque sia e comunque vada, Air Plus partirà avendo in dote da La7 Carta Più nove squadre di serie A e tutta la serie B. Tutto sommato una discreta base su cui contare per cercare di trovare spazio nel difficile mercato italiano.

Il dilemma della RAI
In questo scenario così composito la posizione più complicata è forse quella della RAI. Viale Mazzini, che non può per adesso contemplare nel proprio modello di business la pay tv, si trova per forza di cose a flirtare prima con uno e poi con l'altro protagonista italiano di questo mercato.
Con Mediaset, con cui è in gara sulla Tv generalista, la RAI è coinvolta nel lancio della piattaforma digitale terrestre e nella società Tivù. Per i soci della nuova entità la tentazione è quella di far sparire prima o poi i propri canali dal telecomando della “pay” guidata da Tom Mockridge.

Ma per chi guiderà la RAI (l'attuale consiglio di amministrazione è in prorogatio) sarà veramente difficile compiere una scelta così drastica. Con SKY, che gli ha nel tempo sottratto le prerogative di Tv di qualità, la RAI ha innanzi tutto un rapporto da fornitore di canali, quelli di Raisat, con un contratto che dovrà essere rinnovato entro marzo.
Con il gruppo News Corp., inoltre, la Tv pubblica si trova sempre più spesso a trattare scambi e patti di non belligeranza anche sul fronte dei diritti dei grandi eventi globali.

La pay-tv cerca sempre più - riuscendovi - di aggiudicarsi la trasmissione di manifestazioni come le Olimpiadi e i Mondiali di Calcio, ma è vincolata a cedere alle Tv in chiaro le fasi decisive delle competizioni.
Essendo in questi casi quasi impossibile per le Tv commerciali far quadrare i conti con la semplice raccolta della pubblicità, la Tv pubblica si trasforma automaticamente nell'interlocutore più naturale con cui confrontarsi.

Così RAI e SKY hanno appena firmato il patto che prevede che entrambe le aziende trasmettano le gare delle prossime due edizioni (invernale ed estiva) delle Olimpiadi e le partite dei prossimi Mondiali di Calcio.
E c'è ragione di credere che, a meno di clamorose novità, dovranno stringere altri patti di questo tipo.

SKY sempre più olimpica
SKY infatti ha appena comprato i diritti per le Olimpiadi estive e invernali del 2014 e del 2016 e “minaccia” di acquisire anche l'edizione dei Mondiali di Calcio ancora da aggiudicare.
È naturale pensare che la pay di Murdoch finisca per riaccordarsi con la Rai per un'equa suddivisione dei pacchetti. Ma non è del tutto da escludere una situazione diversa.
Perché il quadro competitivo sta ancora cambiando e non è facile prevedere tutte le azioni e le reazioni dei player principali.

Dal 2011 decadranno i limiti imposti all'attività di SKY Italia dalla Commissione UE in cambio dell'okay alla fusione tra Tele+ e Stream. Alla fine del 2012 poi dovrebbe essere completato il processo di transizione dall'analogico al Digitale terrestre.
Così immaginare nel dettaglio le strategie che da qui a cinque anni gli attori di questo mercato porranno in atto è sicuramente un esercizio interessante, ma che al momento appare velleitario.

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